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Giovanni Sepe – Inediti

Ascoltami, non me che ti parlo
ascoltami nel malessere
di questa terra bella
castigata da una frusta di parole.
Ascolta, il male ha sordità
di cui temere il saldo
rintocco delle pietre desolate.
Il formulario che vai cercando
è un libro paga in dote
e non c’è formula che tenga
il mondo chiuso in qualche regola.
Ascoltami, giovane di sangue
se chiudi gli occhi sulle cose
solo un rumore le tiene vive
come muoiono le parole.

*

Così si diventa poeti annusando
la vita dei morti e quel che si cela
dietro le parole aperte a vela
e taluna volta morendo
di una morte chiassosa
per l’ultima volta prima dell’ultima.
Così si diventa poeti con gli occhi
assonnati di notte per l’intero giorno
l’ultima volta prima dell’ultima.

*

Oggi ho voglia di morire
in questa luce in discesa
sugli uomini stanchi del grano
sulle spighe desolate e nei fossi
tra le pareti delle case all’ombra
bassa dei limoni.
Oggi ho voglia di morire
prima della sera assolutrice
prima di riflettere sulla luna
e sulle pietre che attendono
illese quei gravi raggi.
Oggi ho voglia di andarmene
come un pensiero affaticato
nell’afa metaforica del pianto.

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