Ellen Bass – Poesie da “Indigo”

[n. d. r.] La nostra rivista ha raggiunto i centomila lettori in tutto il mondo. Festeggiamo pubblicando, in anteprima mondiale, alcune poesie da Indigo, raccolta di Ellen Bass in via di pubblicazione per i tipi della Copper Canyon Press. Ci teniamo a ringraziare tutti coloro che, dal 2018, lavorano quotidianamente a questo progetto e, in particolare, Valentina Meloni ed Emilia Mirazchiyska per l’opportunità che ci hanno offerto con quest’articolo.

*

L’occhio della balena – Ellen Bass

Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. I suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. (Il coraggio di guarire: Una guida per donne sopravvissute all’abuso sessuale minorile e Libera la tua mente: libro per giovani gay, lesbiche e bisessuali.)

Sue poesie sono apparse frequentemente in The New Yorker, American Poetry Review e in molte altre riviste. Tra i suoi premi ci sono borse di studio del National Endowment for the Arts e del California Arts Council, tre premi Pushcart, il Lambda Literary Award, il Pablo Neruda Prize, il Larry Levis Prize e il New Letters Prize. Cancelliera dell’Accademia dei poeti americani, Bass ha diretto laboratori di poesia nella prigione di stato della Salinas Valley e nelle carceri di Santa Cruz. Insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University e vive con sua moglie a Santa Cruz, in California. Il titolo del suo prossimo libro, Indigo, di cui ho tradotto una breve selezione di poesie, sarà pubblicato questa primavera da Copper Canyon Press (storica casa editrice indipendente di poesia fondata nel 1972 a Washington) e riprende il titolo di un poema autobiografico, originariamente pubblicato in The New Yorker e ripubblicato in The Academy of American Poets e che si può ascoltare dalla stessa voce dell’autrice nella Poetry Sound Library, la mappa mondiale della voce dei poeti.

In apertura di Indigo Ellen Bass dichiara nei ringraziamenti che le tre mentori che hanno reso possibile la sua vita poetica sono: Florence Howe, Anne Sexton e Dorianne Laux.

Florence Rosenfeld Howe (nata in USA il 17 marzo 1929) è un’autrice, editrice e insegnante, leader riconosciuta a livello internazionale del moderno movimento femminista. Presidente della Modern Language Association è autrice ed editrice di molti libri e centinaia di saggi pubblicati in riviste e antologie di prestigio. Ellen Bass è co-curatrice insieme a Florence Howe della prima grande antologia di poesia femminile No More Masks!.

Anne Sexton è stata una scrittrice e poetessa statunitense, moderna icona della poesia confessionale. Nelle sue poesie affronta, prima di tutte, alcune tematiche che riguardano il riconoscimento dei diritti delle donne e della libertà sessuale femminile, basti pensare a componimenti come La ballata della masturbatrice solitaria. Attraverso la sua poesia si attua e una vera e propria emancipazione del linguaggio poetico femminile. Anche in Ellen Bass trovo una grande libertà di linguaggio sessuale, spesso autobiografico, certamente di matrice non esclusivamente femminista ma anche omosessuale o bisessuale che si scioglie in romanticismo come nella delicatissima Getting into Bed on a December Night.

Dorianne Laux (nata ad Augusta nel Maine il 10 Gennaio 1952) ha insegnato scrittura creativa all’Università dell’Oregon, alla Pacific University e attualmente nel programma MFA presso la North Carolina State University; ha inoltre diretto seminari estivi a Esalen nel Big Sur (California). È co-autrice, con Kim Addonizio, di The Poet’s Companion: A Guide to the Pleasures of Writing Poetry (1997) ed è redattrice  collaboratrice di The Alaska Quarterly Review. Nel 2020, Laux è stata eletta Cancelliera dell’Accademia dei poeti americani. Attualmente vive con suo marito, il poeta Joseph Millar, a Raleigh, nella Carolina del Nord.

Ma Dorianne Laux ha lavorato anche come cuoca di sanatorio, è stata direttrice di una stazione di servizio e cameriera, prima di conseguire la laurea in inglese presso il Mills College nel 1988. Le poesie in versi liberi di Laux sono sensuali e radicate e rivelano il poeta come testimone compassionevole del quotidiano come si legge nella sua pagina della poetryfoundation.org. In Ellen Bass riroviamo la stessa attenzione alla quotidianità ed è interessante leggere la sua Sous-Chef con le bellissime metafore culinarie, proprio in relazione alla propria mentore, Dorianne Laux.

In Indigo la poesia è minuziosa, attenta a registrare particolari con una prevalenza della componente biografica che si scioglie in metafore più ampie e in cui le suggestioni classiche entrano con sorprendente naturalezza nella narrazione poetica contemporanea che accoglie tutte le sfumature emotive della scrittura e della vita. Nelle pagine di Indigo, infatti, ho ritrovato alcuni echi di John Keats, ne è un esempio Listening componimento che potremmo inserire a pieno titolo nell’eco-poesia, i cui versi the small gnats mourn si riferiscono a una delle sue bellissime Odi dal titolo To Autumn, All’Autunno, in particolare:

Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;

[…]  un coro di luttuosi moscerini/ si duole intorno ai salici del fiume, spinto in alto/ o in basso, a misura che brezza sorga o cada; qui nella traduzione di Roberto Cresti.

Certamente la poesia di Ellen Bass (soprattutto se la mettiamo in relazione alle pubblicazioni di narrativa e saggistica) si inserisce nella poesia confessionale, definizione con cui si pone in rilievo l’uso della scrittura come strumento di conoscenza e di trasformazione di avvenimenti traumatici, e come elemento di connessione tra l’esperienza psichica e l’espressione poetica.

In Indigo sono presenti molte poesie che appartengono a questa definizione e combinano elementi di vissuto giornaliero, di quotidianità, alla poesia, tuttavia ritengo che la Bass riesca a trascendere questa definizione (come la stessa Anne Sexton nell’ultimo periodo della sua produzione ma in maniera differente) costruendo ampie metafore, lasciando a l’intero componimento il ruolo di significante, il compito di farsi carico del significato, in modo da abbracciare temi esistenziali o accomunanti, fino alla metapoetica come nel caso di Ever-Changing Song in cui l’apparizione di un cetaceo è chiaramente un’epifania, un ritrovare nei versi di altro poeta una prossimità che subito s’innalza, nell’immagine del salto fuori dall’acqua, a distanza, all’irraggiungibilità dell’essere in pienezza, come se la balena stessa fosse la poesia, l’intuizione che non riusciamo a traslare in linguaggio nel verso,  ciò che ci sfugge e da cui  siamo a un soffio.

E ancora l’occhio nell’occhio dell’altra, poesia che mi guardi e che io guardo, forse traduco da significante a significato, da metafora a concetto, da lingua ad altra lingua. La traduzione (tema già trattato dall’autrice in The Small Country) non è altro, infatti, che l’evoluzione della lingua della poesia, che è linguaggio e dunque evoluzione, movimento, da un “non tempo” (quello della poesia che si pone fuori da esso) al tempo in cui viviamo e leggiamo.

Valentina Meloni, 07 aprile 2020

*

Sous-Chef

I like cutting the cucumber, the knife slicing the darkness
into almost-transparent moons, each
with its own thin rim of night. I like smashing
the garlic with the flat of steel
and peeling the sticky, papery skin from the clove.
Tell me what to do. I’m free of will.
I carve the lamb into one-inch cubes.
I don’t use a ruler, but I’d be happy to.
Give me a tomato bright as a parrot.
Give me peaches like burning clouds.
I’ll pare those globes until dawn. The syrup
will linger on my fingers like your scent.
Let me escape my own insistence.
I am the bee feeding the queen.
Show me how you want
the tart glazed. I still have opinions,
but I don’t believe in them.
Let me fillet the supple bones from the fish.
Let me pit the cherries. Husk the corn.
You say how much cinnamon
to spice the stew. I’ve made bad decisions,
so I’m grateful for this yoke
lowered onto my shoulders, potatoes
mounded before me.
With all that’s destroyed, look
how the world still yields a golden pear.
Freckled and floral, a shimmering marvel.
It rests in my palm so heavily, perfectly.
Somewhere there is hunger. Somewhere, fear.
But here the chopping block is solid. My blade sharp.

Vice-Chef

Adoro affettare il cetriolo, il coltello che fende l’oscurità
in lune appena trasparenti, ciascuna
con il suo orlo sottile di notte. Mi piace schiacciare
l’aglio con il dorso della lama
e sbucciare la pelle appiccicosa, di carta dallo spicchio.
Dimmi cosa fare. Sono esente dal libero arbitrio.
Taglio l’agnello a cubetti di un pollice.
Non uso un righello, ma sarei felice di farlo.
Dammi un pomodoro radioso come un’ara.
Dammi pesche come nuvole ardenti.
Preparerò quei frutti fino all’alba. Il succo
indugerà sulle mie dita come il tuo profumo.
Lasciami sfuggire alla mia insistenza.
Sono l’ape che nutre la regina.
Fammi vedere come vorresti
la torta glassata. Ho ancora opinioni,
ma non ci credo.
Fammi sfilettare le ossa flessuose del pesce.
Fammi snocciolare le ciliegie. Sgranare il mais.
Dimmi tu quanta cannella
occorre a speziare lo stufato. Ho preso decisioni sbagliate,
per questo sono grata al giogo
che grava sulle mie spalle, patate
una montagna davanti a me.
Nonostante tutto quanto è andato distrutto, guarda
come il mondo ci offre ancora una pera d’oro.
Lentigginosa e fiorita, quale cangiante meraviglia.
Riposa nel mio palmo così profondamente, perfettamente.
In qualche luogo c’è fame. In qualche altro, paura.
Ma qui il tagliere è solido. La mia lama affilata.

*

Getting into Bed on a December Night

When I slip beneath the quilt and fold into
her warmth, I think we are like the pages
of a love letter written thirty years ago
that some aging god still reads each day
and then tucks back into its envelope.

Andando a letto una notte di dicembre

Quando scivolo sotto la trapunta e mi rannicchio
nel tepore di lei, penso a noi come alle pagine
di una lettera d’amore scritta trent’anni fa
che qualche dio attempato legge ancora ogni giorno
e poi ripone nella sua busta.

*

Listening

What if geese honking overhead told you what it’s like to travel so far?


Or a fish described the pierce of the hook, the shock of the line?


What if a leaf could whisper the slow ache
as the green drained away? Or a tree, the sudden ax?

What if we could hear the small gnats mourn?

Ascoltare

E se le oche che starnazzano in cielo ti raccontassero com’è viaggiare così lontano?

O un pesce descrivesse come l’amo lo trafigge, la scossa della lenza?

E se una foglia potesse sussurrare il lento struggimento
del verde che scompare? O un albero, il colpo improvviso dell’ascia?

Cosa accadrebbe se fossimo in grado di udire il pianto dei minuscoli moscerini?

*

On My Father’s Illness

My mother told me sometimes
she wished she could be like the other
wives, sit in the passenger seat,
pull down the little mirror in the visor
and put on her lipstick.

Sulla malattia di mio padre

Mia madre mi ha raccontato che a volte
avrebbe desiderato poter essere come le altre
mogli, sedere sul sedile del passeggero,
tirare giù il piccolo specchio della visiera
e mettersi il rossetto.

*

Ever-Changing Song

First a spout
bursting through

all that blue with the sun clanging on it,
then a slope,

wheeling, almost slowly,
through the blue air, and four times—

or maybe five—I see her dive,
the dark flukes flaring,

silhouetted, raised heavy for a moment into all that light.
If I paddled a canoe or could swim that far, we might meet,

her great eye opening to my small one, each cornea
bending the light,

setting off the translation into vision, gazing
into the dark pupil of the other.

Melodia in evoluzione costante

Prima uno spruzzo
che irrompe attraverso

tutto quel blu nel fragore di un sole che sovrasta,
poi un volteggio

roteando, quasi con lentezza,
nell’aria azzurra, e per quattro volte —

o forse cinque — a questo punto vedere immergersi
le nere ali della pinna caudale,

il suo profilarsi, pesantemente sollevata per un attimo in tutta quella luce.
Se avessi remato in canoa o fossi riuscita a nuotare così lontano, ci saremmo potute incontrare,

il grande occhio di lei aperto sul mio piccolo occhio, ognuna delle cornee
piegata alla luce,

nell’atto di trasformare la traslazione in visione, lo sguardo fisso
nell’oscura pupilla dell’altra.

*

La copertina di “Indigo”, di Ellen Bass, di prossima pubblicazione per Copper Canyon Press

*

La fotografia di Ellen Bass è di Irene Young 

*

Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. Ha curato assieme all’autrice Florence Howe, leader del moderno movimento femminista, la prima grande antologia di poesia femminile No More Masks!, e i suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. (Il coraggio di guarire: Una guida per donne sopravvissute all’abuso sessuale minorile e Libera la tua mente: libro per giovani gay, lesbiche e bisessuali.)
Sue poesie sono apparse frequentemente in The New Yorker, American Poetry Review e in molte altre riviste. Tra i suoi premi ci sono borse di studio del National Endowment for the Arts e del California Arts Council, tre premi Pushcart, il Lambda Literary Award, il Pablo Neruda Prize, il Larry Levis Prize e il New Letters Prize. Cancelliera dell’Accademia dei poeti americani, Bass ha diretto laboratori di poesia nella prigione di stato della Salinas Valley e nelle carceri di Santa Cruz. Insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University e vive con sua moglie a Santa Cruz, in California. Il titolo del suo prossimo libro Indigo, di cui qui presentiamo una breve selezione di poesie in traduzione e che sarà pubblicato questa primavera, riprende il titolo di un poema evocativo e altamente personale, originariamente pubblicato in The New Yorker e ripubblicato in The Academy of American Poets.

4 pensieri su “Ellen Bass – Poesie da “Indigo”

  1. L’ha ripubblicato su nanitae ha commentato:
    La rivista Inverso ha raggiunto i centomila lettori in tutto il mondo. Festeggia pubblicando, in anteprima mondiale, alcune poesie da Indigo, raccolta di Ellen Bass in via di pubblicazione per i tipi della Copper Canyon Press nelle mie traduzioni. In allegato anche un mio articolo introduttivo delle opere scelte in traduzione dal titolo “L’occhio della balena”.

    Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. I suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. Sue poesie sono apparse frequentemente in The New Yorker, American Poetry Review e in molte altre riviste. Numerosi i premi ricevuti così come le borse di studio. Cancelliera dell’Accademia dei poeti americani, Bass ha diretto laboratori di poesia nella prigione di stato della Salinas Valley e nelle carceri di Santa Cruz. Insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University e vive con sua moglie a Santa Cruz, in California. Il titolo del suo prossimo libro, Indigo, di cui ho tradotto una breve selezione di poesie, sarà pubblicato questa primavera da Copper Canyon Press (storica casa editrice indipendente di poesia fondata nel 1972 a Washington) e riprende il titolo di un poema autobiografico, originariamente pubblicato in The New Yorker e ripubblicato in The Academy of American Poets e che si può ascoltare dalla stessa voce dell’autrice nella Poetry Sound Library, la mappa mondiale della voce dei poeti.
    Buona lettura

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