a cura di Lorenzo Pataro
da Tratteggi friulani (qudulibri, 2023)
È una cartolina a colori anni Settanta o di
un seppia inizio Novecento, Cividale, in
perfetto equilibrio sul ponte del diavolo. Il
cielo cola nell’acqua del fiume il suo azzurro
totale e le fronde e le verzure sommerse lo
mutano in verde. Così tante gradazioni tra
l’azzurro e il verde che pare una tavolozza
di acrilici freschi, pronti per la stesura su tela
– una tela bianca, immacolata, che chiama
l’arte del pennello. O un volo d’angelo
suicida.
Cividale del Friuli, 17 Agosto 2021
*
Un passo dopo l’altro la terra ascolta ogni
pressione e decide lì per lì se mostrare la sua
acqua o riservare alla vista solo l’azzurro di
uno squarcio di mare. Forse la sua scelta
dipende da quanti arbusti rossi vengono
raccolti, da quante neolitiche punte di pietra
vengono sottratte al paesaggio, dal volume e
dalla frequenza delle voci umane sull’altipiano.
Doberdò del Lago sta perlopiù lì, ma
nessuno sa come si presenterà allo sguardo e
nessuno sa se quando il sentiero sarà deserto
il lago permarrà nella stessa posizione o
amerà piovere via per sotterranei cieli.
Doberdò del Lago, 23 Ottobre 2016
*
Siamo arrivati nel buio, mi hanno detto questa
è la piazza, passando veloci con l’auto, ma
non ci fermiamo, andiamo a mangiare una
pizza, prendiamo gli altri e poi dormiamo
a Trieste, qui dicono che non siano molto
ospitali.
Sei rimasta a lungo una deviazione, un posto
buio, un pregiudizio, una prima volta di
quelle poco entusiasmanti che arrivano più
per caso che cercate, Gorizia.
Quando ti ho rivisto, anni dopo, nella luce,
sembravi dirmi, ancora offesa: cosa vuoi da
me, turista?
Gorizia, 19 Aprile 2015
*
La montagna di un verde troppo scuro e
compatto incombe su Maniago e la sua
piazza perfetta: giada, trifoglio, pino, lime,
smeraldo, olivastro, felce, marino si rivelano
di quando in quando mentre passano le
nuvole, nere e veloci, e la città resta immobile,
con il fiato sospeso, le imposte aperte, le
fioriere ordinate, la fontana che gocciola
senza fare rumore.
Maniago, 6 Maggio 2022
*
Sappiamo poco l’una dell’altra, Trieste, tu
ed io, ci conosciamo solo di passaggio, tra
l’alacrità dei tuoi abitanti e la tenacia delle
radici che ti spaccano l’asfalto, con il mio
percorrere distratto una delle tante Via
Carducci che mi sono toccate nella vita.
Mentre respiriamo insieme il mare ci
teniamo un po’ a distanza, per non entrare
in confidenza – meglio non affezionarsi
troppo: sappiamo entrambe che prima o poi
io non potrò più tornare.
Trieste, 18 Agosto 2020






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