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Alessandro Barbato – Poesie da “Il fiore dell’attesa”

Esorcismo negoziato


Sparisci adesso inutile fantasma
di case, di giardini che non vogliono
continuare a vivere distanti.
Non tormentare il cielo e le parole
mutate ormai in un sale doloroso
appena si disgiungono dal suono
che le protegge da un’idea che muore.
Ritorna ad esser lieto dei deserti,
a perderti tra tutto ciò che sorge
e a far tacere il violentar dell’onda.
Non chiedere a nessuno di sapere,
di dare un volto al desiderio tuo.
Non resta più altro tempo per le danze:
sappiamo entrambi che dovrai sparire.

*

Visita guidata


Ho consacrato altari tra i crocicchi
e nei sentieri in cui non sei venuta
mai. Ho mantenuto accesa questa fiamma
da vestale tributando
un culto antico a un buio involucro
di luce. Ho tratto da silenzi
insopportabili degli inni
alla tua assenza e alla sua ombra. Ma adesso
che si sgretola sul volto tuo l’aurora
di ogni sogno, di questa fede vacua,
creduta a lungo eterna, rimangono
dei fossili d’un’era trapassata
che qualche guida austera mostrerà
alle scolaresche un po’ annoiata.

*

Chiacchiere


Ma non poterlo raccontare a te
che non ci sei, che non ascolti;
non vedi, non ti accendi, soprattutto
non rispondi, di questa liturgia
che mi rieduca al lontano.
Mentre sembra un mare il vento
e l’aspettare mio un andare
dove non si fanno cose
quando si può rinunciare, lì
nel mondo cui ho creduto
solo per sentito dire.

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