Francis Thompson | Poesie

cura e traduzioni di Andrej Maksimovič


Il regno di Dio

Mondo invisibile, noi ti vediamo,
Mondo intangibile, noi ti tangiamo…
O inconoscibile, noi conosciamo,
E inafferrabile, noi ti afferriamo!

Vola forse il pesce per trovar l’oceano,
S’immerge forse l’aquila per trovare il cielo –
Che noi chiediamo alle stelle danzanti
Se di te per caso hanno notizia lassù?

Non dove i roteanti sistemi s’ottenebrano,
Dove la nostra intorpidita ragione si libra!
Un battito d’ali, volessimo noi ascoltare,
Bussa alle nostre porte dagli scuri di creta.

Custodiscono gli angeli le antiche dimore –
Anche solo una pietra, spiegate un ala!
Perché voi siete, voi siete i volti estraniati
Cui sfugge il segreto dai mille splendori.

Ma quando affranti che più affranti non si può,
Starete piangendo, sul vostro lutto ustionante,
A brillar verrà brulicando la scala di Giacobbe,
Ben salda fra Charing Cross e il paradiso.

Oh sì, nella notte, anima mia, figlia mia,
Starai piangendo, afferrata a lembi d’empireo;
Ed ecco, Cristo camminerà sulle acque.
Le acque, non di Genesaret, ma del Tamigi.

THE KINGDOM OF GOD

O world invisible, we view thee,
O world intangible, we touch thee,
O world unknowable, we know thee,
Inapprehensible, we clutch thee!

Does the fish soar to find the ocean,
The eagle plunge to find the air –
That we ask of the stars in motion
If they have rumour of thee there?

Not where the wheeling systems darken,
And our benumbed conceiving soars! –
The drift of pinions, would we hearken,
Beats at our own clay-shuttered doors.

The angels keep their ancient places; –
Turn but a stone, and start a wing!
‘Tis ye, ‘tis your estranged faces,
That miss the many-splendoured thing.

But (when so sad thou canst not sadder)
Cry; and upon thy so sore loss
Shall shine the traffic of Jacob’s ladder
Pitched betwixt Heaven and Charing Cross.

Yea, in the night, my Soul, my daughter,
Cry, clinging Heaven by the hems;
And lo, Christ walking on the water
Not of Gennesareth, but Thames!

Una canzone d’amore araba

I gobbi cammelli della notte
Stuzzicano le splendide
Acque argentee della luna.
La fanciulla del mattino presto andrà,
Vagabondando e cantando per il paradiso,
A radunare le stelle…

Ora, ora che la tenebra si sparge sui nostri amori,
Tu vieni, luce delle mie tenebre, sangue del mio cuore;
E la notte coglierà il nostro respiro, e poi tacerà.

Lascia tuo padre, lascia tua madre,
Lascia tuo fratello;
Lascia le nere tende della tua tribù!
Non sono io tuo padre e tuo fratello?
Non sono io tua madre?
E tu – sei tu che hai bisogno delle nere tende della tribù,
Sei tu che tieni il padiglione vermiglio del mio cuore?

AN ARAB LOVE-SONG

The hunchèd camels of the night
Trouble the bright
And silver waters of the moon.
The Maiden of the Morn will soon
Through Heaven stray and sing,
Star gathering.

Now while the dark about our loves is strewn,
Light of my dark, blood of my heart, O come!
And night will catch her breath up, and be dumb.

Leave thy father, leave thy mother
And thy brother;
Leave the black tents of thy tribe apart!
Am I not thy father and thy brother,
And thy mother?
And thou–what needest with thy tribe’s black tents
Who hast the red pavilion of my heart?

Il messaggero

Volate, canzoni, finita è la nostra breve, dolce commedia;
Volate, bambini, fulminei la gioia e lenti la pena:
Alcune cantate, e questo era il giorno passato,
Alcune taciute, e questo forse sarà il giorno non nato.

Avanti; e se la via sarà dura come la pietra,
L’antica gioia donerà ciò che il nuovo pianto deve rubare.
Oh, e fu dolce… e questo era il giorno passato;
Ma dolce è dolce, pur se con la tortura conquistato.

Volate, canzoni… e non tornate dalle vostre sponde lontane:
E se gli uomini chiederanno del sorriso e del pianto,
Voi confessate: la lacrima è per il giorno che ora è dato,
Ma il sorriso è per il giorno che non ancora è nato.

ENVOY

Go, songs, for ended is our brief, sweet play;
Go, children of swift joy and tardy sorrow:
And some are sung, and that was yesterday,
And some unsung, and that may be to-morrow.

Go forth; and if it be o’er stony way,
Old joy can lend what newer grief must borrow:
And it was sweet, and that was yesterday,
And sweet is sweet, though purchas-ed with sorrow.

Go, songs, and come not back from your far way:
And if men ask you why ye smile and sorrow,
Tell them ye grieve, for your hearts know To-day,
Tell them ye smile, for your eyes know To-morrow.

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