John Taylor | L’oscuro splendore

1–2 minuti

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a cura di Lorenzo Pataro
da L’oscuro splendore (Mimesis, 2018), traduzione di Marco Morello


Avendo lasciato indietro
così tanto
tranne la tua prima e ultima
debolezza
persistente
come un cuore dimenticato
come tua sola forza residua
una lingua incerta
frammenti di patria sbiadita
(una patria di suoni, di parole afone)
trefoli di storie
brandelli di sentimenti da un tessuto più grande
tu ancora immagini
con quelle parole afone
che non si smorzano nel silenzio
quel battito come un cuore
che cuce e strappa
e ricuce
il vestito strappato
che è la tua vita

Cadere in su

Ci trovavamo malgrado tutto all’inizio ma anche alla fine del nostro inserimento nel paesaggio
— Michel Fardoulis-Lagrange, L’incompiuta

ogni sentimento
che ci sentiamo sentire
questa foresta
questo campo
pochi passi avanti
o molti
in mezzo ai virgulti primaverili
o il brulicante sottobosco
ombra sotto una volta di piante
la nostra volontà di arrivare
di vedere attraverso
mentre emerge la radura bruciata
o la radura scura
collina incolta
cerchio o quadrato
le formule crollano
caos di punti
particelle di materia
che cadono in su
verso lo spazio
vuoto

*

talvolta così tanta luce che
ciò che deve passare
può essere visto
non cosa deve
rimanere
più tardi
la notte svela
ciò che è costante
avvolge il momentaneo
in un nero sudario
un sudario non completamente nero
che deve svanire anch’esso

*

dove il crepuscolo si libra blu
sopra la valle
dove un momento
pare cangiante
poi immobile
talvolta
siepi cespugli
alberi incerti
macchie di oscurità
nella luce residua
ricordano
la luce mancante
più luminosa

*

talvolta
di giorno
sta sempre per calare la notte

nel tuo cuore

luce striata
di nero
in qualsiasi splendore
quando il sole riscalda
con le sue gentili braci di carbone
ricorda questo
ogni
giorno
notte
l’oscuro caldo splendore

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