cura e traduzioni di Floriana Marinzulli e Bernardino Nera
Ritorna in libreria per Crocetti, a dodici anni da Lo splendore del tempio, una nuova antologia poetica di una delle più importanti voci contemporanee della poesia in lingua inglese.
Carol Ann Duffy, conosciuta per la sua scrittura accessibile e incisiva, è stata la prima donna e la prima scozzese a ricoprire il ruolo di Poetessa Laureata della Gran Bretagna (2009-2019). La sua capacità di rivisitare miti e personaggi storici con una prospettiva moderna e femminista, costruendo nuove interpretazioni attraverso il suo inconfondibile stile lirico e narrativo, l’hanno resa una delle voci più amate dal grande pubblico. La Duffy è stata vincitrice di numerosi riconoscimenti letterari come il Dylan Thomas Award, il T.S. Eliot Prize, il Costa Book Award e il PEN Pinter Prize.
Carol Ann Duffy sarà ospite del Festivaletteratura di Mantova
Carol Ann Duffy con Silvia Righi
MI PIACE USARE PAROLE SEMPLICI MA IN MODO COMPLICATO
5 settembre ore 16.45
Aula Magna – Seminario Vescovile
Durante l’evento, attraverso il dialogo e le letture, l’autrice di Poesie d’amore ripercorrerà alcune delle sue opere più iconiche, mettendo in luce le tematiche che caratterizzano la sua poesia, come l’amore, la perdita, l’identità e la condizione umana, per offrire al pubblico una visione intima del suo processo creativo.
L’autrice parlerà in inglese, con interpretazione consecutiva in italiano
dall’Introduzione
La poetessa di lingua inglese tra le più apprezzate e amate nel Regno Unito e a livello internazionale, Carol Ann Duffy ha scelto di pubblicare per Picador quattro antologie, il cui titolo ne svela l’essenza tematica: Love e Elegies, pubblicate nel febbraio 2023, Nature e Politics, a seguire subito dopo, nel mese di marzo. Le raccolte offrono al lettore una selezione scelta di testi tratti dall’ampia produzione artistica della poetessa, che si estende in un arco temporale quasi quarantennale dal 1985, quando esordì con la sua prima raccolta di poesie dal titolo Standing Female Nude, ad oggi. In ciascuna silloge vi è però una poesia inedita, coerente con la tematica poetica trattata. La raccolta di poesie che qui presentiamo al pubblico italiano con il titolo Poesie d’amore (Love), in traduzione con il testo originale a fronte, comprende una scelta soggettiva limitata di Carol Ann Duffy delle liriche d’amore, che invece costituiscono buona parte della sua produzione poetica. A tal proposito la Duffy non nasconde come questo genere letterario sia tra i più ardui da comporre, in quanto più incline ai cliché, e al riguardo sostiene: “Dire qualcosa che è stato detto in precedenza rende la poesia d’amore uno dei generi letterari più difficili ed eccitanti da comporre”.
Le poesie proposte qui trattano di volta in volta i molteplici volti dell’amore, nelle sue diverse declinazioni e manifestazioni di passione, brama e struggimento, che si tramutano in stati di sofferenza, separazione, perdita e lutto, e nel contempo giocano sull’elemento dell’ambiguità nei confronti dell’oggetto del desiderio, al quale sovente non viene dato un nome né un’identità specifici. Si innesca in tal modo un’operazione di esplorazione e rinegoziazione dei rapporti tra innamorati con l’intento, da parte della poetessa, di sovvertire la divisione sbilanciata di potere tra uomo e donna, amante e amata, su cui si basa da sempre la tradizione lirica amorosa. Per esempio, Warming Her Pearls, uno fra i componimenti più noti e antologizzati di Carol Ann Duffy, elaborato tramite la tecnica narrativa definita interior monologue, incluso nella raccolta del 1987 Selling Manhattan, esplora tali tematiche, demarcando nettamente la distinzione tra sé e altro, anche da una prospettiva di classe sociale, in un gioco di identificazione attuato dalla voce monologante di una cameriera, segretamente innamorata della padrona, a cui vengono date istruzioni di indossare e scaldarne le perle prima che ella prenda parte a una serata mondana.
Nel delicato passaggio tra contatto e distanza, desiderio e negazione, si basa la carica erotica della poesia. Il processo di identificazione non può essere completato a causa della diversa estrazione sociale delle due donne. Il desiderio da parte della cameriera di possedere l’amata è pari a quello di diventare come lei: “La sogno nel mio letto/ in soffitta; me la figuro a ballare/ con uomini alti, confusa dal mio profumo tenue, persistente/ sotto il suo, francese, e le pietre opalescenti./ […]/ E io qui distesa sveglia,/ si- cura che proprio ora le perle si stanno raffreddando/ nella stanza dove la padrona dorme. Per tutta la notte/ ne sento la mancanza e brucio”.
Rinegoziazioni e riconfigurazioni di modelli e relazioni puramente al femminile sono ulteriormente presentate nel- le poesie Girlfriends e Oppenheim’s Cup and Saucer, in cui la dimensione omosessuale femminile è sempre più evocata ed esplorata senza falso pudore e con toni sempre più appassionati. Secondo quanto afferma Linda France nell’in- troduzione all’opera Six Women Poets: “L’erotismo come tema o metafora è accessibile alle donne come non era mai stato finora […] Fa parte di una ben documentata tradizione femminile che risale a Saffo e fiorisce, nonostante secoli di oppressione, nelle opere di poetesse come Aphra Behn, Christina Rossetti ed Edna St. Vincent Millay”. A parte i riferimenti più o meno impliciti rilevati nei testi poetici già citati in precedenza, nei quali Carol Ann Duffy evoca amanti in atteggiamenti pervasi da una forte carica erotica e passionale, nella poesia Two Small Poems of Desire (inclusa nella raccolta del 1990 The Other Country) la poetessa descrive le amanti impegnate in un amplesso, e il richiamo esplicito nel testo ai suoni orgasmici emessi da una di loro – “un animale che impara le vocali/ […] Aa Ee Iy Oh Uu”– comunica come i vocalizzi indistinti diano voce effettiva a quel che lei sta sperimentando a livello viscerale ed extra-linguistico.
Tutto ciò evidenzia anche uno dei tratti tematici più significativi nell’ambito della sua produzione poetica correlato al gender femminile, che le è valso l’etichetta di poetessa femminista. Definizione che lei stessa non ha mai rifiutato ma a proposito della quale ha voluto precisare, in un’intervista ad Andrew McAllister: “Non mi dispiace essere definita poetessa femminista, ma non mi dispiacerebbe se non lo fossi. Credo che quel che riguarda l’arte possa andare al di là di questo fatto. Ritengo che la lettura di un’opera prescinda dalla copertina che ha. Nella mia vita non mi sono mai seduta a pensare: ‘Scriverò una poesia femminista’ […]”. Ciò non significa aver ignorato, dimenticato o sminuito l’importanza della presenza e dell’esperienza femminili nella storia, né i contrasti all’interno della complessità della vita delle donne, ma anche degli uomini, in un conte- sto sociale fondato e regolato su basi e principi patriarcali.
Sotto questo aspetto, la poetessa ha realizzato due opere, nel 1999 The World’s Wife e nel 2002 Feminine Gospels, attraverso le quali riesce a smascherare e demistificare gli stereotipi maschili e maschilisti tramite un’operazione di destrutturazione del linguaggio, dei contenuti e dei modi con i quali gli uomini hanno narrato la storia e con i quali hanno da sempre rappresentato la donna come oggetto e non soggetto culturale, impostando l’interazione con l’universo femminile in chiave di posizione dominante, di oppressione quando sovente non di estrema prevaricazione.
Nel contesto dell’antologia The World’s Wife la poetessa crea un parallelismo tra il mondo contemporaneo e quello antico, mitico o fiabesco, tratteggiando e rappresentando una galleria di personaggi femminili, mogli o sorelle presunte di altrettanti personaggi celebri. Queste donne, frutto del suo ingegno poetico, non soltanto raccontano le vicende storiche che hanno vissuto all’ombra dal punto di vista di chi, quindi, le ha sempre subite in una condizione subalterna, emarginata senza voce in capitolo, ma propongono possibili alternative attraverso le quali si riappropriano della propria identità socio-culturale e politica per ristabilire una più equilibrata e completa verità.
Lovebirds
I wait for your step. A jay on the cherry tree trembles the blossom. I name you my love and the gulls fly above us calling to the air. Our two pale bodies move in the late light, slowly as doves do, breathing. And then you are gone. A night-owl mourns in darkness for the moon’s last phase. 1985
Inseparabili
Sono in attesa del tuo passo. Una ghiandaia sul ciliegio
fa tremare i fiori.
Ti chiamo amore mio e i gabbiani ci sorvolano
stridendo all’aria.
I nostri corpi pallidi
si muovono nella luce tarda, lenti
come colombe, respirano.
E poi non ci sei più.
Una civetta piange nel buio
l’ultima fase della luna.
Warming Her Pearls
Next to my own skin, her pearls. My mistress
bids me wear them, warm them, until evening when I’ll brush her hair. At six, I place them
round her cool, white throat. All day I think of her,
resting in the Yellow Room, contemplating silk or taffeta, which gown tonight? She fans herself
whilst I work willingly, my slow heat entering each pearl. Slack on my neck, her rope.
She’s beautiful. I dream about her
in my attic bed; picture her dancing
with tall men, puzzled by my faint, persistent scent beneath her French perfume, her milky
stones.
I dust her shoulders with a rabbit’s foot, watch the soft blush seep through her skin like an
indolent sigh. In her looking-glass my red lips part as though I want to speak.
Full moon. Her carriage brings her home. I see her every movement in my head... Undressing,
taking off her jewels, her slim hand reaching for the case, slipping naked into bed, the way
she always does... And I lie here awake, knowing the pearls are cooling even now
in the room where my mistress sleeps. All night I feel their absence and I burn.
1987
Scaldo le sue perle
Accosto alla mia pelle, le sue perle. La padrona mi ordina di metterle, scaldarle, fino a sera
quando le spazzolerò i capelli. Alle sei, le poso attorno alla sua fresca gola bianca. Tutto il
giorno
penso a lei, che riposa nella Stanza Gialla, a contemplare la seta o il taffettà, che vestito metto
stasera? Si sventaglia mentre lavoro solerte, il mio calore penetra lento
in ogni perla. La sua corda, allentata sul mio collo.
Lei è bella. La sogno nel mio letto
in soffitta; me la figuro a ballare
con uomini alti, confusa dal mio profumo tenue,
persistente
sotto il suo, francese, e le pietre opalescenti.
Le inciprio le spalle con un soffice piumino,
osservo il lieve rossore che le si diffonde sulla pelle come un sospiro indolente. Nel suo
specchio
le mie labbra rosse si schiudono come se volessi parlare.
Luna piena. La carrozza la riporta a casa. Ho nella testa ogni suo movimento... Si spoglia, toglie
i gioielli, la mano sottile si allunga verso lo scrigno, s’infila nuda nel letto,
come fa sempre... E io qui distesa sveglia,
sicura che proprio ora le perle si stanno raffreddando nella stanza dove la padrona dorme. Per
tutta la notte ne sento la mancanza e brucio.
Two Small Poems of Desire
1.
The little sounds I make against your skin don’t mean anything. They make me
an animal learning vowels; not that I know I do this, but I hear them
floating away over your shoulders, sticking to the ceiling. Aa Ee Iy Oh Uu.
Are they sounds of surprise
at the strange ghosts your nakedness makes moving above me in how much light
a net can catch?
Who cares. Sometimes language virtuously used is language badly used. It’s tough
and difficult and true to say
I love you when you do these things to me.
2.
The way I prefer to play you back
is naked in the cool lawn of those green sheets, just afterwards,
and saying What secret am I?
I am brought up sharp in a busy street, staring inwards as you put down your drink and touch
me again. How does it feel?
It feels like tiny gardens
growing in the palms of the hands, invisible,
sweet, if they had a scent.
1990
Due piccole poesie di desiderio
1.
I piccoli suoni che emetto sulla tua pelle
non hanno alcun senso. Fanno di me
un animale che impara le vocali; non che me ne renda conto, ma li sento
scivolare via oltre le tue spalle, e incollarsi
al soffitto. Aa Ee Iy Oh Uu.
Sono suoni di sorpresa
agli strani fantasmi emanati dalla tua nudità che si muove sopra di me nella quantità di luce che
una rete può catturare?
Che importa. A volte un linguaggio usato in modo ricercato è un linguaggio usato male. È
complicato
e difficile e giusto dire
ti amo quando mi fai queste cose.
2.
Il modo in cui mi piace ricordarti
è senza vesti nel fresco prato di quelle verdi lenzuola, subito dopo,
dicendo Quale segreto sono?
Di colpo mi fermo in una via affollata, a guardarmi dentro mentre posi il drink e mi tocchi, di
nuovo. Che effetto fa?
Fa l’effetto di minuscoli giardini che crescono nei palmi delle mani, invisibili,
dolci, se solo avessero un profumo.






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