Davide Cortese (1994) – Inediti

L’oscurità del colono

Il traliccio segna aree di cielo
ibride al terreno
che è ombra, ramificato nei toni, radici
rosse cresciute nell’acqua. Anche
le colline a volte si animano
nell’immediato
insorgere di un tempo diverso:
le foto tutte rovesciate, l’ornato
avvolge le piante;
avrebbero continuato a invertire i segni
fra gli allievi, prendere
l’atteggiamento
e poi i volti, legati fino
a vedervi attraverso, sferzare via ogni
geografia improvvisa –
un cambio d’inchiostro richiama
la variazione del castigo: le membra tese
a contrastare correnti. Dal vetro
gli occhi rivolti al fondale.
La schiena attraversata irradia
colonne d’acqua.

**

Nel canyon

A un passo il responso, appare
teso nel buio sformato riflessi
allagano i margini del petto. La pelle
eretta nella commozione
cerebrale.
Il vento scorta fra i pini rotti
alterati dalla malattia.
Le sue pupille estratte
nel canyon, pareti lisce sul batticuore
per lanciarsi soffocato: a irruzione
nell’acqua si alza
altissima la scogliera, occhi dissigillati rientrano.

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