Lorenzo Pataro – Inediti

Avrei bisogno di una doccia del pensiero
che lavi via il peccato
la smania bianca di gennaio,
un fuoco rituale che bruci lento
dai piedi alla testa questo male
questa spina d’angelo sotto la lingua,
essere reliquia, carne alla brace
questo vorrei, cenere di terra
tra le mani incandescenti
per un nuovo battesimo alla vita,
ricevere lo sperma di un altrove
come un olio benedetto
sulla fronte a consacrare
una purezza antica di verme,
strisciare sulla nudità del mondo
sotto il giogo della mia ombra
a scontare la pena di essere stato
profano e sacro sullo stesso altare
vivo in due corpi nello stesso corpo.

*

Come se ci si potesse spogliare
della pelle per guardare
gli organi pulsarti,
mia dipendenza,
ti percorro le dita
con cui mi scrivi la pena
dietro la schiena.

Non sai che ho disimparato l’alfabeto
da quando hai ricoperto di aritmetica gialla
la ferita del parto che mi ha dato
un figlio nato già morto
vivo nell’urna del tuo piacere:
e lì brucia come piscio
in un pannolino da cambiare.

*

Il male del corpo è questa carne buona
che vuole la carne infetta,
una striscia di pelle scorticata da bere tutta.
Ci piove nel grembo il seme di un morto,
lo stomaco è in gola, ha fame di fuoco,
ma in fondo è solo il gioco di sempre,
restiamo a dormire ancora un poco
come fosse una cosa da niente.

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