cura, traduzione e introduzione di Antonio Nazzaro
La poesia di Regina Ramos si muove tra due versanti principali. Da un lato, una continua ricerca e sperimentazione sulla costruzione formale e ritmica del testo poetico, dall’altro, l’intento di unire i due mondi che abita: la campagna del suo luogo natio e la città, usando spesso il tema della sensualità come trait d’union tra due realtà così distanti eppure dialoganti del territorio uruguaiano. Una poesia certamente intensa e capace di sorprendere per le sue invenzioni formali.
Regina Ramos nasce a San José de Mayo, Uruguay, nel 1992. È poeta e professoressa di letteratura diplomata nell’ Instituto de Profesores Artigas. I suoi tre libri pubblicati hanno avuto riconoscimenti in diversi Premi Nazionali di Letteratura: 23 veces Out (Yaugurú, 2017) ha vinto il premio come Opera Prima tra i “Premios Nacionales de Literatura” dato dalla direzione del Ministero della Cultura uruguagio (2019), Señuelo (La Coqueta, 2020) ha avuto una menzione nei “Premios Nacionales de Literatura” (2021) e Gastronomía de olvido (Pez en el hielo, 2022) ha vinto la borsa per la pubblicazione chiamata “Amanda” dell’Istituto Nazionale delle Lettere della DNC| MEC. Suoi testi sono presenti in antologie nazionali e internazionali di poesia contemporanea
Una tua parola basterà per guarirmi
Signora, non sono degna che entri a casa mia
ma una tua parola basterebbe per guarirmi
questa condizione che addomestica i miei sensi
potendo evocare la mia origine libertina infantile.
Signore, sarò degno nel momento che tutta questa energia pronunciata
si amplifichi in questo tempio profanato dal desiderio.
Signora, ci siamo conosciuti scansando la vita.
Cado davanti alla pelle
ma perisco davanti al verbo
che mi promette e mi debilita
che crea mondo, sensi e innocenze.
Dove basta un Si o un NO
perché qualcosa sia.
Una palabra tuya bastará para sanarme
Señora, no soy digna de que entres en mi casa
pero una palabra tuya bastaría para sanarme
esta condición que domestica mis sentidos
pudiendo evocar mi origen libertino infantil.
Señor, seré digna en el momento que toda esa energía pronunciada
se amplifique en este templo profanado por el deseo.
Señora, nos conocimos cuerpeando la vida.
Yo caigo ante la piel
pero perezco ante el verbo
que me promete y me debilita
que crea mundo, sentidos e inocencias.
Que basta un Sí o un No
para que algo sea.
Disellare
Ho marcato la carne.
Il tempo è il tallone conciatore del tatto
del cammino corto
dell’arrivare primo.
Al chiarire il pensiero si butta a terra la tensione
e tra la boscaglia scarsa
la moneta rossastra
affonda nel filo della distanza.
Per l’esigenza di tirar fuori la parola e il tatto
il collo cade per asciugare il sudore.
La falcata sbuffante è lo sguardo scintillante
concentrato nel raggiungere
l’acqua e l’ombra.
Sono stata obbligata a camminare per un po’.
Non ho visto chi è caduto.
Morita (?)
mi sono disellata.
Desensillar
Signé a la carne.
El tiempo es talón curtidor del tiento
del camino corto
de llegar primero.
Clareando el pensamiento se tira al suelo lo tenso
y entre la floja espesura
la moneda rojiza
se hunde en filo de distancia.
Por la exigencia sacada a verbo y tacto
el cuello cae para drenar sudor.
El tranco resoplido es mirada brillosa
concentrada en llegar
al agua y la sombra.
Anduve obligada un rato.
No vi quien cayó.
Morita
me desensillé.
Dispiacere
Si perdono le forme
con un sussulto di nitidezza.
Il corpo è chi è parla tutto il tempo
Un corpo è una biblioteca incendiandosi.
Dopo di aver graffiato il senso
resta la preda della stanchezza,
preda data
al pianto rabbioso
per tenere tutto.
Preda d’amore.
Schiava del paradiso.
Displacer
Se pierden las formas
con un sobresalto de nitidez.
El cuerpo es el que habla todo el tiempo
Un cuerpo es una biblioteca incendiándose.
Luego de haber arañado el sentido
queda la presa del cansancio,
presa entregada
al llanto rabioso
por haberlo todo.
Presa de amor.
Esclava del paraíso.






Rispondi