Mattia Tarantino – Versi dall’amore e dall’inverno

A S., per raccoglierla

I

Io inizio dove la tua voce si interrompe.
Dove cade l’ultimo accento dell’ultima
parola ho la mia casa;
dove l’anno gira perché il freddo
lo cominci e lo concluda.

Non ti stanca festeggiare con i morti?
spartire i dolci, le preghiere, il calendario?
Nello stesso giorno è tutto
per entrambi, ma siamo
noi a scegliere a chi la lode e a chi il lamento.

Mi slogherò la lingua per chiamarti.
A una a una disporrò
le lettere perché formino il tuo nome:
non ne basta certo una ad avverarlo.

II

È l’ennesimo trucco degli amanti:
imparare a non conoscersi per poi
inventarsi a vicenda, e a vicenda
darsi un nome a cui nessuno possa accedere.

Ma noi giochiamo alla frontiera,
tra disastri di lamiere e fiori storti:
non c’è tempo per battesimi, qua in fondo.

III

Mi anniento e mi rovescio quando scocca
mezzanotte e sei lontana:
 
invadimi la stanza, perché cada
la croce giù dal muro e lasci scorgere
almeno un verso in cui raccoglierti.

IV

Quando la melagrana si frantuma
un tumulo è violato.

Sei nata nel segno di quel chicco
e delle ossa che contiene, ma tua madre
in fretta ha spazzato nel cortile.

Un vagito dalla stanza allarma
il cielo, e tremano le cose. Da lontano
le mosche ronzano alla fine del vento.

V

Non è dal cielo che cade la manna,
si strappa con fatica, e mai che sazi.
Lascia che sia ospite alla mensa
in cui la prendi e la dividi:

ogni morso fa proverbio e carità.

VI

Ma io ricordo come fare
per bucare le stelle, quale
ago le trapassa e le ferisce:

è fatto d’uva e acciaio, è ancora sporco
del nome di mio padre, rammendato
con cura da medici e profeti.

Forse l’hai lasciato nella stanza
l’altra notte, quando eri
appena una bambina e già speravi
di cucire bocca e cielo senza sangue.

VII

La tua lingua è un palindromo interrotto
a metà dell’alfabeto e mai risolto.

VIII

Ti traduco il dizionario degli angeli,
le vocali che non hanno
segno, che non sanno
come scendere nelle bocche dei mortali.

Ti preparo al loro avvento,
perché un giorno parleremo solamente
la lingua santa della torre e dei briganti.

IX

Aprimi la gola e inchioda
sul fondo fiori e ninna-nanne.

Chiudila soltanto quando avremo
un’altra madre, un’altra storia.

X

Ho tagli ovunque, e tu ci getti
dentro sale e carità:

fallo ancora, e poi potrai
risolvere ogni voce nel mio grido.

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