di Mattia Tarantino, Giovanna Frene, Francesco Terracciano
Fare una rivista.
Pozzo, archivio e strategia
di Mattia Tarantino
I
Fare una rivista come una mulattiera, gli asini e attorno terra arsa, lecci, oppure un crocevia, una trama per la voce, come G. sostiene del Signore, che esiste ed è femmina, molteplice e ventosa. Farla come un nido di potenza e fori dappertutto, un’abrasione, come il costato del porco o una scossa a vuoto se attorno c’è il deserto, se il deserto è un labirinto.
II
«Noi parliamo da una perdita di parola» e c’è un nome che non abbiamo mai raschiato, inciso nel retro della voce. Amuleto oppure oscillazione, corno e metodo, carcassa per filologi, assessori, un fegato che brilla al sole. Fare una rivista come pozzo, archivio e strategia; difenderti dal male.
III
«On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans»: la guerra civile oppure una rivista.
Il senso di un andare.
Per il numero mille
di Giovanna Frene
Quando quattro anni fa Gabriele Galloni mi chiese, anche a nome di Mattia Tarantino, di entrare nella compagine di Inverso, rimasi molto sorpresa, perché per la prima volta venivo a diretto contatto con dei poeti davvero giovanissimi, e con un progetto editoriale che sentivo interessante e in crescita.
Gabriele dopo poco ci lasciava, improvvisamente, il 6 settembre 2020. Ricordo ancora la sera in cui ho appreso la notizia da Mattia: ero appena stata sul Monte Grappa a fare una delle mie solite passeggiate, e le immagini della montagna di colpo si sono marchiate di un dolore fortissimo e non circoscrivibile.
Da allora per me scrivere in Inverso vuol dire anche ricordare Gabriele, questo poeta per sempre giovane, nei modi più attuali e diretti – come giovani (a parte il coetaneo Francesco Terracciano) sono tutti i poeti della redazione: una bella sfida per me, un confronto sempre dinamico, una dialettica sempre aperta su come cambia nel tempo la tradizione, di cui ognuno risponde a suo modo, nel tempo in cui opera.
di Francesco Terracciano
Inverso – Giornale di poesia è arrivato all’articolo numero 1.000; molte cose mi vengono oggi alla mente considerando la strada che abbiamo fatto, ricordi personali, immagini, occasioni e incontri, ma non vorrei fare di questi pochi righi un quadretto edificante o commemorativo.
Credo sia più importante -a questo punto della vita del giornale, della sua storia- rendersi conto del fatto che siamo parte di un progetto più ampio, che va oltre ciascuno di noi: non soltanto perché il giornale diventa più conosciuto e letto ma, cosa più rilevante, perché continua ad offrire una possibilità di vedere ed essere visti a un pubblico sempre più numeroso, composto principalmente da giovani (senza trascurare chi giovane non è più).
Parallelamente, la capacità di intervenire, di aggregare intorno a iniziative, l’influenza che il giornale si è guadagnato nel panorama contemporaneo, sono un dato evidente dovuto alla sua strategia editoriale duttile, alla sensibilità ai nuovi linguaggi, a una visione aperta.
La sfida per il futuro sarà contribuire, per quanto è dato a ciascuno di noi, ad una società più aperta, che sappia meglio cosa sia appartenere, che sia più centrata e giusta, che non guardi con diffidenza alla diversità delle opinioni e degli orientamenti.
Come qualcuno ha già detto -formulo qui un augurio personale- mi piacerebbe che Inverso- giornale di poesia possa trovare in futuro modi sempre nuovi per trasformare l’invenzione dell’altro nella scoperta dell’altro.






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