Matteo Fantuzzi | Non credevo fosse possibile raggiungermi fin qui

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Matteo Fantuzzi | Non credevo fosse possibile raggiungermi fin qui
in memoria di Matteo Fantuzzi

***

Da Kobarid (Raffaelli, 2008)


Ti parlai di Apocalisse nell’ultima mia lettera,

e ancora oggi sono convinto della cosa:

non ho pensato più alla possibilità di trasferirmi.

In effetti non è che pensi a molto ultimamente

sono bloccato da qualcosa che mi umilia,

forse le immagini del dramma

oppure un insistente insinuazione del ricordo.

*

Aveva il volto – mi dicevi –

di chi con ossessione si apre

le ferite, per non cicatrizzare mai

del tutto, per controllare il derma

e fino nel profondo dentro

il corpo, dove non si arriva.

Aveva gli orli delle dita martoriati

i denti storti, le gengive massacrate

di chi ha paura del terrore

che sale dalle viscere improvviso

come un riflusso d’acido cloridrico

alla notte.

È quello a cui ho creduto e credo ancora

mentre parliamo questa sera soli

dentro a una folla d’altri che dispera,

che sa ma crede (crede ancora)

come in un incubo,

che non si sa ammansire.


***

Da La stazione di Bologna (Feltrinelli, 2017)


Di là dal vetro non smette di guardarmi un corpo

Di là dal vetro non smette di guardarmi un corpo

andora giovane negli anni ma già spento,

perseguitato, solo. Non bastano i ricordi

quando si cambia così profondamente

da non riuscire più a capirne il senso

così corrotto, così perso, devastato

fino nelle viscere, nel ventre. Si cerca di tenere fermi

i cocci, rifugiarsi in mille gesti quotidiani,

accendere la radio, la televisione, non restare soli

con se stessi, non affrontare i mostri. Così nel viale

sotto casa incontri tutta questa gente:

chi ormai è sconfitto e quelli che continuano a spostare

e tendono le dita, restano in attesa con i polsi,

espongono le vene e fanno. Finché potranno, fanno.

*

Perderti per sempre

Perderti per sempre

qui che tutto ti ricorda

e a ogni passo c’è il tuo viso:

sottp alle magnolie, ai tavolini

nella libreria del centro

o poco dopo il Duomo. Saperti qua

e nel cielo, prossima e lontana,

amore mio che tutto si consuma

e non credevo fosse possibile

raggiungermi fin qui, fin dentro

alle interiora e ancora più

in profondo addirittura dentro al cuore.


***



Matteo Fantuzzi, nato e cresciuto a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna, ha vissuto a Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna. Nel 2008 ha pubblicato Kobarid, opera poetica con cui ha vinto il Premio Camaiore Opera Prima , nella sezione giovani all’interno del Premio Letterario Camaiore – Francesco Belluomini. Nel 2017 ha poi pubblicato La stazione di Bologna, per la casa editrice Feltrinelli.

Già direttore della collana di poesia contemporanea della Ladolfi Editore, ha diretto la rivista Atelier.

Ha curato La linea del Sillaro, La generazione entrante e, assieme a Isabella Leardini, Post ’900. Lirici e narrativi. Ha scritto per L’Unità.



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