Sonia Caporossi – Il ritmo come principio di determinazione della parola poetica

Articolo originariamente apparso su Critica Impura

Il greco rythmos contiene la stessa radice del verbo rheo. Indica uno scorrimento, un sommovimento o battito, chiuso all’interno della dimensione pulsante della successione di sillabe toniche o atone all’interno del verso accentuativo, o delle vocali lunghe o brevi in quello quantitativo. Tempo forte e tempo debole, arsi e tesi determinano l’aspetto formalmente vocalizzato e performativo del testo poetico in quanto tale: beninteso, anche a fronte di una lettura silente, laddove l’elemento ritmico non si dilegua anzi, permane come scansione interiore nell’atto della lettura. Benedetto Croce l’aveva già intuito quando scriveva, nel 1936, che “Quel che nella poesia è fondamentale, che la distingue dall’aritmica espressione immediata e che, per mezzo della poesia, si trasmette alla letteratura, è il ritmo, l’anima dell’espressione poetica, e perciò l’espressione poetica stessa, l’intuizione e ritmazione dell’universo, come il pensiero ne è la sistemazione”. (La poesia). Croce quindi poneva già un ponte tra la parola poetica e il suo fenomenologizzarsi in forma di pronuncia ritmica. Quello che mi preme sottolineare è che non c’è parola poetica, quindi logos, senza ritmo. Tra i lemmi logos, verbum e davar, esiste un nesso semantico e archetipico indistricabile collegato ai concetti di parola e pensiero. Logos ha il proprio corrispondente latino in ratio, da cui deriva oratio, nel significato principale di discorso, a cui fa pendant quello greco originario, che è bene enumerare in tutte le sue accezioni da quelle che si riferiscono più direttamente al campo della parola, come frase, enunciato, definizione, argomento, a quelle più astratte e astraenti, come relazione, legame, misura, ragion d’essere, causa, spiegazione, fino all’espansione massima del senso filosofico del termine: parola, col Vangelo di Giovanni, come Ragione ordinante del reale, ovvero Dio. Platone nel Teeteto (206d), sostiene che proprio il primo significato del termine logos sia indistricabilmente connesso con l’elemento performativo vocalizzato, siccome significa il “manifestare il proprio pensiero mediante la voce con verbi e nomi, effigiando nelle parole che fluiscono dalle labbra, come in acqua o specchio, l’immagine dell’opinione”, oltre a possedere la funzione di distinzione della ratio interna delle cose, la quale conduce inevitabilmente dall’opinione alla conoscenza. In poesia la ragione interna, o logos, è determinata dal ritmo che la distingue sul piano estetico dalla prosa e ne offre la piena conoscenza vocalizzata. Il ritmo rappresenta così, insieme all’elemento semantico dell’analogia, il Bestimmungsgrund o principio di determinazione della poesia; esso è, in definitiva, l’elemento co-fondante senza cui il poetico in quanto tale non potrebbe nemmeno manifestarsi o divenire.

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* Intervento letto al Macro Asilo il 14 Aprile 2019 alla presentazione nazionale del Poetry Sound Library, contenuto nell’ebook AA. VV., Poetry Sound Library: riflessioni sulla voce, La Recherche Edizioni Digitali 2019.

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