a cura di Ilaria Palomba
Bordi
#9
Carlo Ragliani redattore in Atelier Cartaceo, e caporedattore in Atelier Online, ha pubblicato Lo stigma (italic, 2019), La carne (Ladolfi, 2024; Segnalazione speciale al premio Montano, ed. XXXVII). La carne – σάρξ – è una silloge nerissima, esegetica e cioraniana, dove la fede si compie nella negazione, nella morte. Il versificare scarno, raggiunge l’essenza sfrondando ogni orpello estetizzante. Incentrata sul tema della morte e dell’essere morti in vita, attraversa la via della croce, il tradimento di Giuda, la santità d’amore nell’abnegazione. Raggiunge uno spazio verticale, privo di luminosità, dove il contatto tra vivi e morti è proibito a chi resta. Sembra un oscuro dono per chi si è sporcato di una colpa che non può essere mondata, prima che la notte sia completa è dato al poeta di contemplare l’ultimo vespro, mentre il sogno sembra sostituire la vita, nell’auspicio che il tormento sprofondi nel sangue, nel fango, nella fogna. Qui il sacro ha il valore del sacrificio, non si congeda dall’umano restituendogli un’aura, il sacro è il rovescio dell’uomo che si nutre del sacrificio. All’umano resta la via del silenzio.
Riporto alcune note essenziali per la lettura della silloge. Le illustrazioni contenute nell’opera sono a cura di Andrea “Nix” Nicolato, realizzate con inchiostro nero indiano su carta nel corso del 2021. La citazione di Paolo (II Corinzi 4:12) in apertura al testo è tratta dalla versione delle Scritture C.E.I. Gerusalemme: “Si Deus est, unde malum? Si non est, unde bonum? Boezio, La consolazione della filosofia, libro I, cap. IV
Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita”. Dalla medesima, tutti i passi contenuti in nota. Le stanze «dove il sibilare / della serpe / è il respiro / del- l’angelo» del testo non guardare indietro citano implicitamente il Sermone Beati pauperes spiritu di Meister Eckhart: «[…] perciò preghiamo Dio di diventare liberi da Dio, e di concepire e godere eternamente la verità là dove l’angelo più alto e la mosca e l’a- nima sono uguali; là dove stavo e volevo quello che ero, ed ero quel che volevo» (Milano, Adelphi, 1985, p. 130 ss.).
I versi «di nomi / nudi» del componimento miglia su miglia citano il secondo emistichio dell’esametro contenuto nel verso 952esimo, libro I, del De contemptu mundi di Bernardo di Cluny: “Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”. L’introduzione è di Ianus Pravo, e la lettera in calce di Giorgiomaria Cornelio. Carlo Ragliani è un poeta raro, originale quanto il sudore della sua ricerca, giunta a un punto di estrema sintesi e scavo.
la pietà
sarà umiliata
e l’attesa
nullificata
quando i morti
tracceranno la via
sarà santo
il silenzio
*
non guardare indietro
non osare
nessun passato
nessun futuro
abisseremo
dove il sibilare
della serpe
è il respiro
dell’angelo
*
il regno
si svuota
sulla croce
sublime
ogni atto
della carne
ove il verbo
si fa per morire






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