Luca Ariano | Poesie

a cura di Francesco Terracciano


La Candelora… la Merla
– ti confondevi sempre da bambino,
quando i tuoi nonni raccontavano
storie di inverni tramandati
in fienili e cascinali.
Oggi una primavera anticipata
ma non senti il profumo di fiori,
di una nuova stagione alle porte…
ti soffoca l’aria di portici.
Pare venisse da quella piana la peste,
portata da topi in stive,
da mercanti troppo avidi di impiccare.
Ancora cercheranno una bottega
da distruggere, colonne da erigere
tra processi sommari e patiboli.
Corri verso la stazione
forse solo per un bacio sulla banchina
ma tornerà anche in un giorno di nebbia;
non la vedrai coltivare i suoi tulipani
eppure l’immagini davanti a quel vaso
per ore, come un gesto antico,
gli stessi occhi lucidi d’affanno
di tua nonna mentre pregava la sera.

*

A che stagione sei rimasto?
Una nevicata tardiva dall’abbaino
con la fronte calda…
il terrore di sirene anche per te.
Ti ritrovi quasi in Estate:
temporali improvvisi e animali
scesi in pianura tra piazze ed erbacce.
La città una fila di viali
con cartelli “Fittasi”, “Vendesi”
e non trovi più quei bar e botteghe.
In coda da “Compro Oro” nelle tasche
antichi gioielli simbolo di altre stagioni,
sacramenti da celebrare.
Dove sono andate quelle domeniche?
Svanite come le preghiere di un santo
per fermare colate di lava
ma già uno nuovo da invocare
per miracoli sotto catacombe.
Quei disegni di Egon arsi come febbre
nel petto… modelle dimenticate,
da abbozzare in un ritratto
bevuto in qualche caffè prima della guerra,
alla fine di un altro Impero secolare.

*

La memoria si è accorciata
– forse come a tuo padre –
e quelle estati sempre più remote:
non ricordi il calore dopo pranzo,
l’attesa di temporali,
le sere nell’orto da innaffiare.
Lui e quelle partenze notturne,
il mare che non arrivava mai,
i suoi racconti…
era poco più che un ragazzo
a Reggio Calabria tra “Boia chi molla!»
mentre tu alla sua età
ancora ad ascoltare il canto delle cicale
nel parco antico di secoli.
Sono vuoi i pergolati delle trattorie,
quasi con il timore di un bombardamento,
una guerra improvvisa
o come in fuga per evitare saccheggi
di truppe straniere.
Eppure anche lì arriverà il nemico,
frugheranno nella Storia senza soluzioni
e tu pensi a far l’amore in spiaggia…
in un prato in collina;
sai che il suo viaggio sull’Adriatica
è solo l’inizio dell’alba.

*

Dalla tangenziale
pare di toccare le colline
e vedi sempre partigiane
di un tempo mai vissuto,
proprio tu che tremi
al primo pendio.
Eppure c’erano anche boschi
e quel tramonto vista inverno
accorcia i pomeriggi come occhi
che non sanno dove posarsi nella nebbia.
Non è stagione per fantasticare
su un castello e le luminarie
paiono un dovere di festa,
tradizioni come quando tuo nonno
portava le anguille per la Vigilia,
i panettoni di tuo padre.
In quel regalo cerchi versi
di un’altra vita, stagioni programmate
fuori dalla finestra,
passi affondati in bisce d’acqua.
Lì c’erano le Terramare
o forse borghi spazzati dalla furia di piene,
nella lotta eterna per arginare acque.

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