Kiki Dimoulà – Poesie

Traduzioni a cura di Maria Allo

n.d.r. Grazie a Costis Papazak per la cura

*

Il 22 febbraio 2020 è morta la poetessa greca contemporanea, Kiki Dimoulà (Κική Δημουλά), (pseudonimo di Vassichilì Radu), tradotta in molte lingue e conosciuta come una delle voci più profonde della letteratura europea. Attualmente in Italia è possibile leggere suoi componimenti nella antologia di Crocetti e Pontani e nella raccolta L’adolescenza dell’oblio (Crocetti, 2007) curata da Paola Maria Minucci. L’esordio letterario della Δημουλά risale al 1952. Nata nel 1931, per tutta la sua vita ha lavorato come impiegata alla Banca Nazionale Greca che l’aveva candidata più volte per il premio Nobel. È stata membro dell’Accademia di Atene dal 2002; ha vinto il Premio Nazionale di poesia, in Grecia, e l’Europea Prime for Literature. Oggi, propongo la lettura di alcuni testi, tratti dal sito dedicato all’autrice. Erede inizialmente della poesia di Kafavis e del marito Athos Dimoulàs, Κική Δημουλά, col tempo inizia un sommesso colloquio metafisico con le cose, le sue intuizioni sono frutto di un connubio tra reale e irreale, concreto e astratto, tra considerazioni filosofiche e notazioni quotidiane, in toni pacati e misurati. Un commentatore greco, Nikos Dimou, sostiene che la poesia di Dimoulà ha un solo argomento: il nulla. Un paesaggio senza storia. La pioggia.

Il movimento delle onde sulla riva. Il vento tra le foglie. Una goccia di sangue. Un oggetto familiare, gingillo, tavolino, cassetta audio, segreteria telefonica. Infatti, non ci sono personaggi ma una voce circondata da assenti. Perdita, morte, nulla, eppure le sue poesie brulicano di vita intensa, di immagini inaspettate e audaci. Nessun personaggio umano è presente, tuttavia gli oggetti che mette e anche le astrazioni appaiono dotate di sentimenti, capaci di parole e azioni come attori della tragicommedia. Nella sua poesia, come in una stanza attraverso la finestra aperta, irrompono oggetti con stile dichiarativo, versificazione breve, discorso dall’esterno con la cinematografia dell’io che dirige il traffico degli enunciati, costruzioni prive di soggetto e prive di verbi di azione, oppure, l’azione c’è ma invertita. In definitiva, oggetti si allineano sul filo della poesia. “Mai come nella traduzione dell’opera di Κική Δημουλά si può arrivare a provare la quasi immobilizzante sensazione di camminare su un terreno minato, legato alle particolarità stesse del suo stile e della sua poetica” (Paola Maria Minucci da L’adolescenza dell’oblio, Crocetti editore).

In Κική Δημουλά dietro il paradosso si cela un umorismo malinconico più o meno diffuso con frequenti doppi sensi, che danno origine a un sorriso e allo stesso tempo proiettano un’ombra. Sono poesie allusive, raffinate di estrema complessità, con effetti sorprendenti sui lettori, soprattutto per lo scatto conclusivo con un’arguzia ingegnosa, spesso costituita dall’aprosdòketon o battuta inattesa, che getta una luce nuova sulla situazione, tecnica presente in Marziale. Questi, come la poetessa greca, sembra riflettere la realtà nelle diverse sfaccettature, (anche se a dire il vero, egli finisce per privilegiare gli aspetti più sordidi di essa con una certa predilezione per l’oscenità sicuramente più interessante, soprattutto se trattata con intento comico), ma rivela una notevole dose di raffinatezza espressiva nel piegare il linguaggio e lo stile alle diverse occasioni compositive e alla diversa tipologia epigrammatica.

*

Maria Allo, laureata in Lettere Classiche, è insegnante, poetessa e traduttrice siciliana. Vive tra Parigi e Catania.  Si occupa di Islamistica e di Nuove professioni educative. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni antologiche e quattro sillogi di poesia: “I sentieri della speranza”, Gabrieli Editore marzo 1985; «Riflessi di rugiada. Cose sparse di me”, Gruppo Albatros 2011; “Al dio dei ritorni”, Galassia Arte Anno 2014; “Solchi. La parabola si compie nei risvegli“, Editore L’Arcolaio Anno 2016, “La terra che rimane” Edizioni di poesia Controluna Anno 2018 e “Talenti di donna» Onirica edizioni Anno 2013, come curatore.  

I


DONNA SOSPESA


Sta piovendo…
Una donna è sotto la pioggia
sola
su una prua ingovernabile
la pioggia è come la pietà
e lei questa donna
è quasi una crepa sotto la pioggia di vetro.
Il suo sguardo attraversato dalla pioggia,
è impronta di desiderio
la strada è lastricata
di gocce di ricordi
andati, Sembra…
E per tutto il tempo non cambia posizione,
come se qualcosa più grande di lei,
qualcosa di insormontabile,
si fosse fermato
di fronte a quello che stava guardando.
Si rifugia lateralmente nel corpo.
Assume la traiettoria della pioggia
-sembra un grumo di grasso-
ma l’ineluttabile è sempre di fronte a lei.
E la pioggia è come il rimorso.
Lei sta guardando…
Sembra…
Appare chiaro il desiderio
di cose tangibili.
Lei sta guardando…
Tende le mani
oltre alla pioggia
cattura gocce.
È ormai palese un desiderio nudo
di cose tangibili.
Sembra…
E, all’improvviso,
anche se qualcuno gli fa cenno di “no»
si lascia andare
sospesa sotto la pioggia
Dentro―
sola
su un balcone alla deriva.

ΜΙΑ ΜΕΤΕΡΩΡΗ ΚΥΡΙΑ


Βρέχει…
Μία κυρία ἐξέχει στὴ βροχὴ
μόνη
πάνω σ᾿ ἕνα ἀκυβέρνητο μπαλκόνι.
Κι εἶναι ἡ βροχὴ σὰν οἶκτος
κι εἶναι ἡ κυρία αὐτὴ
σὰν ράγισμα στὴ γυάλινη βροχή.
Τὸ βλέμμα της βαδίζει στὴ βροχή,
βαριὲς πατημασιὲς καημοῦ
τὸν βρόχινό του δρόμο
γεμίζοντας. Κοιτάζει…
Κι ὅλο ἀλλάζει στάση,
σὰν κάτι πιὸ μεγάλο της,
ἕνα ἀνυπέρβλητο,
νά ῾χει σταθεῖ
μπροστὰ σ᾿ ἐκεῖνο ποὺ κοιτάζει.
Γέρνει λοξὰ τὸ σῶμα
παίρνει τὴν κλίση τῆς βροχῆς
―χοντρὴ σταγόνα μοιάζει―
ὅμως τὸ ἀνυπέρβλητο μπροστά τῆς πάντα.
Κι εἶναι ἡ βροχὴ σὰν τύψη.
Κοιτάζει…
Ρίχνει τὰ χέρια ἔξω ἀπ᾿ τὰ κάγκελα
τὰ δίνει στὴ βροχὴ
πιάνει σταγόνες
φαίνεται καθαρὰ ἡ ἀνάγκη
γιὰ πράγματα χειροπιαστά.
Κοιτάζει…
Καί, ξαφνικά,
σὰν κάποιος νὰ τῆς ἔγνεψε «ὄχι»,
κάνει νὰ πάει μέσα.
Ποῦ μέσα ―
μετέωρη ὡς ἐξεῖχε στὴ βροχὴ
καὶ μόνη
πάνω σ᾿ ἕνα ἀκυβέρνητο μπαλκόνι.


Επί τα ίχνη (1963)

*

II


FATTI


Da sola, tutta sola,
sto camminando per strada
e mi imbatto in fatti salienti:
Il sole era nel bel mezzo dell’episodio di un uomo
che era stato espulso dall’Occidente…

Lasciando il tramonto,
tra un po’ la notte che mantiene gli uomini
nel mistero del suo mq,
quando i suoi occhi si dilatano
una nuvola inattesa e clandestina
clicca e acceca la luna.

Di questo incidente una bizzarra spia
è responsabile
— mezzanotte sottovalutata —
Il tiro dell’universo…

Dopo tali eventi,
il fatto che io sia di nuovo sola
è stato trascurato.

ΓΕΓΟΝΟΤΑ


Μόνη, ἐντελῶς μόνη,
περπατῶ στὸ δρόμο
καὶ πέφτω πάνω σὲ μεγάλα γεγονότα:
Ὁ ἥλιος σὰν ἐπειγόντως νὰ ἐκλήθη ἀπὸ τὴ Δύση
ἀφήνοντας ἡμιτελὲς τὸ δειλινό…

Σὲ λίγο ἡ νύχτα,
κρατώντας τοὺς ἀμφορεῖς τοῦ μυστηρίου,
τῶν ἰδιοτήτων της ἐπαίρετο,
ὅταν τὸ ρεμβῶδες μάτι της, τὸ φεγγάρι,
ἕνα ἀπρόδεκτο, λαθραῖο σύννεφο, πάτησε
καὶ τὴν τύφλωσε.

Τοῦ ἀτυχήματος τούτου
ἐπωφελήθηκε
κάποιος παράξενος κατάσκοπος
—τὸ μεσονύχτιο ὑποπτεύονται—
τὸ σύμπαν πυροβόλησε
καὶ τὸ ἄφησε ἀκίνητο…

Μετὰ ἀπὸ τέτοια γεγονότα,
τὸ γεγονὸς πὼς εἶμαι πάλι μόνη
παρελείφθη.


Ερήμην (1958)

*

III


ABISSO


Sopraffatta dal buio
che si è impossessato
della mia anima
ti porgerò testi asciutti
di chi brucia nel profondo
per le ferite mortali inflittami
mentre mi annullo in un vile crepuscolo.

Molti di quei testi,
leggerai, leggerai.
Niente diranno solo l’ultimo verso
Guardando tristemente al precedente
piangerà.

EΡΕΒΟΣ


Σκύβοντας πάνω
ἀπ᾿ τῆς ψυχῆς μου τὴ συσκότιση
στίχους ἰσχνοὺς θὰ ἐπιδείξω
ἀποκλεισμένους ἀπὸ ἀπρόσμενη κακοκαιρία
ποῦ πλήγωσε θανάσιμα
κάποιο δειλό μου λυκαυγές.

Πολλὰ θὰ λὲν οἱ στίχοι αὐτοί,
θὰ δεῖτε, θὰ διαβάσετε.
Ὁ τελευταῖος μόνο στίχος
τίποτε δὲν θὰ λέει.
Κοιτώντας θλιβερὰ τοὺς προηγούμενους
θὰ κλαίει.


Έρεβος (1956)

*

IV


TRASGRESSIONI


Cresco e vivo
clandestinamente
in spazi che gli altri
non accettano come reali.
Là io sosto e rivelo
Il mio mondo tormentato
là lo rappresento
con pulsioni ribelli,
là lo consacro
a un sole
senza forma, senza luce,
sempre uguale,
personale.
Là esisto.

A volte tuttavia
tutto questo gela.
E mi contraggo,
a forza torno indietro
(rassicurante)
nello spazio ammesso
e consentito
nella sofferenza terrena.

E mi contraddico

ΠΑΡΑΝΟΜΙΕΣ


Ἐπεκτείνομαι καὶ βιώνω
παράνομα
σὲ περιοχὲς ποὺ σὰν ὑπαρκτὲς
δὲν παραδέχονται οἱ ἄλλοι.
Ἐκεῖ σταματῶ καὶ ἐκθέτω
τὸν καταδιωγμένο κόσμο μου,
ἐκεῖ τὸν ἀναπαράγω
μὲ πικρὰ κι ἀπειθάρχητα μέσα,
ἐκεῖ τὸν ἀναθέτω
σ᾿ ἕναν ἥλιο
χωρὶς σχῆμα, χωρὶς φῶς,
ἀμετακίνητο,
προσωπικό μου.
Ἐκεῖ συμβαίνω.

Κάποτε, ὅμως,
παύει αὐτό.
Καὶ συστέλλομαι,
κι ἐπανέρχομαι βίαια
(πρὸς καθησυχασμόν)
στὴ νόμιμη καὶ παραδεκτὴ
περιοχὴ
στὴν ἐγκόσμια πίκρα.

Καὶ διαψεύδομαι.


Ερήμην (1958)

*

V


L’ALIBI


Ogni volta che vengo a trovarti
solo il tempo trascorso
da una visita all’altra è cambiato.
In caso contrario, come sempre
scivola dai miei occhi come un fiume
torbido il tuo nome inciso
Padrone del trattino
tra le due date,
affinché la gente non pensi che tu sia morto
senza battezzare il tempo della tua vita.
Poi pulisco le cacche appassite
aggiungendo fiori ai tronchi
un po’ di argilla rossa dove è stato depositato nero
e cambio, infine, il lumino alla lampada
con un altro pulito che ho portato.

Appena torno a casa
lavo a fondo lo sporco
lo disinfetto con candeggina
producendo orrende schiume caustiche,
mentre sono molto turbata.
Con i guanti sempre e mantenendo il mio corpo
a grande distanza dal piccolo lavandino
per non essere spruzzata da schizzi d’ acqua morta.
Gratto con la paglietta ripugnante
il grasso bloccato sull’orlo del bicchiere
e sul palato della fiamma opaca
mentre la rabbia schiaccia la passeggiata irregolare
di una lumaca, usurpatrice
della vicina immobilità.

Poi sciacquo e risciacquo con maniaca ossessione,
rumoreggia il tentativo di restituire il bicchiere
al suo primo e allegro uso naturale
quello di placare la sete.
Finché è completamente pulito, brilla
il mio ipocondriaco rifiuto di morire

mio caro, mettila pure in questo modo:
Quando mai l’amore non ha temuto la morte?

ΤΟ ΑΛΛΟΘΙ


Kάθε που σ’ επισκέπτομαι
μονάχα ο καιρός που μεσολάβησε
από τη μια φορά στην άλλη έχει αλλάξει.
Kατά τα άλλα, όπως πάντα
τρέχει από τα μάτια μου ποτάμι
θολό το χαραγμένο όνομά σου
– ανάδοχος της μικρούλας παύλας
ανάμεσα στις δυο χρονολογίες
να μη νομίζει ο κόσμος ότι πέθανε
αβάπτιστη η διάρκεια της ζωής σου.
Eν συνεχεία σκουπίζω τις μαραμένες
κουτσουλιές των λουλουδιών προσθέτοντας
λίγο κοκκινόχωμα εκεί που ετέθη μαύρο
κι αλλάζω τέλος το ποτήρι στο καντήλι
με άλλο καθαρό που φέρνω.

Aμέσως μόλις γυρίσω σπίτι
σχολαστικά θα πλύνω το λερό
απολυμαίνοντας με χλωρίνες
και καυστικούς αφρούς φρίκης που βγάζω
καθώς αναταράζομαι δυνατά.
Mε γάντια πάντα και κρατώντας το σώμα μου
σε μεγάλη απόσταση από το νιπτηράκι
να μη με πιτσιλάνε τα νεκρά νερά.
Mε σύρμα σκληρής αποστροφής ξύνω
τα κολλημένα λίπη στου ποτηριού τα χείλη
και στον ουρανίσκο της σβησμένης φλόγας
ενώ οργή συνθλίβει τον παράνομο περίπατο
κάποιου σαλιγκαριού, καταπατητή
της γείτονος ακινησίας.

Ξεπλένω μετά ξεπλένω με ζεματιστή μανία
κοχλάζει η προσπάθεια να φέρω το ποτήρι στην πρώτη
τη χαρούμενη τη φυσική του χρήση
την ξεδιψαστική.
Kαι γίνεται πια ολοκάθαρο, λάμπει
το πόσο υποχόνδρια δε θέλω να πεθάνω

ακριβέ μου — πάρτο κι αλλιώς:
πότε δε φοβότανε το θάνατο η αγάπη;


Ενός λεπτού μαζί (1998)

*

VI


INSERZIONI PUBBLICITARIE


Si chiede conferma di ricezione,
con infinita stima.
E luogo suggestivo.
Prezzi variabili secondo la durata del soggiorno.

Terreno in vendita in gran parte sconosciuto
prezzo non trattabile
e il tempo da trascorrere come gente comune.

Stile di vita su misura.
Informazioni fuori catalogo.

Ulteriori informazioni: indisponibili
Tempo: tutto

ΑΓΓΕΛΙΕΣ


Διατίθεται ἀπόγνωσις
εἰς ἀρίστην κατάστασιν,
καὶ εὐρύχωρον ἀδιέξοδον.
Σὲ τιμὲς εὐκαιρίας.

Ἀνεκμετάλλευτον καὶ εὔκαρπον
ἔδαφος πωλεῖται
ἐλλείψει τύχης καὶ διαθέσεως.

Καὶ χρόνος
ἀμεταχείριστος ἐντελῶς.

Πληροφορίαι: Ἀδιέξοδον
Ὥρα: Πᾶσα.


Ερήμην (1958)

*

VII


INVOCAZIONE


Quel giorno
Lascia che io creda alla mia storia:
Sono il vento malinconico della vita
E nel bel mezzo di una notte,
ieri me ne è rimasta una insensibile.

Andiamo con il tuo sguardo
sognando ad occhi aperti
con altra convergenza,
la notte mi sta scuotendo.

Andiamo
E se è destino, è più di questo,
quando sarà riscritto,
ora con una visione offuscata
è il nostro segreto implacabile,
è il tasso più consistente della mia amarezza
— che oggi noi siamo stranieri —
reciterò di nuovo il vecchio diritto su di te.
Siamo quelli che sono stati messi
su zattere inaffidabili
risplenderanno in uno dei morti.

ΠΑΡΑΚΛΗΣΙΣ


Αὐτὴ τὴ μέρα
ἄφησε νὰ σοῦ ἐμπιστευτῶ τὴν ἱστορία μου:
Μελαγχολικός της ζωῆς ἄνεμος εἶμαι
ποὺ νυχτώθηκα καὶ ἀπόμεινα σ᾿ ἕνα χθὲς ἀνάλγητο.

Ἔλα λοιπόν, καὶ μὲ τὰ μάτια σου,
ποῦ ῾ναι καταχνιὰ κι ἐνάστρωση,
τὸ σύθαμπο καὶ τὸ πρωὶ
σὲ μιὰν ἀλλόκοτη σύγκλιση,
ἀνάστειλε τὴ νύχτα μου.

Ἔλα
Κι ἂς εἶναι μοιραῖο πὼς ἀργότερα,
ὅταν ἀνάμεσά μας θ᾿ ἀναδεύεται,
σὲ ἀνυπόφορη μεγέθυνση,
τὸ μυστικό μας τ᾿ ἀδυσώπητο,
—πὼς σημερινοὶ εἴμαστε καὶ ξένοι—
μὲ τὸν ὑποβολέα τῆς πίκρας μου
παμπάλαιο κατευόδιο θ᾿ ἀπαγγείλω πάλι
στὶς ὧρες τὶς ἀγέρωχες,
ποὺ ἀνεβασμένες στὶς σχεδίες τοῦ ἀνέκκλητου
πρὸς ἕνα ἀδηφάγο αὔριο θὰ λάμνουν.


Έρεβος (1956)

8 Comments

  1. Ciao, vedo che ti interessi di poesia, io ho un sito nel quale scrivo poesie, mi farebbe piacere tu gli dessi un’occhiata e qualora dovesse piacerci, potresti supportarmi con i like e il follow. Grazie per aver letto il commento e buona giornata!.

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