a cura di Giovanna Frene
Cinque poesie da Cronache di fine Occidente e La collina del Dingh, due opere riunite in un solo volume con note di Lorenzo Gattoni e Marco Munaro (puntoacapo 2023).
fotografia di Beniamino Procaccini
SPOSTAMENTI #111
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Pondel
Persino qui. Dove la Dora
viene giù nervosa, e schiuma,
stipata troppo stipata tra sassi rocce
e un salto dopo l'altro,
persino qui dove Augusto e Caius Avillus,
mastro padovano anno 3° Avanti Cristo,
alzarono 56 metri di questo ponte che trasportava l'acqua.
Guardali. Managers dal Giappone a picco sotto il sole
al centro del ponte, al centro dell'incredibile panorama,
guarda gli I-phone i tablet le Nikon
e io vigilo all'ombra delle conifere.
Quanta energia – mi dico –
quanto stupore e trasalimenti alla vista delle orme,
quanto infantilismo per la maliamo dei reperti:
e nessuno che capisca
che anche allora era banale il presente degli avi.
Per piano solo, urna e margherite
Un'urna di cenere sul greto erboso del fiume
l'eterna musica dell'acqua
più in là la luce di giugno per colline e campagne
più in là l'azzurropepita per cielo e montagne
e a ridosso dei dossi che precedono il borgo in disuso
l'aria, il vento e il regime di brezza
quel leggero dondolare delle acacie
quel leggero dondolare di quattro margherite
che sembrano dire tu non ti trasformare
resisti, tu continua a parlare.
(dal libro Cronache di fine Occidente)
Preludio
ora come ora caro tu
le chiacchiere stanno a zero:
vorrei tanto dedicarmi all'armonia tra l'Io e il Creato
e bulinare anch'io con le Maiuscole e gli Assoluti:
ma qui Damocle sbarra la vista verticale
ed è semplice
e si palpa alla grande la fragilità dell'impianto.
Le mani dei miei antenati
Omaggio ai maestri (Zbigniew Herbert)
Senza sosta lavorano in me le mani dei miei antenati
sottili forti ossute mani avvezze a tenere le redini
a brandire la spada la sciabola lo stocco
– Oh quanto è sublime la quiete – del colpo mortale
Che vogliono dire le mani dei miei antenati
mani olivastre dall'oltretomba
di certo che non devo arrendermi
per questo mi lavorano come un impasto
dal quale deve uscire pane sicuro
E cosa che va oltre la mia immaginazione
mi mettono con fare brusco in sella
e i piedi nelle staffe
Battesimo
Intanto nel ricordo di ieri
di quando padre Vàldemar gli tracciò
quell'antico segno sulla fronte
intanto in questo antico silenzio
che ancora scalda il cuore del mattino
lo cullo, mi dondolo insieme a Emanuele mio
e nella calma antica che illumina il suo sorriso
nella luce che ancora smaglia i mattoni imperiali di Roma
gli soffio io, adesso gli soffio sulla fronte
il soffio dei poeti non credenti.
(dal libro La collina del Dingh)






Rispondi