Gisella Torrisi – Due poesie

Su terre arginate da sale ho riso
e grano, santo del manto dolore
che dell’aspettare era denso il cielo
fecondo come questo grembo e radici
e boschi anche tu davanti all’indice
ha dato becco e ali e sanatorie immuni

e ridammi contagio umano, terra libera che domani è santo nel antico ieri
dove l’erba sonora rigogliosa circonda
distruggerà ogni muro che la pone ferma
dal vaso innocuo del bicchiere s’alza

*

La mente sottile

Traverso indomabile il fruscio del vento
ti cerco e scrivo con la punta delle dita

sei l’anarchia e la libertà degli sconfitti

nell’altezza di un urlo non ancora deposto
per ricordarmi di quando per lotte invisibili
ti dissi della piega, le maschere di chi poco
dice molto di amarmi con sfuggevoli sguardi
e non importa se restai a galla e l’acqua è bassa
ti chiedi: senza neanche un tuffo cos’è l’amore?

E com’è possibile comprendere giorni che annego?
Il fischiettio che striscio m’alzo rende penetrabile
dalla serranda anche l’anima di questa sirenetta
rinchiusa al quinto ma d’io là fuori insieme a te
riporti oceano e pace a disintossicarmi l’orrore

le bugie non sono decodificabili; la mente s’arresta
ma tu scarcerami che sono nata anarchica e sirena

con corpo che già dal Bardo fu pronto per amarti
come faccio fra silenzi a dirti magari cadrà il cielo
e magari per dislivello non ti darò le lettere
ma sotto la porta sentirai la mente sottile
passare e amarti perché fui madre
in chissà quale vita, figlio.

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