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Emilia Vetere – Due poesie

Sai che posso splendere
tra la polvere.
Non preoccuparti se
tu mi vedrai
tra il sangue e le ossa rotte,
perché io sì,
credevo di essere più forte,
ma chi veramente
non andrà mai da nessuna parte
è chi si rifiuta di scontrarsi.

E il passo che ha una tigre
nonostante le ferite
la porterà sempre più lontano
del cerbiatto che fugge,
ride,
illude
e si ritrova il nulla
della sua paura in mano.

*

Nei campi urbani

Le porte automatiche dell’Inverno
fuori dalla stazione; ciò che prima
ha condito la mia vita, vita mia
Non ne hai lasciato nulla.

Sarà più Primavera?

Nei campi urbani della Tiburtina
la gente loda il respiro dell’aria
“Finalmente verde”, e i palazzi
sghignazzano a braccetto, in lontananza.

La vittoria del freddo
incalza, noncurante,

E io che vago, senza più una meta,
Scrivo;
Il blu del buio
mi si addensa addosso.
Sfrigolano le logoranti
frustrazioni altrui
ingoiate dalla città, Roma mia,
che ne ridi.

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