Lev Rubinštejn | Ovunque la vita

11–17 minuti

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a cura di Giovanna Frene
traduzioni di Paolo Galvagni


A seguito della morte improvvisa, e sospetta, di Lev Rubinštejn, abbiamo chiesto a Paolo Galvagni, che qui ringraziamo, di donarci alcune delle sue traduzioni del poeta russo: ecco dunque alcune poesie tratte da Ovunque la vita (1986) e Questioni di letteratura (1992).


SPOSTAMENTI #101
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


Un poeta concettualista

Lev Semënovič Rubinštejn è nato nel 1947 a Mosca. Ha lavorato a lungo come bibliotecario. Negli anni Novanta si è occupato di giornalismo. È stato poeta e saggista. Ha cominciato a pubblicare alla fine degli anni Settanta nelle riviste russe dell’emigrazione, quindi nelle riviste samizdat. Dagli anni Novanta ha pubblicato anche nelle edizioni ufficiali del suo Paese. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche: Malen’kaja nočnaja serenada [Piccola serenata notturna] (1992), Vse dal’še i dal’še [Sempre più avanti] (1995), Reguljarnoe pis’mo [Scrittura regolare] (1996) e Domašnee muzicirovanie[Un musicare casalingo] (2000). Si è spento a Mosca il 14 gennaio 2024 dopo essere stato investito da un’automobile.

     Insieme a Dmitrij A. Prigov (1940-2007) è considerato uno dei fondatori della cosiddetta “Scuola concettualistica moscovita”. La parola “concettualismo” ha cominciato a circolare a Mosca alla fine degli anni Sessanta.  L’inizio di un concettualismo stilisticamente articolato si può ricondurre al lavoro Risposte di un gruppo sperimentale (1970-71) dell’artista Il’ja Kabakov (n. 1933). Si tratta di una metodologia estetico-filosofica, una “poesia della filosofia”, piuttosto che di una concreta corrente artistica.

     Rubinštejn ha creato un sistema originale di scrittura: i cosiddetti “stichi na kartočkach” [versi sulle tessere]. Ogni sua opera è costituita da alcune decine di tessere (schede di biblioteca), su ciascuna delle quali sono riportate alcune frasi, alcitune parole, un’unica parola, o addirittura nulla. Sono testi dattiloscritti, firmati e datati a mano. L’autore declamava queste sue “cartoteche” davanti a un pubblico: in epoca sovietica nella clandestinità: appartamenti privati utilizzati per incontri e mostre; dagli anni Novanta in “occasioni ufficiali”: festival, letture poetiche.  Alla creazione di questo nuovo genere ha contribuito sicuramente l’ambito lavorativo “ufficiale”: per lunghi anni le schede della biblioteca sono state lo strumento di lavoro per il poeta. D’altro canto si avverte anche l’influenza del filosofo russo Vasilij Rozanov: la sua opera più celebre, Opavšie list’ja [Foglie cadute] (1913-15), consiste di sequenze di massime, riflessioni, una per pagina.

    Sicuramente a una prima lettura si rimane turbati dalla vaghezza dei testi di Rubinštejn. Non si capisce come percepirli: versi, prosa o drammaturgia?

     Talora questa originale “cartoteca” appare come la parodia di una commedia mediocre; ora invece sembra la trascrizione di alcuni spezzoni di dialoghi. Comunque il testo di ogni scheda può essere facilmente sviluppato: partendo dal titolo della tessera, si può scrivere un capitolo, mentre dal testo, considerato alla stregua di un verso, si può comporre una poesia. Rubinštejn fornisce il codice del testo: codice che può essere identificato, in quanto la tessera presenta un suo modello di stile.

     Come il Pierre Menard di Borges, anche Rubinštejn crea il suo “Don Chisciotte”, trascrivendo sulle tessere quanto scritto da altri, riproducendo testi altrui. E inoltre lo stesso modo di lavoro – la compilazione di schede e la lettura di esse in un determinato ordine – corrisponde all’immagine di numerosi personaggi, fantastici e reali, che compaiono nelle pagine di Borges.

(Paolo Galvagni)


Ovunque la vita

1.
– COSÌ. COMINCIAMO...

2.
– La vita è data all’essere umano una sola volta.
Tu guardala, amico mio, non lasciartela scappare…
– COSÌ. AVANTI…

3.
– La vita è data all’essere umano non per niente.
Occorre esserne degni, caro mio…
– BENE. AVANTI…

4.
– La vita è data all’essere umano non per niente.
Occorre avere un buon atteggiamento verso la vita…
– STOP!

5.
“Non sento! C’è un crepitio continuo. Provaci tu adesso – forse ci riuscirai…”

6.
– DAI!

7.
– La vita è data all’essere umano solo per un attimo.
Affrettatevi a compiere opere di bene…
– AVANTI…

8.
– La vita è data all’essere umano, dicono,
Affinché egli la porti, senza versarla…
– COSÌ…

9.
– La vita è data all’essere umano senza premura.
Lui non la nota, ma vive…
– COSI’…

10.
– La vita è data all’essere umano, respirando appena.
Tutto dipende da com’è la sua anima…
– STOP!

11.
“Signori, del resto, il tè si raffredda…”

12.
– TRE-QUATTRO…

13.
– La vita è data all’essere umano per tutta la vita.
Per tutta la vita dobbiamo tenerlo a mente…
– BENE. AVANTI…

14.
– La vita è data all’essere umano per vivere,
Per pensare, soffrire e vincere…
– ECCEZIONALE!

15.
– La vita è data all’essere umano – ecco, lui
Ha premura di vivere, si affretta a percepire…
– STUPENDO!

16.
“Ma quale materiale sintetico? Sei tu sintetico! Non capisci, taci!”
– DAI!

17.
– La vita è data all’essere umano affinché possa
Vivere senza rimpiangere nulla…
– COSÌ…

18.
– La vita è data all’essere umano, alla formica,
Alla spiga di frumento, all’uccello, alla rosa, al cane…
– COSÌ…

19.
– La vita è data all’essere umano come un sogno.
Noi dormiamo, finché non ci toccheranno una spalla…
– OTTIMO!

20.
“Chi è simpatico? Quel macaco baffuto è simpatico? Ma dai!”
– ANDIAMO!

21.
– La vita è data all’essere umano, ma essa,
Purtroppo, non sempre riesce…
– AVANTI…

22.
– La vita è data all’essere umano non sempre.
E accade che non venga data mai…
– COSÌ…

23.
– La vita è data all’essere umano, poi
Gli viene tolta – ecco proprio…
– STOP!

24.
“Fammi vedere. Bha-ga-vad-gi-ta… Ma che cazzata è?”
– TRE-QUATTRO…

25.
– La nostra vita assomiglia al sole tra le nubi –
Ecco luccica e si nasconde alla vista…
– STUPENDO!

26.
“Ma non dica sciocchezze! Che cosa c’entra qui ‘Che disgrazia l’ingegno’, quando abbiamo ‘Le anime morte’…”
– TRE-QUATTRO…

27.
– In questa vita non calpesterai la vita.
Anche se non ci capirai nulla…
– Bene!

28.
“Penso con orrore che presto verrà l’estate…”
– TRE-QUATTRO…

29.
– La nostra vita non che sia apparente, ma non
Visibile a noi da tutti i punti dell’Universo…
– ECCEZIONALE!

30.
“Un praticante così da solo – be’, fa lo stesso, del resto. Ti guarda così – ohi, ohi, ohi… ”
– TRE-QUATTRO…

31.
– Nella nostra vita non è tutto come vogliamo, –
Cosicché è meglio se ci nascondiamo e tacciamo…
– STOP!

32.
“‘È tutto un gioco’ – chi l’ha detto?”

33.
“Di motivi ce ne sono diversi. In primo luogo, il sistema stesso…”

34.
“Ecco tu sei un umanista. Spiegami perché ‘cagare’ si scrive con la ‘G’…”

35.
“Signore! Ma sono tutti fatti della stessa farina. Si prenda quel…”

36.
“Sapete che cosa mi è venuto in mente? Al fine di rianimare un morto – estetico, ovviamente, – occorre ucciderlo di nuovo. L’importante è trovare un modo… Non è chiaro? Va bene, dopo…”
– TRE-QUATTRO…

37.
– Il legame causa effetto
Si è disgregato poco alla volta,
E, con audacia, senza nascondersi,
Ci si può mettere in viaggio…
– STOP!

38.
“Effettivamente, è strano. Un’ora e mezzo fa ha telefonato, ha detto: ‘sto uscendo…’”
– TRE-QUATTRO…

39.
– A guardia del margine montano
Una stella non dorme…
– STOP!

40.
“Varos Vartanovič! Ohi, mi perdoni, per amor di Dio! Varos Varosovič! Che ne pensa, è una cosa  seria?”
– TRE-QUATTRO…

41.
– Perché volare là dove gli occhi
Guardano impetuosi…
– STOP!

42.
“Che incubo! Semplicemente mi hai sconvolto… Solo due settimane fa lui e io… Era così allegro… Solo scherzi, arguzie… ”
– TRE-QUATTRO…

43.
– Invano, cogliendo con l’udito
Una notizia inquietante…
– STOP!

44.
“Sì, sì – so già tutto… Be’, certo, verrò – che domanda…”
– TRE-QUATTRO…

45.
– È inutile borbottare attraverso le lacrime
Parole avvizzite…
– STOP!

46.
“Smettila! Smettila subito! Non puoi fare così. Devi trattenerti… Il fazzoletto ce l’hai? Be’, ecco, va bene…”
– TRE-QUATTRO…

47.
– Non conviene costruire i ponti
Dal per sempre all’ora.
Non è forse meglio, calmandoci un po’…
– STOP!

48.
“Ricordo, discutevamo ancora su dove andare in estate… Si… Ecco, ecco… Noi pensiamo, facciamo progetti…”
– TRE-QUATTRO…

49.
– Siamo tutti apostoli  
del nuovissimo testamento in inverno.
Tra di noi ci sono personalità della luce,
Ma ci sono anche personalità delle tenebre…
– AVANTI…

50.
– Invano un grillo da un angolo
Canta del suo crudele destino –
È qui per sua stessa volontà,
E non è terminato il gioco…
– AVANTI…

51.
– Non è semplice salvarsi di corsa
Lungo un fiume rapido –
Non solo nelle bufere c’è la quiete,
Ma anche sulla riva…
– ANCORA…

52.
– Invano nell’ora ventosa
Ci dimeniamo con tutte le forze –
Già pregustando la tomba,
L’eroe appena nato…
– ANCORA…

53.
– Ma fin dove navigheremo, se la memoria coglie
A viva forza la giornata dell’altro ieri,
E la giornata ventura ci prepara
L’ennesima…
– STOP!

54.
– INSIEME:

55.
– La nostra vita da sola
Sfreccia sulle onde.
Lasciando scoperta
– STOP! ANCORA UNA VOLTA…

56.
– La nostra vita da sola
Sfreccia sulle onde.
Avendo la testa indocile.
– STOP! ANCORA UNA VOLTA…

57.
– La nostra vita di per sé
Sfreccia sulle onde.
Con incomprensibile
– STOP! DALL’INIZIO…

58.
– La nostra vita di per sé
Sfreccia sulle onde.
Con impossibile
– STOP! DALL’INIZIO…

59.
– La nostra vita di per sé
Sfreccia sulle onde.
Con infinita malinconia
– STOP!
VA BENE. E’ TUTTO. BASTA. GRAZIE.


Questioni di letteratura (1)

1.
Ed ecco scrivo…

2.
Scrivo con l’ululato del vento, col sibilo dei telai delle finestre, col rumore della risacca…

3.
Scrivo: “Qui è iniziato qualcosa di inimmaginabile!”

4.
Scrivo col rumore della risacca, con gli attacchi di una malinconia nauseante, col tintinnio del vetro…

5.
Scrivo: “È difficile perfino immaginare che cos’è iniziato qui!”

6.
Scrivo col tintinnio del vetro, tra gli sguardi beffardi degli astanti, con l’ululato del vento…

7.
Scrivo: “Non è neanche possibile descrivere che cos’è iniziato qui!”

8.
Signore! Che cos’è iniziato?

9.
Ma c’è qualcuno che sappia spiegare che cosa significa tutto questo?

10.
Se c’è, chi è?

11.
Se non c’è, perché?

12.
E perché qui ci sono i bambini?

13.
Dov’erano?

14.
Che facevano i bambini nel bosco?

15.
Si comportano bene i bambini?

16.
Chi hanno incontrato i bambini vicino alla casa?

17.
Chi tra i bambini cura correttamente le piante in camera?

18.
Che cosa fanno i bambini scorrettamente?

19.
Perché a tutti loro nessuno spiegherà che qui non è posto per loro?

20.
Perché la finestra è aperta?

21.
Che cosa c’è sul tavolo?

22.
A che servono queste cose?

23.
Come si possono chiamare tutte queste cose con una sola parola?

24.
Che cosa bruciava e si è spento nel camino?

25.
Dove bruciava e si è spento un flebile carboncino?

26.
Quale carboncino bruciava e si è spento nel camino?

27.
E in generale, di che si tratta?

28.
Chi si è rivolto all’anziano traghettatore col “tu” e che cosa ne è venuto?

29.
A chi Nikolaj ha dato del “tu” e che cosa ne è venuto?

30.
Come si è rivolto Nikolaj all’anziano traghettatore e che cosa ne è venuto?

31.
Da dove è sbucato l’anziano traghettatore?

32.
Che c’è dietro Nikolaj?

33.
La vita di chi è cambiata nel modo più decisivo dopo una telefonata ascoltata casualmente?

34.
E di quale spettacolo sconvolgente siamo diventati tutti spettatori, quando finalmente si è dissipato il denso fumo nero?

35.
E il bambino di chi non ha parlato fino a quattro anni, poi all’improvviso ha pronunciato la parola “Mondrian”?

36.
E concretamente quali gesti eroici compie l’amante appassionato dell’allegra pastorella per ottenere la sua benevolenza?

37.
E che cosa ha risposto Katen’ka Buturlina alla perplessità del tennista inglese riguardo al suo matrimonio così improvviso?

38.
Che cosa l’ha costretta a girarsi repentinamente e a impallidire come un lenzuolo?

39.
E che cos’è successo là, dopo di che, incontrandolo casualmente sui gradini dell’Opera, lei l’ha guardato come se lo vedesse per la prima volta?

40.
E quanti anni aveva Aleks all’epoca dei fatti descritti?

41.
Come sono finiti tutti quegli intrighi indegni attorno all’eredità?

42.
E com’è finita la discussione su quale delle funzioni della lingua è più originaria?

43.
E su chi tra i francesi è meglio?

44.
E su chi hanno colpito nell’ultimo atto?

45.
E su chi ama di più la Patria?

46.
E dove, finalmente, passa quel famigerato confine di cui non si fa che parlare?  

47.
Dov’è?

48.
E in generale a che serve tutto questo?

49.
E in che modo un tizio, pare, di cognome Tupikin si è ritrovato in un appartamento altrui?

50.
Che ha fatto là?

51.
Chi è?

52.
Un volto. Stretto in basso, che si allarga verso l’alto. La fronte ampia. L’espressione degli occhi dura, priva di segni di riflessione. Chi è?

53.
Il mento che sporge in avanti. I lembi, tirati giù, del cappello grigio. L’andatura incerta. Lo sguardo eternamente colpevole. Ma chi è?

54.
Ma chi ha detto che non vuole mangiare?

55.
Ma chi camminava sul lato soleggiato della strada, mentre in quello in ombra si sviluppavano gli avvenimenti principali?

56.
Ma chi ha detto che per lui tutto fa lo stesso?

57.
Ma chi ha provato un’inspiegabile agitazione per aver solo visto le piante nude dei piedi?

58.
E chi ha affermato di condurre una conversazione diretta con la lingua nella lingua della lingua?  

59.
E chi per primo ha notato che qualcosa non andava, ma ha taciuto?

60.
Comunque di che si parlava durante quel celebre incontro?

61.
E questo da dove sbuca?

62.
Da dove è venuta, per esempio, la cornacchia zoppa sulla neve sporca?

63.
E da dove vengono il recinto crollato e il terrazzino d’ingresso ghiacciato?

64.
E lo sterco secco di passero sul manico della vanga?

65.
E il salsicciotto raggrinzito sul gradino inferiore della scala mobile?

66.
E cadere, scivolando su una buccia di banana?

67.
E rompere con un mozzicone di gesso gli occhiali all’insegnante di disegno tecnico?

68.
E tentare in tre di ficcare una gallina viva in una valigia?

69.
E andare ogni giorno a fare le iniezioni a piedi per mezz’ora, e l’odore inquietante di etere?

70.
E la morte di un chirurgo ubriaco in un fosso?

71.
E il parrucchiere ebreo nella sauna di Mytišči? (2)

72.
E la sauna stessa?

73.
Da dove viene tutto questo?

74.
E in generale, perché tutto è proprio così e non diversamente?

75.
E chi è la vecchietta tutta ordinata, che col bordo della manina spiana una piega sulla tovaglia inamidata, racconta, racconta sempre qualcosa?

76.
E chi sono quei vicini, una coppia anziana, che pare si ricordino di me dalla nascita?

77.
E che c’entra la galanteria fuori moda del professor Vol’fson, quando la questione parrebbe riguardare tutt’altro?

78.
E qual è lo spolverino a scacchi, dimenticato da qualcuno su una panchina da giardino?

79.
E che cosa si distendeva là fino all’orizzonte stesso? Beh ormai non si ricorda…

80.
Ma quale “filuzzo di aneto”? Da dov’è sbucato il “filuzzo di aneto”?

81.
Quale altro vecchietto? Con quali occhi lacrimanti? Da dove è apparso?

82.
Oppure ecco è stato scritto: “Con una matita in mano potrei dimostrare…” e così via. Dimostrare che cosa? Con quale altra matita?

83.
E che sono simili labbra, come ricurve in un sorriso avvelenato? Le labbra di chi? Perché?

84.
Perché all’improvviso lui ha stabilito che proprio io so dov’è andata a finire il suo astuccio coi compassi?

85.
Come faccio a saperlo?

86.
E perché all’improvviso papà e mamma si sono scambiati uno sguardo appena percettibile?

87.
E perché percepisco di arrossire irrefrenabilmente, che sugli occhi scendono le lacrime di una cocente vergogna?

88.
E si può forse dimenticare l’attimo in cui, in un silenzio tonante, all’improvviso è echeggiato piano, ma chiaramente: “Mammina… sono stato io… Ho preso io l’orologio di papà…”?

89.
Come dimenticare tutto questo?

90.
Ma chi è stato?

91.
E che cosa gli occorreva?

92.
E perché se n’è andato così stranamente – senza salutare?

93.
E a chi erano rivolte le parole: “Vecchio, l’ho sentito molte volte, ma non mi è capitato di vedere..”?

94.
E oltre: “Dimmi, chi di noi è riuscito farsi strada?”

95.
E questo a che cosa si riferisce: “Un giorno, col vento umido, quando non riuscirò a star seduto né ad alzarmi, col sangue in bocca verrò a cercarti…”?

96.
E questo: “Con un pezzetto di gesso accanto alla lavagna comparirà davanti a te in mezzo alla malinconia omerica l’eroe lirico”?

97.
E questo: “Non ci andrò, non mi appoggerò, non farò macchie…”?

98.
E oltre: “E davanti a te apparirò più bianco di una tela…”?

99.
E in generale, che cosa significa tutto questo?

100.
Ed ecco leggiamo.

101.
Leggiamo con l’ululato del vento, col sibilo dei telai delle finestre, col rumore della risacca…

102.
Leggiamo col rumore della risacca, con gli attacchi di una malinconia nauseante, col tintinnio del vetro…

103.
Leggiamo col tintinnio del vetro, tra gli sguardi beffardi degli astanti, con l’ululato del vento…

104.
Leggiamo:

105.
Signore! Che cos’è iniziato qui?

106.
Tutti balzarono dai propri posti.

107.
Persone, che non si conoscevano, presero ad abbracciarsi e a baciarsi.

108.
Un buffo grassone, estraendo un fazzolettino dal bavero, cominciò ad agitarlo come una bandiera.

109.
Una dama dall’aspetto assai decoroso stampò un bacio al giovane sacerdote, cosa che lo confuse non poco.

110.
E che dire dei bambini?

111.
In una parola, alla generale esultanza non c’era fine.

112.
In quel momento ciascuno di noi fu dominato dalla netta sensazione che tutte le cose spaventose e pesanti in tutta la nostra vita fossero svanite per sempre.

113.
E davanti solo una gioia infinita.

114.
La gioia per sempre.

115.
Del resto, è tutto in ordine…


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