Elina Sventsytska | Poesie

5–8 minuti

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a cura di Giovanna Frene
traduzioni di Marina Sorina, Giulia Marcucci, Emilia Mirazchiyska, Valentina Meloni e Tamara Panych
n.d.r. le poesie che proponiamo sono versi inediti che la poetessa Elina Sventsytska ha donato appositamente a Inverso – Giornale di poesia. A lei e alle le sue traduttrici la gratitudine della redazione. Nonostante i crediti di traduzione siano riportati, come nostra abitudine, all’inizio dell’articolo, abbiamo ritenuto opportuno indicare, alla fine di ogni testo, il nome del traduttore.


SPOSTAMENTI #92
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


Abbiamo raccolto i brandelli dell’esistenza,
Il fumo nero si dissolve piano piano.
A Sloviansk vivevamo, a Donetsk vivevamo.
Le nostre anime disperse, come grani mortali.

Come dalla terra stessa, dalle vene stesse,
dai muscoli stessi, impregnati dalla oscurità,
il fuoco nero si è espanso attraverso il mondo,
dalla sporca verità alla bugia sacra.

Basta, basta colpire gli uccelli coi cannoni.
se avessimo potuto, come uccelli saremmo volati,
A Sloviansk vivevamo, a Donetsk vivevamo,
volevamo tornare, tornare a casa.

La melma della guerra ci assorbe tutti,
in mezzo alla piazza nemica, nella città straniera,
A Sloviansk vivevamo, a Donetsk vivevamo,
volevamo tornare, tornare a casa.

Ma di casa ci è rimasta solo la chiave,
la vittoria senza braccia, il ribrezzo senza fine.
L’Ucraina si erge nel buio europeo,
e, come una alta torcia, arde, arde…


[Traduzione di Marina Sorina]

*

E la finestra aperta spalancata
sulla rovente e insaziabile angoscia,
e il fruscio della mia città –
quasi venisse dal mondo di là.

Ma nella mia città c’è la guerra,
che fra noi non vuole nessuno,
e di nuovo volano alla finestra
gli angeli feriti dalla casa.

E vedono le case tutte vuote,
e vagano tra le parole storte…
O quante acque sporche,
sporche di altisonanti verità!

Dovunque serpeggia la nebbia,
ondeggia va l’aria ebbra.
Per qualcuno la nostra casa e il nostro dolore,
sono un’immagine qualunque sullo schermo.

Quanto la sogniamo dalla lontananza!
Sconfinata, come la colpa,
naviga attraverso le vene la terra,
e nella terra di mezzo c’è l’Ucraina.

Aspetta i suoi poveri vampiri,
che già avanzano verso il nulla,
Magari arrivassero finalmente a casa,
per sfamarsi e dissetarsi, come gli umani.


[Traduzione di Giulia Marcucci]

*

Prego per tutti coloro che sono in viaggio,
di nuovo sulla strada stridente
nomadi siamo,
di nuovo la carreggiata della notte ci
porta all’ignoto,
ci porta sul pianeta straniero,
sconosciuto.
prego per chi è senza casa, rassegnato,
immerso nelle lacrime e nei sogni…
sopra l’angelo ferito ululano le sirene,
ondeggia nel cielo una frontiera incerta,
che come corda si è protesa
nell’amara lontananza ,
e non sa dove portare il corpo indifeso,
sul mondo lacero, sulle notti insonni,
sull’angelo ferito piange il Signore.
questa aria è pregna di ferro e di fumo,
dolente come una ferita aperta, la terra.
prego per chi è rimasto senza la difesa
delle mani che abbracciano notti da lontano.
qui, nella mia finestra, lo spazio è barrato,
con una croce di nastro adesivo,
è cosi nel tempo di guerra.
e a loro si rivolgono gli alberi e le
montagne:
“tornate al più presto. Tornate da noi”.

[Traduzione di Marina Sorina]

*

di nuovo l'albero
si sradica da terra
e lascia dei pezzi
foglie e carne
steli e rami spezzati
o ossa rotte.
siamo alberi
stiamo crescendo
non in profondità e non in altezza
ma nell'incertezza e nell'oscurità.

forse solo il bagliore di un fuoco
che sia una luce che non abbracci le tenebre.

[Traduzione  di Emilia Mirazchiyska e Valentina Meloni]

*


«Città morta» – certo è una metafora
macchiata, cancellata, logorata,
e ormai di questo tanto si è annoiata
che ha preso e tra i viventi se ne è andata,


e non è più che memoria.
Le case create dalle ceneri
ondeggiano di notte gli steccati,
nelle corti piangono i gatti.


La pioggia fa germogliare i frantumi,
ma la pioggia è un canto disperato.
La pellicola si rompe, all’improvviso,
e di sbieco scorre un’immagine cieca. …


Là orsi pedalano irsuti,
viaggiano i gatti neri,
gonfiando le code,
i granchi viaggiano,
seguiti da un cane spelacchiato.


E vanno… e vanno… e vanno…
La città dei balocchi scordati
si costruisce là, dietro quest’orizzonte.


[Traduzione di Giulia Marcucci]

*

leggo le notizie ed ecco,
qualcosa di brutto accade:
mi crescono gli artigli,
mi spuntano le zanne,
un guscio mi ricopre la schiena.
attorno – la terra nera
non sangue, ma fuoco che piange,
non corpo, ma carne selvaggia,
non cervello, bensì covo di serpi.
come faccio a vivere, ora?
come non temere me stessa?
Dio ce ne scampi,
se mi vedono i bambini –
potranno mai trattare con me?
come potrò vivere ora?
…ma è una novità davvero?

[Traduzione di Marina Sorina]

*

Non fare avanti indietro fra luce e tenebre,
Dove gli ultimi termini sono scaduti,
Dove le canzoni brutali sono cantate,
Dove sotto il cielo della polvere e del sonno
Gli anni/le estati dagli occhi profondi si sono adagiati?

Raccontami, raccontami come
Prima della morte il volto arde,
E gli alberi sono l’ombra dell’albero della vita,
Che su al cielo innalza l’abbraccio.


Stenta a cadere la stella morta,
Dondola nel cielo lentamente…
Potessi non scrivere versi, ma dove
Prendere vestiti per il dolore nudo?


Ecco, siamo finalmente arrivati
Per viverci in queste parole di sabbia,
E al mattino, nella brillante oscurità,
Fino alla terra abbandonata
Strisciare almeno nei sogni maledetti.


[Traduzione di Tamara Panych]


Elina Sventsytska, nata in Russia ma vissuta in Ucraina, è poetessa, scrittrice e ricercatrice nel campo della teoria letteraria, ed è autrice di numerose pubblicazioni artistiche e scientifiche.

Elina è responsabile della Cattedra di Filologia slava e giornalismo all’Università nazionale V.I. Vernadskij a Kiev: nel 2014, infatti, a causa della guerra vi si è trasferita da Doneck, dove fino a quel momento insegnava nella facoltà degli studi umanistici dell’Università nazionale.

Scrive poesie in ucraino e racconti in russo. È autrice di otto libri: collane poetiche, racconti e piccoli romanzi. Le sue opere sono state altresì pubblicate nelle principali riviste letterarie in Ucraina e all’estero. Le poesie ed i racconti sono stati tradotti in pollaco, inglese, francese, italiano. 

Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il primo premio nazionale “Pianeta del Poeta” (Ucraina), il primo premio della Biblioteca Ucraina (Filadelfia, USA) e il premio nazionale di M. Vološin (Ucraina), nonché e il terzo premio del Concorso internazionale di prosa breve «Senza confini» (Barcellona, Spagna). È tra i principali partecipanti del progetto “Voices of Ukraine”: una serie di letture e discussioni con dei poeti e scrittori Ucraini, organizzato da Leslie Center for the Humanities per gli studenti del Dartmouth College (USA).

Elina racconta: «Sono tra quelle persone a cui la guerra è toccata in sorte ben due volte; infatti per due volte ho dovuto lasciare la mia tanto amata casa e scappare: nel 2014 da Donetsk a Kiev e ora da Kiev in Italia».

Nella sua poesia e prosa degli ultimi anni Elina non si limita a raccontare l’esperienza diretta della guerra, iniziata nella sua città natale e tutt’ora in atto. Rivela infatti le esperienze delle Persone, quelle chiamate “internamente dislocate”, quelle che dopo aver perso la propria casa si sono trovate costrette a spostarsi verso l’ignoto.  Dare voce a queste Persone è per Elina una missione speciale, un impegno personale. 

Ultimamente scrive le poesie in italiano, un modo della poetessa per integrarsi nella nuova cultura e società.


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