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Spostamenti #41 | Davide Castiglione

a cura di Giovanna Frene
da Doveri di una costruzione (Indistria&Letteratura, 2022)


Andiamo alle giostre

1.
Il bruco si solleva sopra i genitori
le navicelle restano ferme. L’ombra
che fa il bruco oscura la tua non è
bella è meccanica è un’ombra meccanica.

Da casse insabbiate pompano a vuoto
cover senza più originali. Il melos
scompone l’acqua colma di mosconi
del vascone in cui un cilindro-criceto.

Reperti così, i bimbi gli sorridono.
Il trenino compie la sua esse io
gli anni a un vecchio giro e di lì
non ci sappiamo schiodare, trenino.

2.
Il ragazzone incappucciato salta
da solo, cupo, sul tappeto elastico,

tappeto che è sangue seccato e lui
si accanisce lo pesta perché sì.

Nessuno comunque aspira al peluche,
sparare il pomeriggio è da sfigati.


Spalato


1.
Prendere le parti della Lada giallina.
C’è spazio per una spola che dai traghetti
passato un chiosco-santuario arriva
sino a qualche panca che manca di listelli.

Davvero ti passano il testimone
il nulla da fare per com’è composto
e i giorni dilazionati dalla mancanza di ambizione:
perché affondare senza gloria, senza moto,

mentre a casa nostra da troppo sedimenta
caffé bruciato in gola, e tosse conseguente,
e ancorarsi rancorosi, e soffoco dei lessici,
e strascicarsi per sport, per casali deserti,

a Spalato culla i tendini del lirico
che le compagnie dei trasporti carezzano
con il bonus di un po’ di tempo. Oh bassa efficienza,
il lirico pensa, esitando fra i chioschi e i cirri.

2.
Imbarcano orchestre d’ottoni gli sposi i testimoni
monelli clacson scassati coca cola, vivere è niente
signore e signori è stravivere che vale, nel gong
che ottura ogni spazio ogni vizio di ascesi
siamo sudati risucchiati come siamo
nel traghetto Spalato-Brač
imbarcano anche noi.

3.
L’espresso sul traghetto Spalato-Brač, Brač-Spalato adesso,
è meglio che in Italia; la tua compagnia, Andrea, già profonda
e salutata. Le conferenze… Voi che venite di fuori
e ne vibra questa palude per un giorno o due, per una serata…
io lo so risprofondo, ma non per debolezza ma perché
mi tirano giù, mi sfiancano i relatori,
questa guerra di trincea sulla Butler.
Per te sarà diverso ma per me
il possibile non lo puoi scuotere come un ramo
che non cadrà niente, di male, a ferirci.


Il primo rossetto

Fa invasione di campo, ti sfuma di fucsia
un dente, il rossetto. Mi parli di Varsavia,
della mostra che era «la più buonissima».
Non credevo ma qualcosa

di spirituale è tornato disponibile
dopo la rottura
un’installazione un cristallo che ci spazia
da dentro. Il rossetto che rifiutavi
il rossetto «da stupida bionda» risplende alla fermata

anima rockettara che faresti casino
dietro occhiali malinconici, che ti va di sbandare
e sbandi, e sono benvenute sbavature all’uscita del pub
con l’insegnante idolo e amica e sorella
seriose com’eravate a calibrare
la pennellata, a fare come dio
ma come il dio di dentro comanda,
dannazione delle vostre sovietiche madri…

Mi parli alla fermata, e intanto cambi.
Viene da guardarti, e ti guardo
con occhi da consanguineo e seguace
con occhi da padre e da fratello ti guardo
e ti guardo come una forza vicina
a farmi ombra e ristoro per sempre.


Elevazione della plastica


Trema con un’ampiezza, con un fondo pensabili soltanto
per le onde gravitazionali e per i fischi dei cetacei.
Chi era nei dintorni viene diretto in quell’antro
e in quell’antro c’è un uomo e la sua plastica
scampata per un pelo al riciclaggio; ci sono
un suonatore e delle bottiglie semivuote.
Vi si concentrano occhi che si hanno
davanti a una creazione veniente,
occhi che le braccia
ne vengono dirette
e le bacchette in un crescendo,
poi smette. Smette
e cadono monete,
denaro tornato pulito…
smette
e cadono monete,
denaro tornato pulito…
smettere non smette
e in un crescendo le bacchette
vengono dirette
da occhi che si hanno davanti
a una creazione veniente occhi
che si concentrano sul suonatore
sulle bottiglie semivuote, sulla plastica
scampata al riciclaggio: e che dai dintorni
come in trance ci diresse a quest’antro. Soltanto
per le onde gravitazionali e per i fischi dei cetacei
sono pensabili l’ampiezza, il fondo di quella sfera che trema.

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