Mattia Tarantino – Versi da un amore fatale

A V., da sempre

I

Ma tu conosci le vocali,

sai come grattano le corde

a una a una fino al sangue:

vorrei avere pane a sufficienza,

scavare le molliche perché queste

croste secche non ti facciano del male;

vorrei avere il talento di una madre

che indovina il nome giusto da cucire.

Ma io conosco le vocali,

so come grattano le corde

a una a una fino al sangue:

vorrei avere gelsomini

sparsi tra le ossa, perché crescano

nelle crepe e siano neri;

vorrei avere un padre che ogni giorno

mi inventi la fortuna o faccia un cappio.

Ma noi conosciamo le vocali,

sappiamo come grattano le corde

a una a una fino al sangue:

vorremmo che i morti la finissero

di rubarci le preghiere, perché una

croce sola non ci basta;

vorremmo che una vecchia ci racconti

della fame, dei suoi fiori e della guerra.

II

In ogni osso cresce

un tuo osso; in ogni

vena si aggroviglia

il tuo sangue con il mio:

a sangue unito siamo casa e profezia.


III

Il dizionario della casa non prevede

che coltello, corpo e incenso:

vorrei il tuo nome in ogni

stanza, in tutte

le ferite e i girotondi in cui divido

la bocca dall’inverno; l’inverno

dal dolore e dalla fame.

Mentre dormi ti taglio le dita:

questa notte la strappiamo senza unghie.


IV

Ho una voce in bocca e non è mia:

capovolgimi le sillabe da quando

ho detto mamma fino

ai papaveri e la tomba.


V

Annienti questa casa come anniento

il sangue aperto delle cose.

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