a cura di Giovanna Frene
Cinque poesie da Una scelta/A Choosing, testo inglese a fronte, traduzione e cura di Bernardino Nera, con una nota di Carol Ann Duffy e postfazione di Bernardino Nera (ArgoLibri 2022, Chimere 1 – Poesie straniere, Collana diretta da Lello Voce e Valerio Cuccaroni).
Spostamenti #122
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
“Liz Lochhead ha esordito nel mondo editoriale nel 1972 con l’opera premiata Memo for Spring ed è difficile descrivere l’impatto che questo piccolo volume di poesie ebbe in quel periodo. La primavera (Spring) della Lochhead sbocciò nel contesto prevalentemente maschile della poesia scozzese e tuttavia riuscì a renderlo femminile. In tutte le sue opere successive, in poesie quali What the Pool Said on Midsummer’s Day (Quel che disse la pozza un giorno di mezza estate), Liz Lochhead ha continuato, attraverso la lingua, a trovare nuovi modi per sostenere il suo paese. La sua nomina a Makar (poeta nazionale) nel 2011, successiva a quella del suo caro amico Edwin Morgan, si è, in tal senso, caratterizzata come un evento legittimo e ineluttabile. L’unicità della sua voce, una miscela calda di ritmi bizzarri, linguaggio da strada, verve del mondo dello spettacolo, tenero lirismo e Scots, ha consentito l’emancipazione di tutta una generazione di scrittrici che sono state influenzate da lei e a lei si sono ispirate: Katheleen Jamie, Janice Galloway, Ali Smith, Jackie Kay e molte altre. […] I suoi monologhi di donne comuni in situazioni serie o facete le hanno procurato una popolarità che oggi l’ha elevata al rango di patrimonio nazionale, e tuttavia lei è rimasta umile e modesta: una modestia radicata nel suo talento e sensibilità di poetessa d’amore. Le poesie d’amore, che aprono la presente raccolta, risultano essere le più pregiate tra i suoi componimenti recenti […].”
Una serata a casa
Caro, stasera voglio festeggiare
non il tuo compleanno, no, neanche il mio.
Non è l'anniversario di quando ci siamo conosciuti,
o della prima volta a letto o di quando ci siamo sposati, e il vino
è robaccia da supermercato. Sto giusto per grattugiare
del rap-trap cheddar sullo sformato di verdure, che ci farà bene.
Certo è ben diverso dalla festa che – penso che tornerai fra poco,
e di colpo così felice di stare proprio qui, io
ora, nella nostra cucina splendente – vorrei essermi fermata e essere
uscita a fare la spesa, e aver preparato e assaggiato prima.
Torna a casa! È stata una lunga giornata. Dai nostri finestroni
sta spuntando tonda e chiara, la luna perfetta.
Epitalamio
per Joe and Anne Thompson
Per le Nozze, l'amore e solo l'amore è l'argomento.
Bella cerimonia, poi mano nella mano andiamo
portando i nostri giorni cambiati, ancora rischiosi, il nostro compimento.
Pensiamo di conoscerci, ma tutto quel che sappiamo
è che l'amore ci sorprende. Come quando il sole scaglia
un raggio improvviso che illumina e fa brillare la pioggia
su una strada di Glasgow, o quando il primo soffio frizzante secco
della Primavera Botanica muta l'aria di febbraio in champagne.
La gioia è contagiosa: i tuoi amici di tutti i giorni
oggi la vestono con ricercata eleganza,
rinnovano in se stessi il vero giusto fine
non lasceranno che le annose pene distruggano le vite passate.
Quando ci mettiamo; del tutto aperti, ai piedi del nostro amore
ritroviamo noi stessi e tutto il mondo ricreato.
La cernita
Quando mia madre morì, i suoi vestiti da ballo
mutarono il loro colore reale
nel colore che immaginavo avessero.
Riesco a sentire il peso delle scarpette argentate a punta
oscillare dalle stringhe alle caviglie mentre ancheggia
camminando verso suo papà, stordita
dai baci di un aviatore. È qui che dovrò imparare
a chiamarla la casa di mio padre, sì ogni
straccio vecchio me la raffigura in modo più vivido
di un'istantanea Ilford su un lungomare
con un cardigan bianco e proprio quel vestito.
Vecchi rossetti. Calze trasparenti.
Etichette come Harella, Gor-ray, Berketex...
Mentre stipo interi completi dentro sacchi della spazzatura
per beneficenza
ogni orpello ai miei occhi è un marchio di utilità
e questo è utile:
la tristezza dei vestiti senza più un proprietario,
la decenza dei soprabiti buoni con le spalle imbottite
nel buio degli armadi,
la sobrietà dei risvolti,
da cui invisibili lamelle di pelle sfuggono
come quella vita che non vorrà finire in modo ordinato.
Poesia per mia sorella
A mia sorella piccola piace provare le mie scarpe,
comminarci tutta impettita,
ammirare le sue gambe esili affusolate di dodicenne
come va di moda.
Dice che le calzano perfettamente,
ma barcolla
su quei tacchi alti,
è difficile starci in equilibrio.
Mi piace guardare mia sorella piccola
giocare a campana, ammirare i suoi salti e balzi precisi,
i guizzi lesti
non sbaglia mai un salto,
né calpesta le righe.
È molto brava a questo gioco.
Provo a mettere in guardia mia sorella piccola
sulle scarpe non adatte,
le faccio notare i miei piedi storti, i calli,
le strane chiazze e i duroni.
Non vorrei vederla
nei miei panni.
Vorrei che fosse
ben calzata e piantata
con i piedi per terra.
L’offerta
Mai e poi mai
torneresti indietro.
Domenica,
l'odore recente del bacon
poi la lieve emozione
per l'offerta sulla muffola.
Ricordare come la fascia elastica in testa irritava.
Oh la noia,
e come una leccata di saliva diventata color viola o rosa
dal libro degli inni sacri che ti infastidiva.
Forse la tua vicina aveva
immagini in technicolor di
Gesù che cura i lebbrosi
tra le pagine sottili della sua bibbia
o ti avrebbe accarezzata con il velluto
di un petalo di rosa pressato
finché qualcuno che succhiava una mentina
e odorava di naftalina
ti dava un colpetto e ti sibilava di non agitarti.
Ricordare il canto
(con parole e atti)
e come non capivi
davvero mai quello di Nic-
odemo che incontra Gesù di notte.
Domenica,
possibile che una zia
sarebbe passata per una visita con una cugina.
Tutti mangiavano un gelato
e le vostre madri vi mettevano a confronto,
vi mettevano dritte accanto al fermaporta
e vi misuravano.
Domenica, possibile che in tarda serata
ci sarebbe stato un incontro tra confratelli.
Donne sgraziate con in testa cappelli per coprire
capelli incolti. A
cantare a squarciagola sotto i lampioni, nella nostra strada!
E il capo
strillava una probabile Apocalisse,
cercava di vendere la Salvezza.
Tutti alzavano il volume della televisione.
Mai e poi mai
dovresti tornare indietro.
Pia illusione.
Ti accorgeresti ancora di non essere all'altezza...
L'evangelista si sgolerebbe ancora dietro la vetrata,
inascoltato.
Ancora non capirai
il canto, gli atti o la parola.
Il gelato sarà nauseante, troppo dolce, troppo melenso.
E l'offerta
ancora incerta e stretta nella tua mano.
Liz Lochhead nasce a Motherwell, Lanarkshire, alla fine del 1947. Da ragazza è un’avida lettrice di romanzi e di poesia, dimostrando subito una spiccata propensione per le materie letterarie e per l’arte. Nel 1965, dopo gli studi secondari, si trasferisce a Glasgow per iscriversi alla locale School of Art. Dal disagio nato per il confronto tra il suo stile figurativo-narrativo e la contemporanea tendenza all’astrazione, Lochhead decide di dedicarsi alla scrittura poetica attraverso il tirocinio nell’ambito del corso di scrittura creativa organizzato da Stephen Mulrine, un docente dell’Art School’s Liberal Arts Department, e poi frequentando i laboratori “extra mural writers” organizzati dal poeta e critico Philip Hobsbaum, che le servono per perfezionare il suo stile. Nel 1971 vince il concorso di poesie indetto da Radio Scotland e l’anno successivo pubblica la sua prima raccolta di poesie. La poetessa inizia così una serie di letture pubbliche che culminano nell’Edinburgh Festival; la popolarità crescente le fa quindi vincere lo Scottish Arts Council Book Award. Negli anni Ottanta si dedica anche alla scrittura per teatro. Tra le sue opere poetiche, si segnalano: l’antologia The Grimm Sister (1981), le raccolte Dreaming Frankenstein & Collected Poems (1984), The Colour of Black & White (2003), Fuggitive Colours (2016). L’antologia Choosing è del 2011, anno in cui la poetessa viene insignita del titolo di “Makar”, poeta nazionale della Scozia.






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