Nicola Barbato – Ai miei assassini

La piaga è l’unica eredità,
nacqui scisso e crebbi con la speranza
del ritorno ma non approdai,
mamma, alle tue guance bagnate;
papà, mi affidasti il coltello per mangiare o ucciderti?

Le vostre braccia non le riconosco.
I calli sono storie di romanzi
lasciati lontani dalla culla.
Le grida furono il carillon,
I piatti lanciati tagliano le fondamenta.

Mamma, le tue ossa consapevoli
dell’argine, non vi tengono insieme
come non siete stati mai,
ma nemmeno attaccati nella retorica dell’unione.

Ma mi sentivo figlio.
Ora passatemi il grado di pastore,
condurrò capre sterili alla mattanza,
brinderò alla necessità del taglio:
la placenta fu la prima gabbia.

E nell’ultima mi sbatteranno i figli
quando vedranno che vi somiglio,
ma mi strapperò le labbra, madre
e mi taglierò il naso, padre:
combaceranno solo nel pianto.

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