a cura di Nicola Barbato
i testi che proponiamo fanno parte di una silloge ancora inedita.
Questi non sono testi, ma sono chiodi. I chiodi come manifestazione, propria e impropria, volontaria e meno, di un portale.
L’accesso al mondo altro, o al mondo oltre, è indagato da diversi momenti di esecuzione dei chiodi: l’affissione – il momento in cui vengono battuti – la perforatura – la capacità di penetrazione – la fuga – la loro caduta.
Questi tre macro-momenti vengono intercettati in una pluridimensionalità, che eccede di uno il canonico meccanismo percettivo tridimensionale dell’umano: allo spazio, al tempo e alla profondità, si aggiunga la quarta dimensione della possibilità. a cui ci si riferisce o con il magma o con l’ombra.
Pensare alla caduta di un chiodo come l’inizio della genesi.
Rompe il silenzio e divide con la parola due verticali.
Ad esempio, il primo libro della genesi è possibile perché c’è chi esce dal silenzio. Infatti, la prima cosa creata non è il cielo o la terra ma proprio il silenzio: il primo elemento messo in opposizione.
Uscire dal silenzio come primo fenomeno di generazione.
Ecco, il mio è un mondo fatto di chiodi che escono, entrano, bloccano, accedono e danno accesso.
Un mondo che chiamo “Mm”.
Mm
Non mi funziona qualche chiodo nel cervello.
Mm
Questo è un chiodo:
affiggere possibilità attraversando
ciò che la materia riscatta nel tempo.
Con una manciata di chiodi puoi
affiggere
la tua ombra alla parete.
Mm
Un passero intona un requiem a mia madre.
Un foglio di carta
taglia la luce. Giocano
alla campana con i bossoli,
una Madonna su tela non ha volto
e scoppia. Una spina vola via.
Mm
Rintocca la mezzanotte. L’esistenza è solo
un tempo, la grammatica una successione
di conseguenze: questo troverete
sul mio epitaffio.
Mm
Una successione di immagini affisse, Dio
sta dormendo nella ripetizione. Mio padre desidera
il Tempo libero, ha un occhio
obliquo. Il filo di ferro a Nord-Est perde delle volte
gocce di sangue sulla grafite come il ghiaccio
in un cupo rituale. Sembra ti cadano
addosso degli orologi.
Mm
Volevo scrivere pensieri
perpendicolari, l’istante che ha vinto
il tempismo. Vorrei
scolparmi ma non ho
chiodi nelle tasche.
Mm
Nel giorno del giudizio un calendario cancella
la data. Le lancette ignorano i numeri pari, guardo
mio padre lavarsi il Nero. Datemi denti
e un suono per ringhiare.
Mm
Ti toglierei i quadri dai chiodi,
inciderei strane parole, quelle antiche.
Canterei inni come omelie
predicanti grida di corde di violino
e aspetterei che le candele si spengano
per passarti i chiodi sulla coscienza.
Ho gli occhi chiusi tu non puoi vedermi.
Ti toglierei i chiodi dai quadri,
lascerei frantumare ogni memoria
straripare l’oltre dai fori,
che la materia ci anneghi.
Nulla si può fare
quando un chiodo batte
il pavimento.
Ha riso e l’ha risolta.
Le candele soffiano, ora, la mia ombra
alla parete. Spezzare i chiodi non è
il mio mestiere. Guardami
domino la luce.
Mm
È il martello che mi fissa il chiodo
o sono io che mi fisso il martello?






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