Sandro Pecchiari – Desunt Nonnulla (piccole omissioni)

a cura di Giovanna Frene

è immediato il tragitto dalla pelle all’osso
non se non siamo affetti dall’addio, dicevi
nell’afasia riarsa dell’attesa

il tuo sguardo all’indietro senza suono
mentre mi sfili come un guanto il corpo
inclina il taglio delle cose
ne asseconda il silenzio.

La perfezione del tiro
sarà quella di un robot.

tu asportami da dentro –
che accada l’immediato


*

di fronte l’alba a lame taglia il bosco
il bosco scambia animali e umani
insonni come endovene annusano
il primo pane da lontano
non visti che da pochi

[già altri fissano vie furtive alle finestre
in ghirlande di fiato di stranieri
oltre i vetri

il loro proseguire a tentativi
allarma tutti i fari indifferente
anabbagliando la foschia
e li spegne nella luce]

noi qui isolati da finestre alte
contiamo le case e ridiamo
nomi ai villaggi come a vidimarli
confermiamo le colline e il mare

l’esserci stati rassicura dalla lontananza
noi collegati a tubi d’aria controllata
veniamo allattati di sangue e sale

ma ho visto
io so che ho visto


*

di una vita siamo vivi senza dire
il tempo irto, senza meta.
mi mostri ciò che non avevo chiesto:
si sogna per vederci ancora.

le tempeste del tuo sangue
snidano gli animali dentro il sogno,
l’odore dei corpi cambia con il viaggio.

io mi chiamo forse col tuo nome
nel franare verso l’alba
perso nella sua apertura.

tu dovunque davanti inafferrabile.
mi sono alzato ma non parlo,
gli occhi stretti dalla luce.


*

ci sarà già stato un giorno così?
con questo stesso imbarazzo che si scusa
e i richiami dell’addio per ora
e questo dormire d’erbe e foglie
per non farci stare più

ci sarà stato già un giorno così
in cui hai pensato
guarda! c’è già stato un giorno così
chissà quanto tempo fa, proprio eguale, eguale
con questo stesso viluppo d’aria
la nitidezza dell’andare.


*

we’re the slow walkers
flies take advantage of us
and pinch their little messages on our skin

we writhe and look at their reflexes
– bluish and greenish in motion –
and walk bitten by our slowness
that is food or post for others

[who would have guessed
we were reduced to mere skin]

the rest [ ] a dark unknown sea inside
we choose not
to fathom.
Desunt Nonnulla


Questi versi sono tratti da Desunt Nonnulla (piccole omissioni), prefazione di Giovanna Rosadini Salom, (Arcipelago Itaca, 2020)

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