Crediamo – e cerchiamo di farne costantemente prassi in ciascuno dei modi in cui ci muoviamo – che quanto di meglio si possa fare, in qualsiasi ambito, per una comunità sia creare spazi di attraversamento, di continua moltiplicazione di un tesoro – l’appartenenza, forse meglio la prossimità – che non fa che diventare massiva e luminosissima quanti più pezzi diversi da sé incontra, quanto meno è personale. Cioè: ci occupiamo di poesia, non come esercizio critico o di lettura privata, ma come occasione di convergenza in piazze virtuali e fisiche – festa, infestazione, carovana, arca, e chi più ne ha ne metta -, perché siamo convint* che sia un modo da preferire per stare nel mondo.
Nei suoi adesso sei anni di vita, il Festival di Letteratura indipendente [Pomigliano d’Arco], la creatura innanzitutto di Maria Carmela Polisi, Ciro Marino (a cui ha dedicato una bella intervista Francesco Forlani per Nazione Indiana), Fabio D’Angelo, Eduardo Savarese, Michele Fornaro, Fabiana Cuofano, Marina Longo ed Emiliano Peguiron, ma non per questo secondariamente di chi – operativamente, creativamente o anche solo stando coi suoi due piedi in una stanza – ci si è via via intersecat*, è stato precisamente questo modo di stare nel mondo. Non è certo un modo che, pur nella nomenclatura, ha la necessità di ancorarsi a coordinate spaziali specifiche, e però l’edizione del 2026 non sarà tenuta a Pomigliano, ma a Casalnuovo di Napoli. In soldoni perché: l’amministrazione comunale, assumendosi la gravità del gesto, ha tentato di imporre l’esclusione da questo spazio di Maria Carmela. Ciò accade nonostante la centralità e l’appoggio del FLiP nella candidatura della città a Capitale Italiana del Libro e, naturalmente, il tesoro umano creato fino ad adesso; anche, però, senza che il FLiP accetti di sottostare.
Non pochi membri della redazione hanno – e in più casi – il Festival per snodo nella mappatura delle proprie vicende intellettuali, civili e relazionali. Non pochi membri di altre redazioni e non pochi membri della “bolla” poetica tutta. Di più: non poch* altr* cittadin* e lettor*, cioè lo spazio in cui si fa tutto questo. Siamo felic* che lo snodo possa aversi, altrove, coordinate 40°55′N 14°21′E. Molto meno che, nell’unica e peggiore esclusione reale, ci sia giocoforza una città – un altro spazio di identità collettiva – che perda tutto con conseguenze non difficili da immaginare. Siamo quindi convint* della necessità di dare il massimo supporto possibile, come è stato negli anni, a questa edizione del Festival e alle prossime, altrettanto convint* che – come dimostrato dall’affetto ricevuto finora – lo spazio che ci si crea al mezzo (non creerà: siamo nella certezza del presente) sia sempre più grande e più per tutt*. Ancora molto cammino e girotondo è da farsi, ancora – appunto – molta città da infestare.





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