Giovanni Sepe – Due poesie da “Il peso della luce”

Occasione

Penso alla morte come a un’ ombra sola
che cade floscia tra le rose nuove,
un velo opaco sui mirtilli bruni.
Penso a una voce fioca nelle vene,
lenta come una sera in solitudine
mentre la luna pullula nel cielo.
Penso alla morte e piango silenzioso.
Morire insieme al seme e ai girasoli
farebbe della morte un’occasione.

*

A mia madre
Non avrei altro intorno,
se non fosse necessario
ripararti il cuore,
che pareti e miserie.
Faccio il gioco del ditale
disertando questo spazio gelido.
E mi ritrovo a inseguire la memoria
e il ritmo del pedale
di una vecchia Singer,
dipanare cotone e speranza
ticchettando melodia.
Mentre m’incuriosiva vedere
quale prodigio celavano
quelle mani farfalla
che volavano in casa
su ogni cosa acerba,
trovandoci miele.
Ora che i vestiti non si rammendano
e le tue mani tremano
come farfalle impaurite

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