Anteprima editoriale
per Kebab con tutto (Edizioni del Faro, 2024)
LA VIOLENTA MUSICA DELLA LIBERTÀ
A José Martí, poeta rivoluzionario
Cuba mi insegnerai con dolore
a guardare più avanti
delle spiagge dorate
delle vecchie automobili
del sorriso sdentato di barbabietola
e canna da zucchero
il sigaro del Che in un bar dell’Avana
le sere agitate, i menù turistici
e la musica in strada, interrotta
da un coro di verdi lumache
ammaestrate a cantare la democrazia
che muore a Guantanamo Bay
– la prigione più grande del mondo –
negli occhi ingessati di Cnosso
rivedo il disegno di Castro
i pugni alzati e i sogni infranti
rivedo Telemaco e il sistema decimale
mani forti e voglia di esistere
nel grande racconto di un socialismo
incompiuto, perché forse alla fine
aveva ragione Trotsky
e la rivoluzione in un solo Paese
non dura, se non a caro prezzo
nel colpo alla testa di Kennedy
nel rovesciamento di Batista
nel grido di disperazione della tua terra
– ma come si fa a raggiungere la meta?
Un manuale di marxismo-leninismo
non saprebbe spiegarlo in modo efficace:
y el pueblo desunido jamas será
descobierto, hasta la proxima parada
que no habla, que no sueña
y muere todo los dias, en la calle
esperando que el mundo se despiertes.1
Ti ho incontrata sulle banchine
di questo ennesimo viaggio mentale
che mi assoggetta e mi protegge
dalle fronde più spinose del reale
ti ho riscoperta piccola e fragile
come un pupazzo di paglia che brucia
in un campo per tenere lontani i corvi
e i latifondisti, ti ho vista in cerca
di Maalox e medicine a bordo strada
pagandole a peso d’oro, ti ho vista
dare il culo e pulire le case dei ricchi
ti ho vista manifestare solidarietà
ai credenti, quasi a scusarti
del tuo ateismo, ti ho vista raccogliere
stelle lucenti sul fondo dell’Atlantico
e non potere sfamare i tuoi figli
pur di opporti alla guerra imperialista
ti ho vista in ginocchio con i rammendi
pregare per trovare un lavoro
e non trovarlo perché comunista
ti ho vista sfoggiare il tuo odio di classe
riprenderti il sole, la giovinezza, la follia
mentre i gatti, pazzi d’amore,
urlano nelle grondaie
e il gallo, come me, intona un inno
mai solo, mai stanco, mai colpevole.
Gallerie di velluto e musica,
cumbia nella Floridita e daiquiri,
la statua di Hemingway mi osserva
dal bancone: “come ci siamo ridotti?”
Non so rispondere, ma i turisti americani
pagano ragazze facilmente corruttibili,
bambini chiedono caramelle per strada,
tassisti abusivi fanno leva sulla paura
“¿quieres una corsa, un carro, un cambio?2”
passo più tempo a sorridere scuotendo il capo
che a guardare – una giovane madre
allatta il figlio mostrando il seno sulle scale
“pero la base de nuestro patriotismo
es nuestro internacionalismo3”, diceva Ernesto
ricorda la casa dipinta con la sua citazione
e il miglior mojito che tu abbia mai provato
è un gran disincanto riscoprirsi ignoranti
e – fuori da ogni retorica – incapaci
di comprendere che il popolo ha ragioni
che la politica non può recepire
perché la politica nasce dalla volontà
di cambiare o mantenere le cose come stanno
mentre il popolo nasce dal bisogno
e il bisogno è qualcosa di cui vergognarsi
nell’unico Paese in cui un poeta
è sulle banconote da un peso cubano:
“tra le arti sono arte, tra le carte sono carta”
direbbe José Martì, se fosse ancora vivo.
La statua di John Lennon sorride al parco,
una guardia controlla che non gli rubino gl’occhiali
(forse era un sognatore e non era certo l’unico)
ma se parli di distruzione puoi fare a meno di lui.
Dopo esserci impadroniti dei mezzi di produzione
volevamo impadronirci dei mezzi di consumo;
perdonaci, Ernesto, se puoi: sapevamo troppo poco
del mondo là fuori, mentre lo facevamo
e alla TV c’erano le canzoni di Elvis e alla radio
la voce dei Beatles e di BB King, hermanita,
il cantante rompe il silenzio e il ritmo incalza
mentre salpiamo per la Baía sull’ultimo traghetto
l’Atlantico ci saluta al tramonto, il sole si schiude
verso altri luoghi, illuminando terre più floride
mentre da questo lato del mondo il buio cresce
e solide rocce scolpisce nel vento di scirocco
1.«E il popolo diviso / non sarà mai / scoperto, fino alla prossima fermata / che non parla, che non sogna / e muore tutti i giorni, nella strada / aspettando che il mondo si risvegli».
2.«Vuoi una corsa, un’automobile, un cambio?».
3.«però la base del nostro patriottismo/ è il nostro internazionalismo».





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