Francesco Russo – Cinque poesie da “Poesie della ricucitura”

A tavola spezza il pane

e nel piatto piccolo la grande ombra:

padre, non vedi che non ho

lo stomaco? Il pezzo

è più grande di me. Padre

non vedi che ho le vertigini

per il tuo taglio?


Il bambino conosce la tragedia

della fame, da stigmate

del verso ritorna l’assenza

della madre.


*


Ho calli troppo aridi alle mani

e un coltello fitto che trattiene il basso

di essere padre. Come fare

per dare il giusto ritmo alla parola

che in ogni parte insinui una disfatta

minore?

L’uomo conosce le ali della madre

silenziose in una veglia da martire:

il ramo si piega ma l’ago di pino

è trasparente e non ha voce.


*
Il gioco di invertire il silenzio

dall’ago al filo.


Questa maglia è tua – sussurrò –

è tua e puoi scucirla

in una sillaba di compassione

per un segno di redenzione.


*


Ho rivolto le mie preghiere alla terra

al sole alla finestra a tutti i miei

tronchi di guerra

tronchi sordi di guerra.


Quando imparerai? Quando

capirai che non c’è pietra? Pietra

a rispondere al primo

bisogno d’adunanza.

M’invidiano le madri sterili

ed io invidio i loro figli innati

nei sogni a non concedere

vita a dovere.


*


Marina vorrei romperti il bacino

nell’antefatto di stare lontani.

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