Nicola Grato – Due inediti da “La parola padre”


Settembre 2009

la borsa verde che avevo portato
in ospedale colma di verdura:
farti vedere toccare annusare
le melanzane, i peperoni rossi
certo che ho fatto i fossi per le zucche
mentre scavavo mi sentivo vuoto,
come svuotato di terra e di cielo‒
come la terra fatta dai lombrichi
sminuzzatissima nera ammucchiata
come le viti raccolte nel sonno
dopo vendemmia, come il magazzino
che chiamavamo cantina che aveva
al centro un pozzo fondo, c’eri tu
con quell’amico seduto a spiumare
i colombacci, e parlavate piano
(ti raccontava dei lupi il tuo amico
che gli raspavano dietro la porta).

Una spiga nel maggio 2009

gli innesti che portavi
nel tascaepane verde
e una lepre raminga-
tempo al tempo, luce
del cosmo in un secchio
di plastica sbiadita;
il pruno attecchì a fatica,
non il mandarino nano
dono di Enzo che se ne andava-
una spiga il ricordo,
una canzone antica.



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