Luca Gamberini – Poesie

Le banchine della stazione di Mestre ospedale
Non proteggono l’abbaiare
della morte.
E una cattedrale di altrove.

Oltre il terrapieno
si finisce anche adesso alle 8,25 di sabato
tra i tram divelti di Milano
le colazioni di insulti tattili
per i ritardi.

Solo i binari vanno.
Vanno.
Dannati e penitenti affollano
di affanni l’ultima fermata.

*

Prendere una boccetta di calmante
assumerne le gocce
come cibo per i miei neuroni cani.
Non sono cattivi
vivono le mie stesse nevrastenie croniche
le coliche di amori ciclici,
un cilicio di cosce schiuse e semi spersi,
un dramma in declivio
dove io sommariamente sento che vivo.

*

Prima che trovi pace
una quasi tregua
per questo amore trincea
andrò a torto incontro alle stelle.

L’acqua dell’oceano sarà più turchina.
Mitigheranno gli scaffali vuoti
i timidi morsi che non sapevi darmi.

Il reticolo incerto dei tuoi nervi
vapore
mille malve violacee suoi tuoi seni
si rovesciano sulle ciglia di quella ragazza
che studia e mi fissa.
Fuori dall’ombra dell’albero di Natale
ho ricostruito il diorama dell’addio.

Ho tolto i tuoi capelli dai lenzuoli.
Mi sono fatto prigioniero di un piacere
sbadato,
come i portoni che non si vogliono chiudere
in tempo per il pranzo:
la lontananza del tuo corpo sta sullo stelo.

Sfiderò i ciclopi
per riaverti
e così
dimenticarti,
aria afasica di un distico mai nato.

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