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Lorenzo Mele | Settembre è una preghiera

di Michela Zanarella
da Settembre è una preghiera (2021)


È un canto di devozione ed amicizia quello di Lorenzo Mele in “Settembre è una preghiera”, dieci poesie inedite dedicate a Gabriele Galloni, giovane poeta di talento prematuramente scomparso. L’autore sceglie versi brevi, ma di grande intensità e ci consegna delle liriche commoventi. Il lettore si sente avvolto da un alone di luce che gravita intorno alle parole. Sono versi delicati e malinconici, che esprimono lo sconcerto per un’assenza che lascia un vuoto incolmabile. Settembre si può considerare l’ultimo mese dell’estate e per coincidenza Gabriele Galloni ha pubblicato il libro di poesie “L’estate del mondo”, una raccolta ricca di simboli e significati. È un mese legato al ciclo annuale della vite, secondo una antica leggenda celtica, in cui l’equinozio d’autunno prende il nome di Mabon, avviene il passaggio dalla vita alla morte, con l’attesa di una rinascita o meglio di una trasformazione interiore. Settembre è il mese in cui Gabriele ha lasciato la vita terrena per entrare in un’altra dimensione e Lorenzo lo fa diventare una preghiera per un amico con cui ha condiviso lo stesso amore per la poesia: “Settembre esausto che piangi/non mi dici come stanno le cose/preghiera semisommersa, ultimo bacio estivo”. Si avverte il dolore, ma anche un bene intoccabile che resta. Gabriele c’è con la sua poesia. Lorenzo Mele ha bisogno di affidare i suoi pensieri, le emozioni del momento, cerca di lasciare all’esterno, sui balconi, quel suo stato di ansia, ma le tensioni entrano prepotentemente nel quotidiano. L’accensione di una sigaretta diventa un’azione di resa davanti ad una morte improvvisa: “Accendermi una sigaretta/è un segno di resa, un gesto/di grazia in onore dei morti”. Ci dice: “Sto nello spacco dell’anguria/invecchiata nel freddo a morire”, un’immagine potente, spiazzante, che richiama una situazione di sofferenza e tormento. L’anguria è il frutto simbolo dell’estate. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una frattura emotiva, dovuta ad una perdita. Mele utilizza una scrittura nutrita di metafore, mantenendo un linguaggio pulito, deciso. È come un flusso necessario scaturito a liberare il poeta da una sofferenza imponente. Mele scrive: “E’ stato improvviso tutto questo precipitare/Io non me ne capacito”. È difficile accettare che qualcuno a cui teniamo non sia più fisicamente tra noi. Si spera sempre che non sia accaduto realmente, ma la vita ci pone di fronte a prove spesso non comprensibili. Ecco che “un fischio alla fine delle ore” diventa un punto di contatto, presenza desiderata. Mele cerca una risposta, prega per quello che viene e si affida alla sacralità della poesia, consapevole della forza della parola. È un colloquio con l’invisibile. Nelle sue suppliche in versi troviamo la sincerità di un grande affetto che resterà indelebile nel tempo. Gabriele vive nella voce dei poeti che lo amano e che lo ameranno in futuro. La sua poesia è la sua anima fatta luce, un dono immenso per tutti.

Michela Zanarella


È stato improvviso tutto questo precipitare.
Io non me ne capacito. Me ne sto appeso
al filo rosso del telefono, a una chiamata
che mi salvi – improvvisa – dalla rovina.
Ancora prego per quello che viene. Spero
una benedizione, un fischio alla fine delle ore.

*

È un attimo il sole a precipitare
ed è proprio qui che ti aspetto:
nel momento cruciale tra la fine
e l’inizio della nuova estate,
sulla rupe altissima dell’altro mondo.

*

Settembre è una preghiera,
e io ti penso ancora in piedi
a volere tutta l’aria in un attimo
solo; un colpo di respiro
a permetterti la grazia,
la stessa grazia sdolcinata
che indossano i morti.

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