Site icon Inverso – Giornale di poesia

Ladan Osman | Parole che abbiamo perso nell’acqua e altre poesie

cura e introduzione di Marisol Bohórquez Godoy
traduzioni di Gianni Darconza


La poesia di Ladan Osman è testimonianza viva delle vicissitudini che affrontano i rifugiati. Parla anche di razzismo e della condizione della donna in una società in cui esiste ancora una marcata repressione. La sua maniera di esprimersi è fortemente trasgressiva. Osman ha la capacità di afferrare il quotidiano; lo usa per condurci a una profonda riflessione attraverso l’osservazione minuziosa di ciò che la “normalità” occulta. Ogni poesia è popolata da situazioni che ci rivelano forti contrasti sociali, come in “Boat Journey”, dove la piacevole passeggiata di due ragazze su una barca potrebbe passare inosservato davanti allo sguardo di chi osserva e tuttavia la scrittrice fa in modo che il lettore ricrei la stessa scena ma con persone dislocate dal proprio territorio: esseri umani che rischiano la vita in alto mare su barche che superano la propria capacità e che finiscono per condurre molti alla morte. Le sue poesie spesso usano una punteggiatura che infrange le regole grammaticali, forse per mostrarci la sua resistenza a ogni tipo di legame, di imposizione. Resiste anche al potere di un dio che, citando le sue parole, “non conosce la vergogna”; un dio onnipotente che ha resi suoi schiavi e che ignora la sofferenza degli uomini.


to have a home is not a favour

—“Anguish Longer Than Sorrow,”
Keorapetse Kgositsile (1938–2018)

WORDS WE LOST IN THE WATER

If Somali hail fell from the sky, it would be cardamom.
The sidewalks would release its scent under our heels, we would fill
burlap bags with it, odd grains of rice mingling in the tea.

There my father is the Lion of God
and not a man who talks about position,
not a man who remembers position.

There, lips smile for love
and hope sounds like the English need:
don’t piss on my need, we say.

Trouble falls, a rock
down the narrow well of the throat.

Chest and bullet are twins
separated by a handsome jaw, a beauty mark.

There my brother is Victorious
and not the odd grain in the sieve of my father’s heart.

PAROLE CHE ABBIAMO PERSO NELL’ACQUA

Se la grandine in Somalia cadesse dal cielo, sarebbe cardamomo.
I marciapiedi rilascerebbero il suo profumo sotto i nostro talloni, riempiremmo
sacchi di tela con esso, strani grani di riso da mescolare al tè.

Là mio padre è il Leone di Dio
e non l’uomo che parla di lavoro,
non un uomo che ricorda il lavoro.

Là le labbra sorridono d’amore
e speranza suona come in inglese bisogno:
non pisciare sul mio bisogno, diciamo.

I problemi cadono, come rocce
giù per lo stretto pozzo della laringe.

Petto e pallottola sono gemelli
separati da una splendida guancia, una bella cicatrice.

Là mio fratello è Vittorioso
e non lo strano granello nel setaccio del cuore di mio padre.

SITUATIONS WANTED

Is there anyone who can be closer to me
than my forefingers?
My inner arm and rib?

I am looking for a man who will let me
make myself small then crawl
into his pocket as he watches TV.

He must know how to love his shadow,
how to say “I love you” to even the periphery
of his body.

Let us be wrists rubbing against each other.
I will pay you with good intentions.
I will be your friend, in the way mirrors befriend,

then grow water. But my face is a black mug,
You can drink its water and not know its bottom
until a bug bumps your lip.

If you are willing
let me show you how fingers know each other.
Even birds try to build their homes again and again.

SITUAZIONI DESIDERATE

C’è qualcuno che può starmi più vicino
dei miei indici?
L’interno del braccio e la costola?

Cerco un uomo che mi faccia
diventare piccola piccola e poi strisciare
nella sua tasca mentre guarda la TV.

Deve sapere come amare la sua ombra,
come dire “ti amo” persino alla periferia
del suo corpo.

Strofiniamoci i polsi l’uno contro l’altro.
Ti pagherò con buone intenzioni.
Sarò tua amica, come lo sono gli specchi,

poi far crescere acqua. Ma la mia faccia è un boccale nero,
ci puoi bere l’acqua senza conoscerne il fondo
finché uno scarafaggio ti urterà il labbro.

Se sei disposto
lascia che ti mostri come le dita si conoscono tra di loro.
Anche gli uccelli provano a costruire le loro case ripetutamente.

ORDINARY HEAVEN

I arrange a doll in a chair and wait for her to speak.

I want to say, “Be!” but am an ordinary creation.
I watch for the folds under her eyes to twitch.

I have many dreams, I say to her.
In my dreams I’m better than myself.

I soften peppers in a well-greased pan and make announcements.
I say, in the afterlife we cannot allow a single particle of our light

to diminish. I am not a woman-prophet
but I know paradise. I have seen my soul sitting on grass.

There, I learned God doesn’t know shame, and after six days
He allowed our atmosphere to make certain souls wince;

we crawl under its magnificence. Here, I can attain ordinary heavens.
Here, I attend to my book of questions. What is love? Why does it say,

“Allow me to mogul your soul?” Where does it keep what it takes?
What does the prostrating shadow request? Why do rocks enslave

water? What is the slave’s poem? Does the sea favor its roar or murmur?
The doll cannot answer. The furrow in her bottom lip suggests

that entry into ordinary heaven only requires recognition of it,
for the soul’s arrogance to weigh less than a mustard seed.

I am sorry for you, I tell her.
You witness but don’t testify.

CIELO ORDINARIO

Sistemo una bambola su una sedia e aspetto che parli.

Voglio dirle, “Vivi!” ma sono una creazione ordinaria.
Osservo le pieghe sotto i suoi occhi contrarsi.

Ho molti sogni, le dico.
Nei miei sogni sono migliore di me stessa.

Ammorbidisco peperoni in un tegame ben oliato e faccio annunci.
Dico, nell’aldilà non ci possiamo permettere che una sola particella della nostra luce

diminuisca. Non sono una profetessa
ma conosco il paradiso. Ho visto la mia anima seduta sul prato.

Là ho imparato che Dio non conosce la vergogna, e dopo sei giorni
Lui ha permesso alla nostra atmosfera di far sussultare certe anime;

noi strisciamo sotto la sua magnificenza. Qui, posso raggiungere cieli ordinari.
Qui, mi rivolgo al mio libro delle domande. Che cos’è l’amore? Perché dice,

“Concedimi di elevare la tua anima”? Dove tiene ciò che serve?
Che cosa chiede l’ombra prostrata? Perché le rocce imprigionano

l’acqua? Cos’è la poesia dello schiavo? Somiglia il mare al suo fragore o mormorio?
La bambola non risponde. Il solco sul labbro inferiore suggerisce

che l’accesso a un cielo ordinario richieda solo il suo riconoscimento,
che l’arroganza dell’anima pesi meno di un seme di mostarda.

Mi dispiace per te, le dico.
Sei testimone ma non testimoni.

PARABLE FOR REFUGEES

seventeen common flies
clustered: hallway: days:
they no longer fly through
the screen when ushered:
weak: to: from: light: real:
artificial: did they forget
the sun: fly toward faces:
some dead on a sill:
some walk: did they forget
how to fly: why don’t they
go: one paces on a step: do
they wait for a shoe:
it averts them: goes: why die:
still: is it madness: the ones
who wait:

PARABOLA PER RIFUGIATI

diciassette mosche comuni
ammassate: corridoio: giorni:
non volano più attraverso
la zanzariera se accompagnate:
deboli: verso: dalla: luce: reale:
artificiale: hanno scordato
il sole: volano verso le facce:
alcune morte sul davanzale:
alcune camminano: hanno scordato
come si vola: perché non
vanno: una va su e giù su un gradino:
aspettano forse una scarpa:
li evita: va: perché morire:
calma: è follia: quelle
che aspettano:

BOAT JOURNEY

Sunday afternoon on a city beach.
No sand, slabs of manufactured stone.
I watch two blondes, maybe sisters,
Inflate a raft. They use a bicycle pump.
One tries to assemble two paddles,
Gives up, puts them in her bag.
The one on the pump removes her top.
She has exerted herself into better posture.
Her breasts are larger than I expected.
I want to see if their tiny raft will hold them.
The clouds and current move north.
As they enter the water, Tony Allen warns
Against the boat journey: Running away
From a misery / Find yourself in a double misery.
I recall photos of British tourists in Greece
Frowning at refugees,
Greek children in gym class while hungry.
In the direction the raft floats, the sisters
Paddling with their hands, a planetarium.
I wonder if it houses a telescope capable
Of seeing the double misery on a Greek island.
Maybe its lens is too powerful.
The side of their raft reads EXPLORER.
Their soles are black. If you pay attention
To movies, white women have grimy soles.
I have seen black actresses with exquisite feet.
I recall my mother checking my socks
In the exam room before the doctor entered.
The sisters let their ponytails drag
In dubious lake water.
I’m not sure I hear these lyrics: Even if
They let you enter / They probably won’t let you.
Even if they let you enter / The baron won’t let you,
The baron won’t let you.
I note their appearances,
Takeoff point. Just in case.
I doubt any of our thoughts converge.
What is it like to be so free?
To drift in water in a country you call
Your own. Unprepared because you can laugh
Into an official’s face. Explain, offer no apology.

VIAGGIO IN BARCA

Domenica pomeriggio sulla costa di una città.
Niente sabbia, lastroni di pietra fabbricata.
Osservo due bionde, forse sorelle,
Gonfiare un canotto. Usano una pompa per biciclette.
Una prova a montare due remi,
Rinuncia, li infila nella borsa.
Quella con la pompa si toglie la maglia.
Si è sforzata di mettersi in una posizione migliore.
I suoi seni sono più grossi di quanto mi aspettassi.
Voglio vedere se il loro piccolo canotto le sorregge.
Le nuvole e la corrente vanno a nord.
Quando entrano in acqua, Tony Allen le avverte
Contro il viaggio in barca: Fuggire via
Da una miseria / Per trovarvi in una doppia miseria.
Ricordo le foto di turisti inglesi in Grecia
Che aggrottavano la fronte contro i rifugiati,
Bambini greci dentro palestre affamati.
Nella direzione in cui il canotto galleggia, le sorelle
Che remano con le mani, un planetario.
Mi chiedo se accoglie un telescopio in grado
Di vedere la doppia miseria su un’isola greca.
Forse la sua lente è troppo potente.
Il lato del loro canotto dice EXPLORER.
Le loro suole sono nere. Se fai attenzione
Ai film, le donne bianche hanno suole sudicie.
Ho visto attrici nere con piedi deliziosi.
Ricordo mia madre che controllava i miei calzini
Nella stanza degli esami prima che entrasse il dottore.
Le sorelle fanno strascicare le code di cavallo
In dubbie acque di lago.
Non sono sicura di sentire questo canto; Anche se
Ti faranno entrare / Probabilmente non te lo concederanno.
Anche se ti faranno entrare / Il barone non te lo concederà,
Il barone non te lo concederà.
Noto i loro aspetti,
Punto di decollo. Solo nell’eventualità.
Dubito che nessuno dei nostri pensieri converga.
Com’è essere così liberi?
Alla deriva sulle acque di un paese che chiami
Il tuo paese. Impreparato perché puoi ridere
In faccia a un funzionario. Spiegare, senza doverti scusare.

*

In Somali, jab means break, fragment but also defeat or loss. The meaning
is closer to the motion between my joints and teeth and valves.

In somalo jab vuol dire rottura, frammento ma anche sconfitta o perdita. Il significato
è vicino al movimento tra le mie articolazioni e i denti e le valvole.


Ladan Osman è una poetessa e insegnante afroamericana di origini somale. È autrice di Exiles of Eden (2019), opera vincitrice del premio Hurston/Wright Legacy e del premio Whiting, e The Kitchen-Dweller’s Testimony (2015), con cui ha vinto il premio Sillerman. Suoi contributi per il cinema includono The Ascendants, Sam Underground, e Sun of the Soil. Attualmente vive a New York.

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