Lorenzo Pataro – Inediti

Dicono che ci passerà
questa pigrizia viscerale,
le lenzuola hanno la forma del corpo,
bianco il male ovattato nella stanza,
non sentiamo aria respirare
nemmeno da una mosca, dicono
che il seme disperso ha causato
nascite improvvise lì fuori,
la finestra ha favorito il passaggio
dei cromosomi, abbiamo bevuto
tutto il nettare dai seni sospesi
di Madre-Noia, dicono che non resta altro
se non piangere, far uscire dalle cosce
le lacrime, spingere fuori
dalle zampe una gioia di carne
come un animale il nascituro
e dargli un nome: Futuro.

*

I bambini di sabato corrono nei vicoli
coi bastoni tra le mani, giocano
ad afferrarsi per percuotersi
le ansie alle anche, non sanno
della rondine caduta a brandelli
ferita e pulsante sotto la plastica,
non sanno neanche del pianto viscoso
dell’uomo alla finestra che li guarda
feroce a ricordarsi delle corse sbucciate
nel tempo brillante dei baci vergini.
I bambini di sabato ridono alla morte
e non sanno non sanno non sanno,
anno dopo anno s’accresce
il ghigno bianco della violenza,
decresce il riso nero dell’innocenza.

*

A un tratto di punto in bianco
respira. Il volo si schianta
sulla pelle depositata
dietro il divano,
si contorce all’indietro
cercando la squama
l’ala d’oro sottratta alla fatalità,
il guscio dopo l’eruzione
si chiude a gomitolo,
copre la cellula malata
con un balsamo amaro:
è la vendetta della bestia
muta senza lingua.

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