Danilo Luigi Fusco – Due poesie da “Trenodia”

I –

Felice ho visto anche il mio nome
pagato in esergo al prete perché mi desse
abiura a quelle lettere in mezza sineddoche
di firma. Cercavo l’urbano orbo a portarmi in
nuova Chiesa ché addestrasse pensieri e cani.
Era una villa sepolta dove dormivi, Donna
sotto un balcone a forma d’abside gocciolano
grondaie nere d’acqua benedetta a inchiostro.
Voluta l’arte è il fascismo dei buoni
soltanto un duce ripete l’arroganza
onnisciente delle muse: è giusto il
dettato a dire dittatura di parola giunta
sei in ispirazione a privato diritto
del pensiero quando si scrive a guisa di
salvare il mondo educato il parlamento –
è la secessione sull’Elicona. Non
ha bisogno il verso di parere di popolo.
Parli risoluta a Manifesto quando per
le stampate menti invochi movimenti
all’editto delle tue ciglia al scrutare placide
persecuzioni, che esista un reale a resisterti?
Invadi invasato il mio animo pirrica.
Sei nei perché curiosi i quesiti dei figli
ai genitori; giammai in noia la prole mostra
il Bene a priori di contrazioni brevi o lunghe
alla ginecologia cruda come per la poesia
la bella e buona figlia dell’Estetismo fascista.
Orazio scrisse lettera al libro scostumato
doveva cartaceo comprendere le sudate dita
di masse alla lettura. Ah, le coscienze umane
piatte dopo il sole d’Eratostene eppure di parto
premature perché a Siene la culla è vuota
ora una silloge piange orfana di figlia: oggi
tu madre di materia l’annunci, Bianca Calliope.

– II –

Eraclito sa di luce nello scivolo lucido
nella conca vuota di midollo incornato di cervo
nella sua sete posto a svernare sopra
il lago bloccato in un palindromo gioco
di sbuffi tra tartufo e ghiaccio a segnare
grafemi sulla condensa cotta a cacciatora:
lento il respiro d’Atteone il quadrupede
forse scriba se sulle stille immobili stilo ruppe
anche cera d’ingrediente per favo senza miele.
E mentre l’acqua futura estiva scorre
per Logos anzi tempo prematura assaggia
l’umidità unica bevuta e crede cantina
di idria e cantaro ceramico. Confonde dono
e dolo ringraziati gli dei belli non feriali –
natura rotta di aggettivo da semantica
sbagliato, donastica per elencazione. Eresia
eccola in terapia avendo camminato per
scarpe prive di calzini: i pedoni Eutiche e
Apollinare a Laodicea e Pozzi Antonia.
Nello stomaco l’animale s’accorge errore
del grazie rivolto in chi è immeritato amore
così a dispetto digiuna finta allergia da grano:
Questo potere di Parola la Sposa divina da festa
misera che s’arma in testa corone a fieno.

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