Gabriele Galloni – Inediti da “Petlog”

24

Mio fratello, di anni diciassette, si uccide ingoiando un tagliaunghie. Le vene del collo gli si gonfiano, sputa qualche goccia di sangue perché l’oggettino gli ha ferito la gola, e muore soffocato con gli occhi enormi fuori dalle orbite; un’espressione in tutto e per tutto simile a quella di una rana, in un cartone animato, schiacciata a morte da un piede nudo. Mio fratello è, cronologicamente parlando, l’ultimissima vittima del #Bluetoo; uno strano movimento che invita i suoi adepti a uccidersi con utensili atti alla cura della persona. Lo scopo ultimo del #Bluetoo è far sì che il mondo diventi una enorme catacomba virtuale, stipata di video in cui giovani e giovanissimi si uccidono su sfondo color magenta – e si uccidono con piastre per capelli, pettini, rasoi da barba; tagliaunghie, appunto. E proprio ora mi stanno restituendo, completata l’autopsia sul corpo di mio fratello, il suo tagliaunghie. Devono averlo ripulito dal sangue; ché avvicinandomelo agli occhi riflette bene il mio viso, la mia barba rada, la finestra alle mie spalle e il cielo estivo che essa contiene oppure inquadra.

18

Avere una ragazza è bello, ma non averla più è favoloso. Dopo la fine della mia storia ventennale mi sono dato letteralmente all’ippica; ho cominciato, insomma, a frequentare gli ippodromi della mia città. È bella e varia l’umanità che affolla gli ippodromi – e se cerchi un amico vero è sicuro tra gli spalti di un ippodromo che puoi trovarlo. E infatti il mio lo trovai lì. Si chiamava Sergio, ma tutti nel giro lo chiamavamo Sir Joe per il suo aplomb e la sua crudeltà da vero lord inglese. Girava portando sempre con sé un coltello a farfalla che non esitava a tirar fuori a ogni occasione. “Come,” diceva sempre, “tirerei fuori il mio cazzo se lo avessi ancora tra le gambe.” Sergio era stato evirato anni prima per una orrenda storia di droga; e quel coltello era un po’ il suo contentino, l’unico modo (a parte i numerosi peli) per restare ancorato al suo futile sesso di nascita. Quante avventure con Sergio. Eravamo inseparabili. Passavamo le notti a bere e a guardare il video con la presunta Ilona Staller che – va be’, avete capito, no?
Io in quel periodo ero stato appena licenziato e a Sergio era morta la madre che lo manteneva. Dunque urgeva restare a galla e i proventi delle scommesse, magri e occasionali, non bastavano a sostentarci. Eravamo già sulla quarantina e scartammo presto l’ipotesi di smarchettare in giro; ché ci sono pure gli appassionati in cerca di uomini di mezza età, ma per forza di cose Sergio poteva essere solo passivo e io avevo una tremenda paura di infilare il mio arnese in un buco dal quale esce anche la pupù (non vi sembri ingenuo il mio chiamarla così; alcuni traumi hanno depotenziato il mio linguaggio e spesso devo tornare ai termini dell’infanzia per non scoppiare a piangere).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...