Marco Carretta | Poesie

proposta della redazione


sento cadere
le foglie della magnolia
secche per la materia conclusa
c’è tutto un vivere nell’erba
che è ora e non è più.
Ci camminano
sopra a schioccare i passi
i nipoti e i loro anziani
come anime dei rumori.
Siamo talmente marginali
da non poter capire i nostri anni,
la vista sopra la città schiusa.
La pancia di questa magnolia,
unica madre da afferrare.

*

giù verso le case
il piccolo e i due grandi
scivolano sul dorso dei fossi
i rami del platano bastoni fucili,
aria calda, ruvida da togliere il colore.
Li cercano dalle finestre,
tornano a capriole intrecciandosi.
La luce delle sei tra i balconi
racconta di voi senza spiegare tutto
disegni rupestri
nella vostra caverna.
Che gli uomini
possano sempre proteggere
il profumo delle cromie,
i piedi neri.

*

il verde trascina il blu quattro volte quattro
la campagna spinge i suoi primari:
aria da respiro che poi fa il grigio
erba morta di tutti i nostri morti.
parlavamo di noi,
poi un rumore di ingranaggio
ci ha distratto –
Appena sotto l’erba
scavando con la mano,
i segni che ci riportano qui,
le stagioni.

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