Per Bruno Di Pietro

2–4 minuti

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È venuto a mancare Bruno Di Pietro, che ha accompagnato il nostro viaggio fin dall’inizio. Abbiamo deciso di ricordarlo nel modo più necessario: con i suoi testi, la cui selezione è stata curata da Francesco Terracciano.





da Colpa del mare (Oèdipus Edizioni, 2002)

poi prenderai la coperta d’inverno
la gatta ruberà il raggio di sole
coltivando dubbi su cosa sia saggio
e tornerai nel regno di parole
a dire “non è per niente questo
non è per niente questo che volevo dire”


*

avremo aurore rosa corallo
nel giardino di cedri e d’assenzio
suoni inauditi nel silenzio
avide notti cariche d’antico
coppe di legno colme di vin santo
e accanto il miele delle bocche
schiuse: cose da niente i baci


*

non possiamo Nietta che spremere
poco succo dai limoni rari
(quante le gemme bruciate dal freddo)
meglio sentieri antichi poco battuti
strade deserte polverosi cardi
(il pensiero arriva sempre tardi)


*

l’aurora illumina di luce greca
la linea dei cipressi e la ferita
labili in vero i segni che la vita
incide nel trapasso fra la cieca
notte la solitudine e l’invidia:
non ancora giorno ma nell’insidia
del rinnovato chiarore si stinge
la furia dei propositi e sospinge
a sperare in un buio che non tramonta
spaventa l’evidenza delle cose
il loro essere immobile impronta
(benché il vento agiti mimose)


+ + +

da Impero (Oèdipus Edizioni, 2017)

Augusto a Somma evoca Orazio e Mecenate

Tutt’altro che pallida, Quinto, è la morte.
Nulla s’impara nella perdita dei più cari affetti
come in quell’ostile autunno che portò via te e Gaio.
Ritroveremo nell’Ade il sapore
delle olive e del vino della Sabina
e quei silenzi in cui ognuno pensava con se stesso?
Il mio viaggio verso l’origine si ferma a Somma
non si può vedere l’inizio prima della fine.
Sono in quella radura del tempo e dello spazio
che non ha sponde: non più qui non ancora altrove.

Devo salutare le costellazioni
mentre incoronano il vulcano.
Svanisce la quieta maestà delle stelle
di fronte alla minacciosa infinità priva di futuro.
Svanisce l’erba in questi afosi giorni estivi
svaniscono le rose prima del crepuscolo.

È questa la notte dell’antico niente
e persino le ali della luce sono lente
quando non sai più se l’ora passata
è un’ora persa o un’ora guadagnata.

Ascolta.
Il cigolío degli scalmi
lo sciabordío dei remi
annunciano l’avvento del battelliere
(e tu ne tremi)


+ + +

da Baie (Oèdipus Edizioni, 2019)

così ricominciammo dal pomario
il bibliotecario acquisì i testi
gli erboristi trovarono un mestiere
il cerusico a curare sofferenza
dopo secoli di assenza
la terra diede altra notizia di sé


+ + +

da Ἐλέα. Quando verrà il passato (Les Flâneurs Edizioni, 2024)

L’inverno della vita
è pieno di germogli
lunghe veglie
e promettenti primule.
Sorregge l’edera
il vitigno rinsecchito.
Nei campi
giovinette nude
tracciano i primi solchi
per l’imminente semina.


*

La nottola sorveglia
dalle pendici del Monte Stella
la piena del fiume.
Si assottiglia il tempo.
All’orizzonte danza
lo spettro dell’ultima estate.





Bruno Di Pietro (1954 – 2026) ha pubblicato i volumi [SMS] e una quartina scostumata (d’If, 2002), Futuri lillà (d’if, 2002), Acque/dotti. Frammenti di Massimiano (Bibliopolis, 2007), Della stessa sostanza del figlio (Evaluna, 2008), Il fiore del Danubio (Evaluna, 2010), Il merlo maschio (I libri del merlo, 2011), Minuscole (Il Laboratorio, 2016), Impero (Oèdipus, 2017), Colpa del mare e altri poemetti (Oèdipus, 2002 poi 2018), Baie (Oèdipus, 2019), Frammenti del risveglio (Oèdipus, 2021), Ἐλέα. Quando verrà il passato (Les Flâneurs, 2024). È stato tra i fondatori delle edizioni d’If e socio di Cronopio.


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