a cura di Lorenzo Pataro
da Diabàllo (Edizioni Volatili, 2023)
Non c’è più nulla. C’è un universo di parole che non riconosci. Progettualità, riqualificazione, grande investimento, triangolazione. Tavola rotonda. Campagna elettorale. Responsabilità. Comunità. Nuove tecnologie. Devi conoscere le regole. Devi abitare l’ingranaggio. Non sai farlo. Racconta una storia. Una storia di tutti. Così che possano leggerti. Non sai farlo. Tu stai nella fulminazione, nel trapasso, nel segreto. Non hai durata né sviluppo. Sei forma breve. Non hai il coraggio di Giuda: il tuo nodo è intonso, in bella vista. Sei memoria del non accaduto.
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Un sudamericano e un negro, c’era solo la fabbrica e la puzza di stabbio, sì ma giravano i soldi veri, invece adesso. Vedi anche loro come l’Angelus N. guardano indietro, ma non sono frammenti macerie sono quello che è stato e quello che resta. Tu la vita invece non la ami nemmeno la conosci, tu la vita la puntelli la perimetri, e mentre lo scrivo al tuo posto tu odi la tua pelle malata e l’allegria degli altri, sono cose mansuete fatte per ingrassare e poi un’esplosione, nient’altro.
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Haiti grida e affonda. Da te la luna è chiara gonfia severa. Tu la vita la odi perché sembra dirti ogni volta: continua. Tu invece misericordia, padre maledetto, sporco, vigile, mai nato. Ma non può immaginarti. Come la ruggine che non sa nulla del vento, i morti
nulla dei cani. Io invece conosco i tuoi fantasmi le tue vergogne. Le piazze esplodono di benedizioni battaglie traffici. Tu sei assenza, torace sfondato, sei altrove. Sei nella prigione. Sei i tuoi fluidi dispersi. Sei gola tagliata per favorire nessun vento nessuna nave. La guerra l’hanno solo immaginata.
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Venezia annega, un millimetro l’anno. Tuo padre polemizza col centrocampo della Juventus, qualcuno sta morendo, i giorni non sono giorni. La gloria vera è nella tenacia della gramigna, nel passo di Galadriel, nell’acqua lungo la forra. Hai scoperto una nuova pornoattrice. I tuoi sogni dicono che stai in basso, ma non come la terra, basso come i reperti come un seno invecchiato come un torso sbeccato. Le tue memorie ti fanno a pezzi. Invidi l’animale che ti lecca il polpaccio, è una femmina, i maschi sono violenti. Deglutisci, sorridi alla menzogna.
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Prospero si è impiccato. Brucia restando immobile lavforesta di Birnam. Crollano le fortezze. Madrigali dalle carceri. Neonati fuoriusciti dalla tana, e già l’orrore, e già corrono mostri tra i palazzi, e già gli uomini corrono al capestro. Nessuna profezia. Siete iene che trattengono il seme. E poi la meraviglia che scolora, l’esplosione, la scomparsa, il sonno nel minuscolo universo. L’origine, la fine. Si sono accorti della bestia che ti corre dietro. Sei solo nel congedo che aspettavi.






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