Nguyen Chi-Trung – Elegie al futuro poeta

Traduzione a cura di Filomena Ciavarella I Tu che vieni in un secolo dove non c’è Gioia Non portare con te tutto ciò che è sepolto Anche se vecchie voci riecheggiano Non sono abbastanza per compensare il futuro II Tu che vieni in un secolo ch’è senza Fortuna Questa infelicità prenderà il posto della vita C’è o no una parola che dura? Un vero amico, … Continua a leggere Nguyen Chi-Trung – Elegie al futuro poeta

Efthymios Lentzas – Cinque poesie

Traduzioni a cura di Crescenzo Sangiglio (I) Le nostre membra denudate risplendono – sulla sabbia conchiglie– cadiamo, scarsi: polvere scarna sul pavimento. Come mosca diviene una ninfa: moriamo senza nulla sospettare prima di giungere a fine mese. Τα γυμνωμένα μέλη μας, λάμπουνε –κοχύλια στην άμμο- τι λίγοι, πέφτουμε: ξέσαρκη σκόνη στο πάτωμα. Όπως γίνεται μύγα μια χρυσαλίδα∙ ανυποψίαστοι πεθαίνουμε πριν βγάλουμε το μήνα. (II) Le … Continua a leggere Efthymios Lentzas – Cinque poesie

Luca Crastolla – Una poesia

mi dici: “siamo profughi La regione ha subito un duro colpo” Abbiamo segni d’inappartenenza tatuati sui genitali e sulla lingua. Cifre forgiate dal rantolo dei padri rimestate secondo la prassi della guerra civile Nella mia tasca una bozza di rivoluzione scritta con largo polso su una foglia d’insalata. Sono bastate due lumache astemie per dare un’età ai miei anni Continua a leggere Luca Crastolla – Una poesia

J. L. Borges – Traduzioni isometriche

Traduzione a cura di Salvatore D’Angelo Tre sonetti tratti da La cifra e Atlas Blake ¿Donde estará la rosa que en tu manoprodiga, sin saberlo, íntimos dones?No en el color, porque la flor es ciega,ni en la dulce fragrancia inagotable,ni en el peso de un pétalo. Esas cosasson unos pocos y perdidos ecos.La rosa verdadera está muy lejos.Puede ser un pilar o una batallao un … Continua a leggere J. L. Borges – Traduzioni isometriche

Marina Pizzi – Una poesia

Un vero enigma scolaresco Abbattere il fuso della nascita Scissa equilibrare gli aquiloni Nell’ordine di bei pavoni. Nel grembo della scaturigine il passo Salatissima borchia di portone Dove da secoli l’enigma è bendato. Mi ha tradita l’evento Del compleanno ennesimo Lo sposalizio ad amo senza esca La sazia libertà del libro futile Ingannevole su tutto. Festevole d’imbroglio l’amore cantico Stermina comete di residuo E duole … Continua a leggere Marina Pizzi – Una poesia

La bellezza si può solo toccare – Intervista ad Antonio Nazzaro

Intervista a cura di Pietro Romano 1. Da quali esigenze muove la tua poesia? Dall’esigenza di non poter vivere solo. Dal bisogno di condividere un istante con l’altro, non pensare a qualcosa di complicato, ma al semplice cenno di un passante sconosciuto che ti fa riconoscere. Senza l’altro non siamo e quindi la poesia è un dialogo con uno sconosciuto che ci fa conosciuti. 2. … Continua a leggere La bellezza si può solo toccare – Intervista ad Antonio Nazzaro

Angela Botta – Punto vergine

Non so parlarmi quando mi fermo al semaforo delle stelle adiacenti mangiando zucchero filato e connessioni instabili. Non si tratta di scrivere o di cancellare è la preghiera ingoiata a perdersi mentre sto ferma e il senso del branco mi ha succhiata per lavorare al verbo, eppure so bene che uccido per caso la franchezza del mio assoluto. Io mi inginocchierei se potessi solo se … Continua a leggere Angela Botta – Punto vergine

Francesco Russo – Una poesia

Possa il cielo arrotondare il nostro dolore senza fine. Possa arrotondare il cielo l’arrotino col suo furgone  spento. Possa arrotondare il cerchio anche la povertà degli ultimi nel cielo. Nel voltaggio fra le dita nel volteggio resiste un fluorescente filo, filare con un drago d’Oriente nel petto e levante è il punto d’attacco del nostro desiderio. A ponente il sole si ferma. A sera ponente … Continua a leggere Francesco Russo – Una poesia

Nicola Grato – Due inediti da “La parola padre”

Settembre 2009 la borsa verde che avevo portatoin ospedale colma di verdura:farti vedere toccare annusarele melanzane, i peperoni rossicerto che ho fatto i fossi per le zucchementre scavavo mi sentivo vuoto,come svuotato di terra e di cielo‒come la terra fatta dai lombrichisminuzzatissima nera ammucchiatacome le viti raccolte nel sonnodopo vendemmia, come il magazzinoche chiamavamo cantina che avevaal centro un pozzo fondo, c’eri tucon quell’amico seduto … Continua a leggere Nicola Grato – Due inediti da “La parola padre”