Rosario Dipasquale – Poesie da “Condense”

La metrica delle circostanze non è che ubriaca 
E il ritmo regolare è solo leggenda: 
la scansione degli attimi è sincope e contrattempo 

Si ripropone la cerimonia dell’addio 
e il più lungo, e consueto seguito di sottintesi 
– illusioni sfibranti 
condensate a furia sull’orlo del distacco 
a reclamare un’esistenza qualsiasi – 

L’abitudine, quasi fatta, 
suggerisce un copione mai completamente digerito 
e, se non c’è strazio, certo, 
qualcosa graffia 

– I secondi vanno per le loro cadenze 
Infinitesimi di tempo al più alto potenziale 
(quasi tutto potrebbe) 
Fatalità, Normalità, sigillate da reiterata tensione 
Un’elettricità decisiva non si decide a scaricarsi 

Sarà la notte il nodo di massa – 

Poi una dissolvenza ci trascina in un ozio tiepido 
E tutto acquista un sapore interposto 
Tra il grigio e l’azzurro si disloca balorda 
la latitanza improvvisa di una primavera 
impastata senza sole 

E tutta un’altra serie di cerimonie 
reclama udienza 

(torniamo, dunque, a ricamare 
– ancora, senza te – 
l’ennesima sequenza di ore
sfilacciate…)

*

Cos’è questo dormire rauco,
lenzuolo steso come su di un prato
a cucire la notte con fili d’erba,
questo giorno agli altri?


Cos’è questo sentire solo latente,
che nevica ore sfrangiate
a riempire di bianco e nulla più
tutta una lontananza?


Cos’è questo canto probabilmente bellissimo
che mi si rigira dolciastro fra i denti
e non scocca
come dovrebbe
a spaccare cuori?


Cos’è questa insofferenza perfettamente slanciata
che non vieta alcuna gioia,
che mi spoglia respiri
e infittisce veli?


(Questo domandare al riparo da qualsiasi tentativo serio di risposta Arrancando poesia tra lamenti che affiorano
Questa chiarezza che puntualmente intuisco e puntualmente non vedo Questo passo quanto più possibile radente ai muri,


cos’è?)

*

Primavera febbrile
In un angolo di cuore ottuso
E rondini stridenti tramonti
All’ombra di sogni poco meno che soliti Ora cartolina
Ora mezzanotte
– comunque sorriso, nonostante tutto


Strozzandosi di polvere che torna
I puntini di sospensione
Tra rabbia di gola e penna stupore
S’avvera la ciclica cura del rimandare Il sonno arginato in maiuscole strette Noia di strade
Dove tutto quello che può accadere è un incrocio

Ovvero:
Della banalità di un imprevisto
Che meraviglioso manca l’inevitabile Un ultimo appuntamento
Con un’ultima, minuscola notte
– comunque di troppo, nonostante tutto


Attesa crocicchio
Disoriente
(fa ossa di speranze)


L’assedio di un’altra stagione:
Convalescenza poco all’erta
(ancora uno sguardo
per non andare in frantumi
ancora
una parola)
– comunque fuoco, nonostante tutto

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