a cura di Lorenzo Pataro
da Nell’ora dell’aurora (Pequod, 2023)
fotografia di Francesco Francaviglia
il cantico arrossato della casa azzera
nel pudore la più nuda espressione al
principio d’ogni era e s’era amore uno
stupore ché l’infinito bagliore nel viso
del nome è un piccolo girasole l’orma
d’incontrarsi con le labbra nell’aurora
a lato la parola un abbraccio avvicina
di noi tremando nel silenzio il verso e
le ciglia delle mani l’odore negli occhi
e sulla ferita la tenerezza del cuore la
privatissima domanda e tutto il resto
dai vicoli spiovuti al seno d’un andare
+
il silenzio dell’amore
le scarpe sul tetto della casa
pane nel pane
da bere una piccola fetta di vino
per tutta la tenerezza
lascia un segno di vita sulla terra
bagnata e di palermo la bocca
l’ovale dell’aurora
cade ancora una guerra
i mercati scomposti
fanno suono di campane
tremando a noi lo sguardo
la stessa stanza e la luce sempre
uguale della lampada arancione
la mia parte del discorso
tu che mi dormi sul seno
+
cade lieve l’alba di maggio
e ha odore di pane il vento
che piano sale dai sogni e
tu padre che sogni sorridi
per un bacio sussurrato di
nascosto da una figlia che
crede farti cielo nella casa
+
s’addormenta la bocca della luna sulla
spalla dell’aurora un tremito ha lieve il
mattino dalla guancia del silenzio orla
il tempo e il suo mistero com’è di Dio il
roseto nascosto nel nido della pioggia
+
arriva dal centro della casa la gioia
piccina del passero al mio mattino
soffiato nudocaldo sulla bocca ad
inesatta melodia perché dal niente
il batticuore possa prevedere l’aria
e l’altra volta ancora andata dentro
l’acqua dei tuoi occhi d’erba filata
i fianchi che mi smetto sinza ventu
spampinatu comu ciatu di sciroccu
ca tuttu pigghia e tace l’ombra per
delicata luminosità sulla soglia che
tremando scopre il seno della rosa






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