a cura di Giovanna Frene
Cinque poesie dalla raccolta antologica La colomba dell’arca, scelta, traduzione e introduzione a cura di Pasquale Di Palmo (Medusa 2020).
SPOSTAMENTI #105
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
“L’opera di Robert Desnos viene in genera associata a quella straordinaria stagione surrealista conosciuta per le particolari investigazioni intraprese in campo onirico. I cosiddetti ‘sogni ipnotici’ trovarono soprattutto in Desnos e René Crevel gli ideali rappresentanti di quell’écriture automatiche professata da Breton nei suoi manifesti e nei suoi scritti di taglio teorico. […] I surrealisti avevano al riguardo precedenti illustri, basati sull’opera di quegli autori irregolari che, come Rimbaud e Lautréamont, avevano prefigurato la tecnica degli ‘accostamenti analogici casuali’ teorizzati nella prima fase del surrealismo. Si pensi in questo senso all’«incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo anatomico» descritto da Lautréamont che aprirà la strada, negli anni Trenta, al metodo paranoico-critico di Dalì, quando Desnos non faceva più parte del movimento surrealista, a causa degli attriti nati con Breton per le discordanze di matrice politica riguardanti la fase più dichiaratamente engagée del surrealismo.
Desnos rimarrà tuttavia fedele a un’idea di poetica assoggettata agli ideali di libertà e indipendenza che lo porteranno a morire nel campo di concentramento di Terezin per aver preso parte attiva nelle file della Resistenza. Il momento d’oro della sua poesia si può inscrivere soprattutto negli anni Venti quando compone quella deflagrante raccolta intitolata Corps et biens, uscita per i tipi di Gallimard nel 1930, pressoché in concomitanza con il Second manifeste du Surréalisme in cui Breton congeda alcuni suoi seguaci, tra cui il medesimo Desnos, rei di non aver seguito le direttive politiche che sfoceranno di lì a poco nella costituzione di una nuova rivista, dal titolo quanto mai eloquente di ‘Le Surréalisme au service de la devolution’, che subentra a ‘La Révolution surréaliste’. Breton imputerà a Desnos di essere rimasto ancorato a quella primigenia concezione del surrealismo, caratterizzata appunto dalla scrittura medianica e dai ‘sonni ipnotici’, senza aver saputo adeguarsi alle nuove esigenze di carattere ideologico sorte all’interno del gruppo. […]
Corps et biens è una silloge caleidoscopica, dai toni e dagli stilemi variegati, non di rado esaltati, in cui la blague e l’elemento ludico si coniugano a una sperimentazione indefessa, che rinasce in nuova forma, come araba fenice, dalle ceneri del proprio dissolvimento. Il titolo deriva dall’espressione idiomatica ‘perdre corps et biens’ che indica il naufragio di una nave e la conseguente perdita di equipaggio e beni trasportati. Uno dei motivi ricorrenti del libro è quello linguistico: il procedimento dei calembours crea un effetto polisemico che avrà notevoli ripercussioni sulle indagini poetiche dei decenni successivi. […]”
(Dall’introduzione di Pasquale Di Palmo)
Sono così poco aberranti i miei canti
Che non arrivano a Longchamp
Muoiono prima di raggiungere i campi
Dove i buoi se ne vanno leccanti
degli astri
disastri.
Lingua cotta
I
Quel vegliardo ancora violetto o rosa o arancione
indossa pantaloni a proboscide d'elefante.
Amore mio lanciami quello sguardo caldo
in cui si leggono bianche intenzioni!
Ritratto prolungato delle nostre anime
parleremo a cuore chiuso
e questo cuore giacerà sul piede?
O tutta la notte giocheremo con mani congelate?
II
Con voce nera
con voce scarna
mi ha sedotta
nella notte sottile
nel giorno dei tempi.
Vestirsi di un crespo di capelli
musa dai seni morenti.
E la voce rotonda
sostiene che è schiava la strada.
Che luce al forno quel giorno!
Canzone di caccia
La cacciatrice senza fortuna
dal suo seno sui suoi chasselas scende il suo sangue
scamiciata sopra questo suolo caldo così caldo
gatto selvaggio
gatto gatto selvaggio equivalente a saggio
gatto saggio o saggio selvaggio
lasciate seccare le cacce leccate
caccia questi carri senza cavalli e questa spina dorsale
senza scialli
cacciatrice così sicura
la sua sorte che un'ulcera sigilla
cosa senza dolore
canzone senza carne misera canzone.
Il verbo al mocassino
Tu mi suicidi, così docilmente.
Eppure ti morirò un giorno.
Io conosceremo questa donna ideale
e lentamente nevicherò sulla sua bocca.
E forse pioverò anche se faccio tardi, anche se volgo al sereno.
Noi amate così poco i nostri occhi
e crollerò questa lacrima senza
ragione ben inteso e senza tristezza.
senza.
La colomba dell’arca
Maledetto
sia il padre della sposa
del fabbro che forgiò il ferro della scure
con la quale il boscaiolo abbatté la quercia
in cui si scolpì il letto
dove fu generato il bisnonno
dell'uomo che conduceva la vettura
nella quale tua madre
incontrò tuo padre.
14 novembre 1923
Robert Desnos (Parigi, 4 luglio 1900 – Terezin, 8 giugno 1945) è stato un esponente di spicco del surrealismo, collaborando alle manifestazioni del gruppo e al suo organo ufficiale di stampa, “La Révolution surréaliste”, gruppo dal quale verrà gradualmente a distaccarsi, per divergenze di carattere ideologico. Impegnato in attività antirazziste nel corso della Seconda guerra mondiale, viene arrestato dalla Gestapo nel suo appartamento di Rue Mazarine e deportato in vari campi di sterminio, tra cui quelli di Auschwitz, Flöha e infine Terezin, dove morirà di tifo. Le ceneri del poeta sono sepolte a Montparnasse.
Tra le sue opere si ricordano: le raccolte di poesia Corps et biens (1930) e Fortunes (1942), e i romanzi La liberté ou l’amour (1927) e Le vin est tiré… (1943). Nel 1999 Gallimard ha stampato, a cura di Marie-Claire Dumas, le Opere di Desnos nella prestigiosa collana “Quarto”.






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