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Stella Poli – Poesie

Ho voglia di pensarci come una sciarada
irrisolta a venire come i giorni 
quand’è ancora pomeriggio acerbo. 

*

Mi sento il cuore come uno spremiagrumi usato: quando restano, nella convessità della plastica, una serie di filamenti ancora interi,  


come vescichette di un morbo non ancora esplose.

*

Vorrei una fede tonda come il bordo delle ciambelle,  incrollabile come le estati coi fiori di sambuco,  lenta come il tornare 

– passarti le mani sulla schiena  
perché sento le venature del tuo desiderio.

*

Mi piace persino l’angoscia che mi metti
una maledizione piccola 
come concrezione: remora e
intralcio sottopelle, come i parassiti,  
i tatuaggi in polvere di riso 
che emergono – raffinatezza – 
solo al calore estremo.

*

Le parole grandi come i gesti. 
Questo rispecchiamento,  
grafico o viscere. 
Mi spaventi come dovessi amare me. 

(A che serve guardare la luce che si screpola? A trovarvi geografie da ritoccare). 

(A che serve, che il buio si veda?) 

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