Carlo Selan – Tre inediti

Queste poesie si compongono di due parti testuali (come si può facilmente intuire a livello visivo), una formata da un gruppo di versi estrapolati da vari componimenti contenuti nella raccolta Umana gloria (Mondadori, 2004) di Mario Benedetti (la parte scritta con un font più grosso di modo da risaltare graficamente) e un’altra costituita da versi creati dall’autore e collocati all’interno dello spazio della pagina come fossero una nota alla parte precedentemente descritta (quella dei versi di Bendetti).
L’idea è quella di rendere esplicito da una parte un modello stilistico e letterario preciso, dall’altra un filtro intellettuale, un “essere pensati” dai concetti e dalle scritture elaborati da altri. È come scrive Benedetti, «Nella mia prospettiva tante cose non sono solo guardate (perché anche mio padre guardava le stelle), ma rimodulate da scienziati, da poeti.»

*

A S. (quello che ti dicevo)

«Era perché non poteva restare niente di tutto questo
che gli occhi facevano i matti […]»
M. Benedetti

Mi sei sembrata stanca, non so come dirti
sfioravi soltanto e qui che si vive
mi sedevo un po’in parte nei marciapiedi,
il cappotto usato, gli occhiali sporchi,
mi sei sembrata quando svegliarsi ancora
di luce a novembre, ancora caldi, ancora ieri
e poi come guardarsi, il mio sguardo nel tuo
e non partire. E non c’era un bisogno di pensare
e queste poche cose e gli anni trascorsi,
capitava la casa nuova, l’appartamento,
non si sapeva spiegare.

Si stava come poco difesi,
si diceva come quasi per scherzo
«è bello qui», «mi sembri invecchiato»,
«forse dovrei bere di meno»,
«ricordati domani di non fare troppo forte,
ricordati, ricordati, se puoi prova a non svegliarmi».

*

Da Per mio padre

«Sta solo fermo nella tosse.
Un po’prende le mani e le mette sul comodino
per bere il bicchiere di acqua comprata,
come tanti prati guardati senza dire niente,
tante cose fatte in tutti i giorni.
[…]»*

* È strano poi, anche le parole capitano,
succede che ad aprirsi il vuoto grande,
la casa venduta, dopo trovarsi,
dopo anni, dopo l’università,
succede che le cose finiscono
succede la vita un po’in parte, sai,
un po’distante, è non sapersi più capire.
Manca la voce anche, manca la voglia,
manca chi ti guarda aspettare la fila
alla cassa di quel supermercato,
il giorno dopo sapeva di pace finalmente, di pace
ancora. Come lavarsi le mani, stavolta,
con gesti lenti e raccolti, senza fretta
con l’acqua, l’ha già scritto qualcuno,
con l’acqua comprata.

*

Da Che cos’è la solitudine.

«Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.
[…]»*

*Poi se ti sembra ti spiego e si parla poco
perché distrarsi e dire o riprendersi e guardare
«sto guidando, chiamalo tu» chiama mio padre.
Non si ricorda, siamo nati noi e non si ha memoria,
è questa cosa che sembra, come dire, tu mi racconti
tuo nonno teneva sempre la radio aperta in casa
a Olomouc. Mi guardi? Mi vedi che ti sento parlare?
Qualcosa perdi e poi scrivi, si scrive e si lascia in parte una vita,
ricordo sembravi con i capelli tagliati un po’corti di lato, eri bella.

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