Mario Famularo – Tre poesie da “Favēte Linguis”

l’utilità del vaso sta nella sua capienza
in quella sua funzione di comprendere e raccogliere
di farsi intermediario di cose in fondo semplici

è vero può cadere frantumarsi e l’entropia
di certo non consente una ricomposizione

bisogna fare il vuoto valorizzare il nulla
che intorno ha prevalenza
su tutte quelle cose che sembrano impedirlo

e poi ad ogni caduta
ricostruire ancora

per trasportare il nettare
di quell’imperfezione che conserva le fratture

*

vedere in una madre il rifiuto
del neonato
il cucciolo che cerca nutrimento

sorpreso dallo scarto
violento indifferente
guaito senza voce che non trova
approvazione

la scienza ha l’impudenza della logica
sostiene
che un più alto istinto vede in lui
l’insufficienza
maggiore propensione a deperire
l’infezione

posso esserti fratello
accoglierti, sfamarti
ma il morso originario e più crudele
l’abbandono

lo porteremo in petto fino all’ultimo
sospiro

*

osserva la bellezza della contaminazione
lo sguardo ha consistenza
rimodula gli oggetti
per quanto questa terra sopravviva senza
l’uomo
si lascia modellare da quest’indole
infestante

dovremmo ricalcare la pazienza
delle cose
la calma remissiva del pianeta
che si arrende

le arterie quasi occluse da
metastasi d’acciaio
il derma soffocato
il cuore, le risorse
devastate dalla fame

di cosa poi
agiatezza, benessere, piacere
istinto o forse
noia

quest’uomo senza pace
è il cancro della terra

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