Vera D’Atri – Una poesia

Separarsi da un tutt’uno immaginario,

sia esso scintilla o autunno in diradare.

Veder ghiacciare il sole tra i rami di sambuco

affinché bianche divengano le vene.

Custodire il suono del cielo

nell’edera che sale, nascondervi l’ipotesi

del poter venir via ogni volta dall’incastro senza

precipitare nell’ultimo quarto di sgomento.

Inseguire la fuga dei minuti e per questo

alzarsi di notte nel tentativo di riprenderli. Scrivere

al buio, ché il buio non fa male e la sua informe

realtà rende geniali.

Così sognare di restituirsi, di comunicare

col mondo senza parlare. Intercettare gli angoli

della stanza e cancellarli, poi lentamente sbrigliarsi

fino alla gioia.

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